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Biodigestore, Antonini (Lega):
«Stop alla procedura
e ascolto dei sindaci»

PICENO - Il consigliere regionale è il primo firmatario della mozione della maggioranza che approda in Consiglio: «Si sospenda il procedimento»

Andrea Antonini, ascolano e consigliere regionale della Lega, è il primo firmatario del documento della maggioranza che approda martedì 16 febbraio in Consiglio. Riguarda il tanto discusso biodigestore di Force, in località San Salvatore . «L’Ata – dice – sospenda il procedimento per ascoltare gli amministratori locali e predisporre un piano rifiuti adeguato».

Andrea Antonini

Il documento è sottoscritto da altri consiglieri della maggioranza come Andrea Putzu, Jessica Marcozzi, Giacomo Rossi, Andrea Assenti e Marco Marinangeli. «Noi ci muoviamo a tutela del territorio, ma è una questione che deve risolvere l’Ata di Ascoli – spiega Antonini – non prima di aver coinvolto gli amministratori locali, il cui ascolto è fondamentale. Eppure questo non è stato fatto, basti vedere il malumore dei Comuni della Valdaso».

Nella mozione i firmatari spiegano come la Regione dia un parere meramente tecnico, mentre il via definitivo tramite il Paur (Provvedimento autorizzativo unico regionale) spetta a Palazzo San Filippo (sede della Provincia di Ascoli, ndr).

Palazzo San Filippo

«Devono però sentire i sindaci e per questo – prosegue Antonini – chiediamo di soprassedere a questa chiusura. Occorre una pianificazione che la Provincia deve attuare mediante l’adozione del Piano di ambito di gestione rifiuti – prosegue l’esponente della Lega – che preveda, allo scopo di una loro riduzione, anche la realizzazione dell’autocompostaggio mediante una adeguata politica di sensibilizzazione. Inoltre, occorre una calibratura idoneo delle tonnellate da ospitare, misurato sul reale del fabbisogno annuale del territorio».

«Risulta necessario – prosegue – per le Marche, in particolare per le province di Ascoli e Fermo, dotarsi di impianti che trattino la Forsu valorizzandola ad esempio producendo biometano. In questo modo si minimizzano gli impatti odorigeni, rispetto a quanto avveniva con gli impianti di compostaggio, e si riducono le emissioni in atmosfera, immettendo direttamente nella rete gas il biogas prodotto senza bruciarlo in generatori per produrre energia elettrica ed immetterla nella rete elettrica».




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