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Ricostruzione, l’appello delle associazioni:
«Momento delicato, no a indecisioni»

ARQUATA - La lettera rivolta ai consiglieri comunali in vista dell'approvazione del Documento direttore, prevista per metà giugno: «Qualsiasi ritardo potrebbe pregiudicare un percorso che si profila ancora lungo e laborioso, e nulla potrebbe giustificarlo agli occhi di chi aspetta da cinque anni»

Ricostruzione di Pescara del Tronto, le associazioni scrivono al Consiglio comunale. Perché il timore, fondato, è che il processo avviato con fatica, che oggi sembra aver preso la strada della concretezza dopo quasi 5 anni di immobilismo, venga di nuovo inevitabilmente a impantanarsi se non verrà approvato il Documento direttore.

La distruzione di Pescara dopo il sisma

L’appello al senso di responsabilità, dunque, è chiaro: «La fine dello stato d’emergenza e il decadere dell’esistenza stessa di un commissario straordinario, alla fine del 2021, potrebbero già da soli segnare il destino di Arquata, se alcune  procedure fondamentali, per quel momento, non fossero già ben avviate. Solo per fare due esempi, diventerebbe ancora più difficoltoso, a quel punto, arrivare alla stabilizzazione dei tecnici necessari alla ricostruzione e sarebbe compromessa, forse irreparabilmente, l’opportunità offerta dai Programmi Straordinari di Ricostruzione, che sono prerogativa del commissario e che non riuscirebbero ad armonizzarsi ai Piani Attuativi. Se il cronoprogramma stabilito dovesse saltare, non solo per Pescara del Tronto ma per tutte le frazioni perimetrate sarebbe troppo tardi. L’approvazione del Documento direttore nei tempi prefissati, cioè a metà giugno, è la prima e ineludibile condizione per avviare le procedure fondamentali sopra elencate».

A firmare il documento rivolto ai consiglieri sono le associazioni “Pescara del Tronto 24/08/16”,  “iostoconpescaradeltronto”, Associazione proprietari Arquata del Tronto capoluogo,  Associazione proprietari frazione Piedilama di Arquata del Tronto, Associazione proprietari immobiliari frazione Pretare, “Capodacqua viva”,
“Alba di Vezzano”, Comitato Ricostruire Tufo, “Arquata Futura”, “Piè Vettore”, “Arquata Potest” e  Comitato Insieme per ricostruire Camartina.

Arquata del Tronto

«Con l’approvazione da parte del Documento direttore, si fisseranno le linee guida per i Piani Attuativi delle sette frazioni perimetrate -continuano-. Da quel passo ne seguiranno serratamente altri, primo tra tutti la partenza effettiva degli stessi Piani Attuativi. A tutti sta a cuore il destino di Arquata e delle sue comunità. E tutti sappiamo che il bene delle comunità, a quasi cinque anni dal 24 agosto del 2016, coincide più che mai con la maggior accelerazione possibile di quanto resta da fare, che è ancora tantissimo, per di più in un periodo di gravi incertezze economiche, destinate a permanere e, temiamo, ad aggravarsi nei prossimi mesi».

«Vogliamo esprimere la nostra preoccupazione, perché temiamo che quanto avvenuto nel corso della seconda presentazione degli scenari relativi a Pescara, lo scorso 31 maggio, venga strumentalizzato per ostacolare o peggio interrompere il percorso definito -vanno avanti ancora le associazioni-. Tutti noi siamo d’accordo nel considerare gli scenari che sono stati delineati dal Gruppo Mate-Boeri come positivi e rispondenti alle volontà emerse dal sondaggio, che ha chiaramente espresso le preferenze dei proprietari di Pescara. Riguardo ad alcuni fisiologici punti di possibile miglioramento, a Pescara e nelle altre frazioni su singoli particolari degli scenari generali di ricostruzione, pensiamo che essi siano certamente affrontabili e valutabili strada facendo, nello svilupparsi dei Piani Attuativi in un confronto rafforzato. Le associazioni delle frazioni coinvolte hanno prodotto e produrranno osservazioni e proposte in grado favorire e orientare al meglio questo percorso».

«È importantissimo che si arrivi il prima possibile, cioè nei tempi fissati dal Comune, all’approvazione del  Documento direttore che il Gruppo Mate-Boeri si accinge a consegnare -è la conclusione-. Qualsiasi ritardo potrebbe pregiudicare un percorso che si profila ancora lungo e laborioso, e nulla potrebbe giustificare, agli occhi di chi aspetta da cinque  anni, il fatto di correre il rischio che quel percorso s’inceppi per chissà quanto tempo ancora».

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