Con Mozzoni un possibile “Campo Larghissimo” ma nel centrodestra non tutti i nodi sono sciolti

SAN BENEDETTO - Definita la situazione nel centrosinistra con Fede e tra i civici di centro con D'Andrea, c'è da valutare l'eventuale convergenza tra l'albergatore che sta radunando un folto gruppo di centristi e la coalizione moderata dove non mancano prudenze di fronte a questo scenario. Ma il tempo stringe
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Nicola Mozzoni con lo sfondo di San Benedetto

 

Prendendo il pallottoliere, se si sommano i voti potenziali del centrodestra, anche a livello amministrativo (diciamo: il 40% circa che nel 2021 votò Piunti al primo turno) con quelli in dote a Nicola Mozzoni e ai centristi a lui aggregati in maniera più o meno ufficiale, la coalizione che si presenterebbe al voto del 24 e 25 maggio sarebbe sicuramente favorita, almeno in partenza. Ma non è detto che un pennello grande, per ricordare una famosa pubblicità degli anni ’80, sia quello più adatto in una fase in cui sia necessario dipingere di fino.

 

Nel centrodestra, ultimo tassello mancante in un quadro che vede Giorgio Fede (M5S) nel centrosinistra, Maria Elisa D’Andrea tra i civici di centro, giorno dopo giorno si va più vicini all’indicazione di Nicola Mozzoni come candidato della coalizione (c’è anche l’eventualità di un altro civico, Luigi Anelli, anche lui tuttavia nell’orbita del centrodestra anche se difficilmente compatibile con Mozzoni, o almeno così sembrerebbe). Manca un mese alla presentazione delle liste, cosa che richiede già di per sé un notevole lavoro; e due mesi al voto, così che ogni giorno perso diventa un favore agli avversari ufficialmente sul campo. Mozzoni, albergatore, è in campo con la proposta civica “Insieme per San Benedetto”.

 

Fin da subito ha raccolto il sostegno di Base Popolare con Leo Bollettini, a cui si è aggregato anche Domenico Novelli di Centro Civico Popolare (e probabilmente tutta la lista che ha per riferimento l’ex assessore Domenico Pellei), l’ex vicesindaco Tonino Capriotti e la pattuglia di San Benedetto Viva. Con Mozzoni c’è anche l’ex vicesindaco (ai tempi di Gaspari) e capogruppo Pd (ai tempi dell’opposizione a Piunti) Antimo Di Francesco.

 

Dunque una coperta larga, quasi un campo larghissimo che da Fratelli d’Italia arriva fino ai centristi in passato in coalizioni con il centrosinistra (Capriotti e Di Francesco arrivano dal Pd, Pellei è stato in maggioranza con il centrosinistra). Qui è, al momento, la forza e il rischio della coalizione in fieri: il centrodestra è disposto a dare le chiavi del proprio fuoco (chissà se ammaccato oggi dall’esito del referendum ma su scala nazionale) a un sindaco esterno (da escludere una sua iscrizione a qualche partito usato come taxi last-minute per darsi una parvenza politica) e a un gruppo che non è una pattuglia ma rischia di pesare negli equilibri interni?

 

Questa è una delle valutazioni del centrodestra, dove Forza Italia è il partito più accogliente, anche per vicinanza politica, all’aggregazione civica-centrista che si sta formando attorno a Mozzoni. La Lega ha sempre la carta di Pasqualino Piunti, che non si tirerebbe indietro se fosse appoggiato da tutta la coalizione e chissà che non sia tentato da altro, mentre Fratelli d’Italia teme di passare a partito di maggioranza relativo a comprimario dell’incaricato sindaco. Il segretario comunale Luigi Cava ha già espresso alcune titubanze mentre Gianni Balloni sa che, per età e competenze acquisite in tanti anni di militanza, questo è il momento più propizio e chissà se ripetibile. Ma è un po’ lo stesso ragionamento dei meloniani che, per la prima volta nella storia, almeno dai tempi del temporaneo Popolo della Libertà a guida berlusconiana, possono ambire ad eleggere un proprio sindaco e diventare centrali nel prossimo Consiglio Comunale. Sandro Donati, presidente della Banca del Piceno, era stato indicato su scelta di Fratelli d’Italia, per quanto esterno (per qualcuno nella Lega troppo “fioravantiano“). Mozzoni si è candidato come civico e una eventuale investitura della destra sarà un abbraccio ma non una incubazione.

 

Da valutare anche il tema della gestione di una coalizione tanto estesa: qualcuno a destra accusa Mozzoni di non essere un politico navigato ma a fronte di tanti esponenti (saranno poi i cittadini a sceglierli, ovviamente) serviranno doti andreottian-forlanesche. Più facili da imitare in un blitzkrieg elettorale, non semplici durante la faticosa monotonia dell’Amministrazione.

 

T.R.

 


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