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Il dottor Rossi e l’altro arrestato
si avvalgono della facoltà
di non rispondere, per il medico
verranno chiesti i domiciliari

ASCOLI - Sono durati pochi minuti gli interrogatori di garanzia del professionista, collegato in videoconferenza con il gip Annalisa Giusti dal carcere di Ancona, e di Maurizio Strappelli, in Tribunale ad Ascoli. Quest'ultimo è difeso dall'avvocato Stefano Pierantozzi, mentre è stata confermata la nomina di Lavinia Tarli e Umberto Gramenzi i quali per il loro assistito chiederanno i domiciliari per motivi di salute
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L’ingresso del Tribunale di Ascoli

 

di Andrea Ferretti

 

Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il primo in Tribunale, ad Ascoli. Il secondo collegato in videoconferenza dal carcere anconetano di Montacuto.

E’ questo l’esito dell’interrogatorio di garanzia cui sono stati sottoposti questa mattina, venerdì 7 gennaio, i due arrestati nell’ambito dell’Operazione “Green Pack”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ascoli e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale.

L’avvocato Stefano Pierantozzi

Il primo ad essere sentito dal giudice per le indagini preliminari Annalisa Giusti, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguito dai militari dell’Arma martedì scorso 4 gennaio, è stato il 59enne ascolano Maurizio Strappelli. L’uomo è comparso davanti al gip a Palazzo di Giustizia insieme al proprio legale, l’avvocato Stefano Pierantozzi.

«Allo stato delle cose abbiamo deciso così, anche perchè dobbiamo ancora prendere bene conoscenza conoscenza di tutti i documenti – dice l’avvocato Pierantozzi – ma sono molti gli aspetti da verificare. Il mio assistito deve essere considerato come gli altri perchè si trova in condizioni similari a quella delle altre 72 persone che sono state indagate. Dalle accuse che gli sono state mosse – continua il legale di Strappelli – risulta che ha svolto il ruolo di “interlocutore”, ma non è così. Come stabilito nell’ordinanza, resterà ai domiciliari per quaranta giorni, dopo di che avrà il divieto di soggiorno ad Ascoli. Nei prossimi giorni – conclude – valuteremo comunque come presentare istanza per graduare l’attuale misura cautelare».

L’avvocatessa Lavinia Tarli

Non ha risposto al gip nemmeno il dottor Giuseppe Rossi, detenuto nel carcere di Montacuto fin dal giorno del suo arresto. Con il gip collegato in videoconferenza dal Tribunale di Ascoli, il medico ascolano è stato assistito ad Ancona dall’avvocatessa Lavina Tarli di Ascoli.

«E’ stata un procedura molto rapida perchè ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere – dice il legale – inoltre nell’occasione sono state confermate la mia nomina e quella dell’avvocato Umberto Gramenzi. L’ho trovato molto provato fisicamente, anche perchè ha delle patologie che potrebbero non essere compatibili con la detenzione in carcere. Il nostro obiettivo è tramutare la detenzione in carcere con i domiciliari per motivi di salute. Entro venerdì (14 gennaio, fra una settimana, ndr) abbiamo tempo per presentare questa istanza che ovviamente – conclude la Tarli – deve essere accompagnata da una documentazione medica, su cui stiamo già lavorando, in grado di avallare la nostra richiesta».

 

L’avvocato Umberto Gramenzi

LE ACCUSE – Il castello delle accuse che attende i legali di Rossi e Strappelli è abbastanza complesso. Per il medico si va dal falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, al peculato, alla tentata truffa. Deve invece rispondere del reato di falso ideologico commesso da privato l’uomo che la Procura ha accusato di essere una sorta di “intermediario” tra il dottore e le persone entrate in possesso di green pass senza sottoporsi al vaccino.

 

LE INDAGINI – Proseguono intanto le indagini dei Carabinieri che, inevitabilmente, coinvolgono le decine di persone alle quali martedì scorso è stata sequestrata la certificazione verde. Nel corso delle numerose perquisizioni, ad alcune di loro è stato anche sequestrato il telefono cellulare.

 

Il carcere di Montacuto

GLI EX PAZIENTI – Intanto emerge un problema che, si spera, venga risolto quanto prima. Il medico di base arrestato aveva quasi seicento pazienti. Alcuni hanno già provveduto a cambiarlo affidandosi ad altri medici. Ma ci sono persone, soprattutto anziani, residenti nella zona (Pennile di Sotto/San Marcello) dove il medico aveva l’ambulatorio, che sono in difficoltà anche perchè, abituate a recarsi di persona dal proprio “dottore”, non hanno la necessaria dimestichezza con con pc e cellulari ai quali ormai tutti ricorrono per ottenere anche una semplice ricetta. In attesa di sviluppi della vicenda, che sicuramente non avranno tempi rapidi, una soluzione deve essere trovata.

 

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