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Biodigestore di San Salvatore,
parte la raccolta firme:
«No allo sfruttamento della valle»

FORCE - In tutti i comuni interessati attivi 150 volontari dell’Associazione di Tutela e Valorizzazione della Valdaso pronti a ricevere le sottoscrizioni dei contrari all’impianto. Il presidente Sciamanna: «Rischio inquinamamento dell'aria e delle acque»
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Il presidente dell’associazione, Luigi Sciamanna

Questione biodigestore, arriva anche il parere negativo dell’Associazione di Tutela e Valorizzazione della Valdaso.

Realtà nata nel 2010, apolitica ed inserita nell’albo delle associazioni regionali per l’ambiente, nei due lustri di vita mandati in archivio la stessa ha già sposato e sostenuto diverse tesi a difesa del contesto naturalistico.

Ed ora, con il progetto inerente l’impianto che dovrebbe sorgere nel territorio di Force, frazione di San Salvatore, eccola nuovamente a spendersi sul campo per sensibilizzare istituzioni e cittadini di competenza sulla querelle che caratterizza fortemente l’attualità della Valdaso.

L’associazione ha organizzato perciò un’imponente raccolta firme itinerante, partita domenica scorsa, che si concluderà a fine mese, precisamente il 28 febbraio. Sono quindi più di 150 i volontari pronti a ricevere, per tutti i comuni interessati, i cittadini propensi a sostenere la causa, sottoscrivendola.

Uno scorcio della Valdaso

«No al biodigestore, perché trattasi di un impianto enorme e non compatibile con le capacità e necessità del territorio -spiegano dall’associazione-. L’impianto a pieno regime lavorerà, ogni giorno, circa 186 tonnellate pari a 68.500 tonnellate annue di rifiuti organici solidi e liquidi, tra i quali anche quelli di allevamenti zootecnici relativi a mucche, maiali e pollame. Un’enorme quantità di rifiuti che arriverà da ogni territorio della regione, ed anche da fuori regione».

«No, perché l’aria pura e salubre della valle, che determina la qualità della vita, dei prodotti agricoli e attrae un numero infinito di turisti che riempiono i tanti agriturismi e b&b della zona, verrà inquinata dalle sostanze che si libereranno nell’aria nelle fasi di lavorazione dei rifiuti organici, arrecando danni alla salute, all’agricoltura e al turismo -è la conclusione-. No perché l’impianto, previsto in prossimità del fiume Aso, ha l’altissimo rischio di poter inquinarne le acque, che di conseguenza danneggerebbe l’agricoltura, la flora, la fauna, il mare e le sue spiagge. No, perché tutta la viabilità della valle sarà sottoposta ad un enorme aumento del traffico pesante, stimato in 5.000 camion annui in andata ed altrettanti al ritorno, con incremento dello smog ed una forte usura delle strade provinciali della Valdaso, già di suo molto deteriorate».




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