
Una delle scritte offensive sui muri di diversi edifici della città. Nel biglietto in alto, una delle tante testimonianze di affetto e vicinanza nei confronti della ragazza
di Filippo Ferretti
Quattro mesi all’insegna di un accanimento, di una barbarie difficile da lasciarsi alle spalle. Nonostante sia stato individuato il presunto l’autore delle sei irruzioni effettuate presso le scuole di Ascoli, sulle cui mura ha scritto parole di una gravità inaudita, nella casa della studentessa vittima di tutto questo si continua a cercare un perché.
«La prima cosa che abbiamo pensato è che forse, finalmente, più nessuno di notte sarà impegnato a farci del male», ha detto subito dopo la notizia dell’individuazione di un giovane. ritenuto responsabile, la mamma della sedicenne. La ragazza ha dovuto sopportare un lungo stillicidio di scritte dal contenuto violento e gravemente sessista, comparse ripetutamente all’esterno di istituti superiori ascolani.
Una feroce e costante persecuzione, avvenuta sbandierando il nome e il cognome della giovane, fino a indicare persino la classe che frequentava.
«Con questo ragazzo colto sul fatto mia figlia non ha mai avuto rapporti diretti. Si conoscevano solo di vista, come accade con tanti altri coetanei: mai uno scambio, un diverbio, una discussione», ammette la mamma della ragazza, offesa nel modo peggiore da una persona con la quale, apparentemente, non vi era alcun motivo nemmeno per una semplice antipatia.
«Sin dall’inizio ci siamo domandati l’origine di questo orrore e continuiamo a farlo», riferisce la donna, che si è sempre battuta strenuamente per difendere la dignità di una giovane la cui irreprensibilità non era mai stata messa in discussione da nessuno.
Dopo l’identificazione del presunto colpevole, al termine di un’attività investigativa avviata fin da subito dai Carabinieri di Ascoli con il Nucleo Investigativo, dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura, in famiglia, insieme alla sensazione della fine di un incubo, ha iniziato a serpeggiare una domanda ancora più pressante: cosa e perché abbia generato tutto questo.
Il ragazzo è stato fermato nel corso di un controllo notturno da parte della Squadra Mobile e dei Carabinieri mentre stava per dare vita all’ennesima ripugnante bravata, accingendosi a realizzare nuove scritte sui muri di un edificio scolastico cittadino. Trovato in possesso di diverse bombolette di vernice spray, il soggetto era già stato immortalato dai filmati di varie telecamere di sorveglianza in relazione a precedenti episodi.
«Sì, in famiglia ci sentiamo finalmente sollevati: per la prima volta dopo mesi siamo riusciti a dormire di notte. Ma il pensiero di dove parta tutto questo continua a inquietarci», aggiunge la donna che, come sua figlia, non ha mai perso in tutto questo tempo l’equilibrio, la speranza e la voglia di continuare a vivere le giornate di sempre.
«Forse perché, nonostante il dolore provocato dalle ingiurie e dalla crudeltà, nessuno di noi ha mai minimamente pensato di sentirsi colpevole di qualcosa», conclude, lasciando che siano ancora le Forze dell’Ordine a fare piena luce su quanto accaduto, con la consapevolezza che nessuno potrà sentirsi davvero consolato in assenza di una verità autentica.
Invita alla discrezione il questore di Ascoli, Aldo Fusco che – intervenendo sulla questione dopo gli accesi commenti sui sociale – ribadisce la sofferenza della vittima, per la quale è necessario avere rispetto, e insieme anche la tragicità dell’epilogo: il presunto autore è un ragazzino di appena 16 anni. Sarà chiamato a rispondere delle sue azioni ma, per il questore, va anche aiutato in un percorso di riabilitazione.
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