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Macerie pubbliche agli sgoccioli,
rimosse oltre 900.000 tonnellate
Il problema di quelle private

SISMA - L’assessore alla ricostruzione Guido Castelli: «Insieme al commissario Legnini abbiamo chiesto al Parlamento di derogare ai limiti sui quantitativi di deposito autorizzati e abbiamo preso contatti con i più grandi driver della costruzione pubblica per chiedere di utilizzare gli aggregati riciclati». Il punto della situazione. Ad Arquata rimossi finora 385.016.667 chili di materiale
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di Monia Orazi

 

Sisma, macerie pubbliche ormai agli sgoccioli, con circa 900.000 tonnellate rimosse secondo i dati regionali su un totale di 1.130.000 tonnellate. Di contro la rimozione delle macerie private è ai nastri di partenza, 4.250.000 tonnellate da rimuovere con i siti di stoccaggio temporaneo che sono in difficoltà.

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Deposito di macerie

La Regione Marche sta correndo ai ripari su due fronti, come spiega l’assessore alla ricostruzione Guido Castelli: «Stiamo agendo sul sintomo e stiamo programmando la cura completa. Agire sul sintomo vuol dire verificare con attenzione qual è la situazione degli impianti che soprattutto nel maceratese sono già un po’ in difficoltà – spiega – Lo stiamo facendo in due modi: abbiamo chiesto al Parlamento insieme al commissario straordinario Legnini di derogare ai limiti sui quantitativi di deposito autorizzati. Siamo in attesa di capire se il decreto sostegno bis disporrà questa deroga, in più stiamo collegandoci giornalmente con tutti i siti di deposito, attraverso Confindustria per capire quali sono le capacità di abbancamento, quasi giorno per giorno perché è necessario per un monitoraggio. Questo per risolvere il problema».

Con un emendamento al decreto sostegni è stata richiesta sino a tutto il 2022 la proroga delle misure per incentivare il recupero di rifiuti non pericolosi prodotti da attività di ricostruzione e demolizione e l’aumento dal 50% al 70% dei limiti dei siti autorizzati per il deposito delle macerie private.

Macerie nell’Arquatano

L’altro fronte di azione è quello di utilizzare i materiali pietrosi della lavorazione delle macerie nei lavori pubblici.

«Abbiamo preso contatti con i più grandi driver della costruzione pubblica, società Anas, Ferrovie dello Stato, Quadrilatero per chiedere di utilizzare gli aggregati riciclati in maniera tale che quando ricostruzione privata e pubblica staranno letteralmente macinando macerie, ci siano grandi quantitativi che possiamo dirottare subito sulla ristrutturazione della Orte Falconara, sull’ultimo miglio di Ancona -continua Castelli-. Ci sono belle novità perché ad esempio recentemente il Comune di Ancona, che deve intervenire in un’area della vecchia frana, e ha detto che nel 2023 avrebbe bisogno di utilizzare 500.000 tonnellate di materiale, ci stiamo facendo già un protocollo quindi agiamo sul sintomo e programmiamo il futuro».

Per le macerie pubbliche i siti di deposito temporaneo sono gestiti dal Cosmari: si tratta dell’area ex Unimer di Arquata del Tronto, di un ex capannone industriale a Monteprandone e dell’impianto costruito appositamente accanto al Cosmari, a Piane di Chienti di Tolentino.

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L’area di smistamento nel Cosmari

Si tratta di impianti costati oltre 5 milioni di euro, mentre Arquata e Monteprandone torneranno a privati, l’impianto di smaltimento al Cosmari costato 3.800.000 euro al momento non si sa se e come sarà utilizzato. Essendo Cosmari un soggetto pubblico che ha avuto l’affidamento diretto in house del servizio di rimozione e smaltimento macerie delle province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno, l’impianto non potrà essere utilizzato per le macerie private, a meno che non si faccia una gara con affidamento della struttura ai privati, strada seguita dalla Regione Lazio ad esempio.

I siti di deposito temporaneo delle macerie private sono 21 in provincia di Macerata, 13 a Fermo, 11 nell’ascolano. La differenza tra macerie pubbliche e private sta nella qualifica del materiale, che rende le macerie private assimilabili ai rifiuti speciali, ma soprattutto nei costi di smaltimento.

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Il direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli tra le macerie del sisma pronte ad essere trattate

La Regione da contratto di servizio ha pagato a Cosmari 50 euro a tonnellata per rimuovere e lavorare le macerie pubbliche, per i privati i costi di mercato si aggirano a 16 euro a metro cubo di materiale, comprensivo del costo di demolizione.

Una notevole differenza di prezzo che rende meno appetibile il costo di smaltimento per i privati. Resta da chiarire l’aspetto della contabilità separata, tra gestione macerie e gestione ordinaria dei rifiuti, prevista anch’essa nel contratto di servizio, mai attuata da Cosmari. L’ente inoltre non ha redistribuito i proventi della selezione dei materiali delle macerie, da rivendere agli appositi consorzi, come avviene ad esempio per il ferro, ai Comuni da cui provengono.

Sul sito di monitoraggio delle macerie pubbliche, i dati sono fermi al 30 aprile scorso. Risultano smaltite 877.000 tonnellate, con 36.110 trasporti effettuati, da 1.428 siti di recupero. Il Comune del Piceno con più macerie rimosse è ovviamente quello che ha subito più danni, vale a dire Arquata con 385.016.667 chili, seguito da Montegallo e Acquasanta Terme rispettivamente con 28.459.060 e 18.862.850 chili.

 




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