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Dove ricostruire Pescara del Tronto:
«Una parte va delocalizzata a Piedilama»

ARQUATA - A dirlo Patrizia Marano, presidente di "Iostoconpescaradeltronto", associazione dei familiari delle vittime del 24 agosto 2016, reduce da un incontro dove sono state proposte due soluzioni. «Tornare a Pescara ci riporterebbe ogni volta indietro alla notte del terremoto»

Dove ricostruire Pescara del Tronto: l’argomento è stato al centro del secondo incontro per i piani attuativi che si è svolto ad Arquata ed al quale hanno partecipato i tecnici del gruppo Mate Boeri, il Comune di Arquata e le associazioni degli abitanti.

A parlare, al termine di quello che è stato un acceso dibatti, Patrizia Marano, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime del sisma del 24 agosto 2016: «Ho sempre pensato in questi anni difficili che la ricostruzione di Pescara del Tronto avrebbe dovuto rappresentare un momento di rinascita sociale, la rivincita della vita sul terremoto devastante che abbiamo subito, un momento di unità e di condivisione.
Oggi più che mai, penso ancora che questa sia la strada da percorrere, che questa debba essere la nostra stella polare, superando le sterili polemiche e le divisioni ad ogni costo.

Nell’odierna conferenza ci sono stati indicati i due siti, scelti dai professionisti incaricati per ricostruire Pescara del Tronto. Si è tenuto conto della valutazione tecnica ma anche delle preferenze dei cittadini, giungendo quindi a riposizionare sulla provinciale una parte del paese e a delocalizzare a Piedilama gli edifici i cui proprietari hanno espresso la volontà di ricostruire lì.
E’ noto che gli iscritti all’associazione che rappresento hanno da sempre espresso la volontà di delocalizzare le proprie abitazioni a Piedilama. Ora la palla passa al Consiglio comunale di Arquata per approvare la delibera che rende operative le due scelte del Gruppo Mate Boeri.
Non si può aspettare ancora , il tempo ha un valore e bloccare tutto per incomprensioni politiche potrebbe far cadere nell’oblio l’intera ricostruzione, spero che non accada.
Inoltre vorrei ribadire che l’unitarietà dell’intervento edilizio serve a ricucire il tessuto sociale di una comunità, le radici di borgo esistono solo nei rapporti umani esistenti tra gli abitanti e non nei volumi degli edifici posizioni nello stesso sito.
Nell’associazione rappresentiamo i familiari delle vittime del sisma, donne ed uomini provati da un dolore indicibile che il tempo purtroppo non può cancellare. Le nostre vite il 24 agosto 2016 sono state stravolte ed abbiamo dovuto ripensare e ricostruire il presente giorno per giorno, tornare a Pescara ci riporterebbe ogni volta indietro alla notte del terremoto.

Questo è il motivo per cui vogliamo essere delocalizzati a Piedilama, non credo sia difficile da comprendere. La nostra richiesta di ricominciare altrove non può considerarsi un privilegio, ma una necessità a cui segue il riconoscimento di un diritto.
Infine voglio ringraziare il sindaco Michele Franchi per l’incessante lavoro svolto, il consigliere comunale di Piedilama per l’affetto dimostrato e tutto il consiglio comunale, i professionisti del gruppo Mate Boeri per la passione che ci trasmettono facendoci sentire parte di un progetto comune.

Spero che il fattore tempo sia considerato nella giusta misura, aspettare ancora per iniziare la ricostruzione segnerebbe il fallimento di uno Stato troppo spesso assente».

Ricostruzione di Pescara del Tronto: «Delocalizzare à la scelta più sicura»




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