
L’hangar realizzato nel cantiere di Pennile di Sotto
Una ricostruzione dettagliata delle fasi tecniche e amministrative che hanno caratterizzato l’intervento di rimozione dell’amianto nel cantiere Erap di Pennile di Sotto, ad Ascoli Piceno, dopo il rinvenimento di materiali contenenti fibre potenzialmente pericolose durante le operazioni di demolizione.
A fornirla è Alessandra Benedetti, direttore dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione (Csp) e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Cse) del cantiere.
Secondo quanto spiegato da Benedetti, il cantiere di demolizione degli edifici Erap nella zona di Pennile di Sotto è stato avviato il 10 marzo 2025 senza che fosse stata preventivamente effettuata la caratterizzazione dei materiali contenenti amianto. Durante le prime fasi dell’intervento sarebbero state accidentalmente danneggiate alcune tubazioni in cemento-amianto presenti nell’area.
A seguito dell’episodio, l’Ispettorato del Lavoro è intervenuto immediatamente disponendo il blocco del cantiere e prescrivendo la nomina delle figure della sicurezza, oltre all’attivazione urgente delle procedure di bonifica e smaltimento dei materiali contenenti amianto.

Alessandra Benedetti
«Da quel momento – spiega Benedetti – è iniziato un percorso estremamente delicato, gestito sotto il controllo costante degli enti competenti».
L’Ast di Ascoli Piceno ha disposto nell’immediato l’incapsulamento delle macerie demolite e la loro copertura provvisoria con appositi teli, al fine di prevenire ogni possibile dispersione di fibre aerodisperse e tutelare la salute pubblica, dei residenti e dei lavoratori presenti nel cantiere.
Successivamente, attraverso una serie di tavoli tecnici tra Ast, Erap, Comune di Ascoli Piceno e direzione lavori, è stata individuata la soluzione definitiva: la realizzazione di una struttura confinata, un vero e proprio “hangar”, necessaria per consentire le operazioni di bonifica e gestione dei materiali in condizioni di totale sicurezza.
La costruzione della tensostruttura, sottolinea Benedetti, «non è stata una scelta discrezionale né tantomeno uno spreco di denaro pubblico», bensì una precisa prescrizione tecnica e sanitaria adottata nel rispetto del principio di massima precauzione previsto dalla normativa vigente in materia di amianto e tutela della salute.
Per rendere possibile la realizzazione dell’hangar si è resa necessaria anche un’autorizzazione da parte di Rete ferroviaria italiana (Rfi), oltre alla modifica temporanea della viabilità della zona. Un percorso che, secondo la direttrice dei lavori, è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra enti pubblici, tecnici e imprese coinvolte.
Durante tutte le lavorazioni, prosegue Benedetti, sono stati eseguiti monitoraggi continui, con analisi ambientali, controlli sui materiali trattati e verifiche su quelli in uscita dalla tensostruttura. «Ogni singola fase – evidenzia – è stata affrontata seguendo protocolli rigorosi e adottando il massimo livello di tutela possibile».
«L’assenza di fibre rilevate nelle analisi finali – spiega infatti – certifica che il sistema di contenimento, bonifica e controllo adottato ha funzionato correttamente. L’efficacia delle procedure adottate ha consentito di concludere le operazioni senza conseguenze per cittadini e lavoratori».
Benedetti evidenzia infine come la fase più delicata del cantiere sia oggi conclusa grazie a un lavoro condiviso e prudente portato avanti da tutti i soggetti coinvolti, ringraziando le imprese coinvolte oltre ai rappresentanti di Erap, Ast – Dipartimenti Spsal e Igiene e Sanità Pubblica – e al laboratorio CiaLab.
Ora il cantiere proseguirà con la terza fase dell’intervento.
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