Nel nostro territorio, di questi tempi quasi desertificato dalla tropicalizzazione del clima, i centri commerciali diventano come oasi fra le dune. Questi grandi scatoloni di cemento sorti nelle periferie, templi del consumismo imperante, e primi fautori del declino dei centri storici delle città, riguadagnano considerazione grazie ad una nuova e salvifica veste.

 

Ascoli, come tutte le città, grandi e piccole, oppresse dalla calura e dal carovita, si adatta alle moderne emergenze, climatiche ed economiche, destinate a divenire, grazie soprattutto alla cosiddetta intelligenza dei cosiddetti umani, permanenti. Altro che città spopolate e la moltitudine di vacanzieri spaparanzati al mare, o in montagna.

 

Parcheggio coperto, strapieno, di un centro commerciale

Ieri mattina, 8 agosto, secondo, torrido, sabato di agosto, con tutti gli ascolani (tranne pochissimi “sfigati”) in ferie, i parcheggi seminterrati dei centri commerciali erano sold out. Mission (quasi) impossible trovare spazio nell’unico posto al fresco di questi tempi. Sottoterra. Un pienone che si registra, di solito, solo all’antivigilia di Natale, con la gente in fibrillazione da shopping, ma mai, dicasi mai, nel mese tradizionalmente deputato alla fuga di massa verso le spiagge.

 

Quando il mondo era migliore, il centro commerciale, in agosto, era mèta per la spesa di pochi disperati, costretti a casa per uno stramaledetto motivo o per l’altro. Per il parcheggio avevi l’imbarazzo della scelta. Alle commesse annoiate nei negozi l’affacciarsi di qualche solitario cliente sulla soglia faceva risfoderare il sorrisone migliore. Come se piovesse una manna insperata dal cielo.

 

Oggi, invece, nel climatizzato tempio dedicato al dio consumismo, è ressa. Ovunque. Le drammatiche congiunture contemporanee, climatica e finanziaria, si sommano impietosamente. Fa caldissimo, e non c’è un euro. Ora la priorità, ci dicono tanti “illuminati”, è spendere in bombe e cannoni, e non avanza neanche qualche spicciolo per riempire un po’ le tasche degli italiani. La benzina, con quello che costa, va centellinata. Anche a trenta chilometri di casa, poi, al netto di brutti incontri con cavernicoli campanilisti, una sdraio, un ombrellone e una fritturina per pranzo, richiederebbero per una famigliola,  un miniprestito immediato. Come per andare alle Maldive. Oltre a schiattare, comunque, di caldo. Prima, durante e dopo l’allegra gitarella.

 

In casa, poi, per chi ce l’ha, il condizionatore, a palla giorno e notte, genera bollette di importi mostruosi. E allora si va tutti al centro commerciale. Dove fa sempre un bel frescolino, non manca nulla, si può passeggiare tutto il giorno, e anche un gelatino, alla fine, può riconciliarti con la grama vita. Fuori fa caldissimo. Bolle tutto.

 

Il parcheggio sotto l’inclemente sole di agosto, con alberelli che non offrono un adeguato riparo

Nei parcheggi esterni, sotto il sole, gli alberelli piantati, più o meno, negli ultimi venticinque anni, non riescono ancora ad offrire la frescura necessaria. La natura ha i suoi tempi per crescere, per noi, i propri inestimabili tesori.

 

I più coraggiosi sono andati al fiume, alla spiaggetta del Castellano. Il rinfrescante e gioioso luna park dei nostri padri e dei nostri nonni. Solo che oggi, a differenza loro, produciamo e lasciamo lì, sul greto, quantità industriali di monnezza.

 

Dei nostri avi sono tornate le forzate privazioni, ma non abbiamo ereditato il loro rispetto. Per la natura, e per il prossimo. Non sopportiamo più nulla (e nessuno) e non riusciamo più a pagare i conti per poterci permettere le comodità e i capricci, gli agi e le cattive abitudini, che il falso progresso ha portato con sé.

 

Una modernità drogata si illudeva di poter sfruttare all’infinito la natura, che, adesso, ha appena iniziato a vendicarsi. E, questo è certo, non ci abbiamo ancora capito nulla. Che, ad esempio, gli alberi sono i nostri unici, preziosi, alleati in una guerra, forse, già persa. Ci danno, da milioni di anni, ombra, riparo, frutti e ossigeno. La vita, in una parola. Su questo pianeta che prima del cosiddetto “progresso” portato dal dio quattrino, era il più bello e ospitale della galassia. Dovremmo avere cura estrema di tutti gli alberi che rimangono, e piantarne a milioni per poter sperare di sopravvivere. Invece di tagliarli tutti. Perché, ci dicono sempre i soliti “illuminati”, sono “pericolosi”.

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