Ancora un caso che riaccende i riflettori sulle lunghe attese al pronto soccorso dell’ospedale “Mazzoni“. Stavolta a denunciare l’accaduto è il nipote di un’anziana di 86 anni, invalida e affetta da diverse patologie, che racconta di un’attesa di circa quindici ore prima della visita.

Anziana in attesa al pronto soccorso
Secondo quanto riferito dal familiare, la donna è arrivata al pronto soccorso intorno alle 18,40, accompagnata dopo un consulto con il medico di medicina generale. Da alcuni giorni, infatti, non riusciva ad alimentarsi adeguatamente e appariva in uno stato di forte debilitazione.
«Le hanno assegnato un codice azzurro e da quel momento siamo rimasti in attesa per tutta la notte e parte della mattinata pima di essere trasferiti alla clinica San Marco intorno alle 11,30 del giorno dopo – racconta il nipote –. Mia zia ha anche una grave disabilità cognitiva che non le permette di comprendere pienamente quello che accade e di relazionarsi in autonomia. Vederla aspettare così a lungo è stato devastante».
Il familiare racconta che, trascorse molte ore senza novità, ha anche contattato i carabinieri per segnalare la situazione. «Non volevo creare tensioni con il personale sanitario – spiega -. So bene che medici e infermieri fanno il possibile e non ce l’ho con loro. Il problema è che una persona in quelle condizioni non può restare quindici ore in attesa con una bottiglietta d’acqua».
A rendere ancora più complicata la situazione ci sarebbe stato, secondo il suo racconto, anche un errore al momento dell’accettazione: «Durante la notte sono tornato per lasciare il mio numero di telefono e mi hanno detto che mia zia non risultava con il suo cognome. Al triage era stata registrata con un nominativo sbagliato».
Il nipote riferisce inoltre che, nel corso della serata, il pronto soccorso era particolarmente affollato. «C’erano tantissime persone in attesa e capisco perfettamente che i codici più gravi abbiano la precedenza. Però credo che le condizioni di mia zia meritassero maggiore attenzione», ribadisce.
L’episodio rappresenta l’ennesima segnalazione sulle difficoltà che da tempo interessano il pronto soccorso ascolano. Una situazione che, come evidenziato più volte anche dagli stessi operatori e dalle organizzazioni sindacali, è legata soprattutto alla cronica carenza di personale sanitario. Medici e infermieri si trovano quotidianamente a gestire un numero di accessi spesso superiore alle possibilità dell’organico disponibile, con inevitabili ripercussioni sui tempi di attesa e sull’assistenza ai pazienti.














