
Il Ponte di Porta Cartara (la foto è stata scattata alle prime luci dell’alba mentre i ragazzi concludevano l’opera
L’attesa come promessa di rinascita. È questo il significato di “Alba Biancorossa”, l’opera realizzata dal Sestiere della Piazzarola nell’ambito del concorso della pittura dei ponti, trasformando il ponte di Porta Cartara di Ascoli in un grande racconto a cielo aperto fatto di storia, arte e appartenenza.
L’ispirazione nasce da “Il sabato del villaggio” di Giacomo Leopardi, celebre componimento in cui il poeta esalta il valore dell’attesa, quel momento in cui ogni speranza sembra possibile e il futuro appare carico di promesse. Un concetto che il sestiere biancorosso ha scelto di reinterpretare attraverso un’opera dedicata alla propria comunità e alla prospettiva di una nuova stagione di crescita.
Il lavoro rende omaggio anche al ritorno della squadra biancorossa nella sede storica di Sant’Angelo Magno, dopo il successo conquistato ai Campionati di Carovigno.
«Ne “Il sabato del villaggio” Leopardi evoca magistralmente il sentimento dell’attesa, rappresentato dal giovane che si prepara al giorno di festa – spiega Simone Galiè, progettista, coordinatore e responsabile del disegno, realizzato in collaborazione con Beatrice Fattori – Attraverso questa analogia abbiamo voluto raccontare la promessa di un sestiere pronto a ritrovare nuova luce grazie all’impegno e alla dedizione dei suoi giovani sestieranti, che stagione dopo stagione attendono di gareggiare per riportare gloria ai propri colori».
L’opera prende avvio con le bandiere al vento e il suono di chiarine e tamburi. I capigruppo di musici e sbandieratori guidano la squadra verso il proprio villaggio, orgogliosi della medaglia conquistata nel girone di qualificazione di Carovigno. Sullo sfondo si riconoscono il mare e il profilo delle cento torri di Ascoli, mentre il corteo attraversa lo storico ponte di Porta Cartara diretto verso Sant’Angelo Magno, luogo simbolo di storia, resilienza e condivisione.
In primo piano emerge la figura di una dama, il cui sguardo è rivolto al cavaliere. Il ramoscello d’ulivo che raccoglie da una fioriera, simbolo di eccellenza del territorio e di speranza, rappresenta una sorta di benedizione e di augurio. Attorno a lei trovano spazio altri elementi floreali dal forte valore simbolico: girasoli, gigli bianchi, peonie, fiori d’arancio e non-ti-scordar-di-me, richiami alla vittoria, alla purezza, alla fedeltà e al buon auspicio.
L’impianto stilistico si ispira al Rinascimento del primo Quattrocento, evidente nell’omaggio alle Tre Grazie di Botticelli e nell’abito della nobildonna, realmente utilizzato nel corteo storico e ispirato a un dipinto di Carlo Crivelli raffigurante Santa Caterina.
Tra le novità di questa edizione spicca la scelta di uno sviluppo orizzontale della composizione, pensata per essere letta da sinistra verso destra e racchiusa simbolicamente all’interno dello scudo del sestiere. Inoltre, la raffigurazione è concentrata nei 40 metri centrali dei 120 complessivi del ponte, una scelta che punta a valorizzare il lavoro corale di tutti i volontari coinvolti.
Dal punto di vista tecnico, la realizzazione ha seguito la tradizione della pittura dei ponti: dopo la tracciatura preliminare con gessetti, corde e nastro adesivo, il disegno è stato colorato interamente a mano con pennelli, pennellesse e rulli.
Un’opera che racconta non solo la Quintana, ma anche il legame profondo tra il sestiere e la sua comunità, trasformando l’asfalto in una tela e l’attesa in una dichiarazione di fiducia nel futuro.














