Una giornata per stare insieme, condividere la fede e, soprattutto, far sentire nessuno solo. È quella vissuta nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, dove, come da tradizione, la seconda domenica di settembre ha riunito la comunità parrocchiale e numerosi appartenenti all’Unitalsi, insieme alle persone accompagnate dall’associazione nei pellegrinaggi e nelle diverse attività di assistenza.

Don Lino (foto Stefano Capponi)
Una giornata che ha avuto il suo momento centrale nella celebrazione della messa, alla quale è seguito il pranzo e un momento di fraternità. Un appuntamento che si rinnova ogni anno e che, per monsignor Lino Arcangeli, rappresenta molto più di una semplice ricorrenza.
«È ormai una tradizione – racconta il sacerdote –. Una volta all’anno l’Unitalsi, quindi gli operatori dei pellegrinaggi a Lourdes, Loreto, Fatima e delle altre iniziative, si ritrovano insieme ai loro assistiti per una giornata di fraternità. Si comincia con la messa insieme alla comunità e poi si prosegue con il pranzo, l’obiettivo è stare insieme e ritagliarsi momenti di serenità».
Al centro dell’incontro ci sono persone che spesso devono fare i conti con la malattia, la disabilità o con situazioni di solitudine. Ed è proprio su questo aspetto che Arcangeli insiste particolarmente.
«È un’occasione per la comunità parrocchiale di mettersi a fianco di queste persone, che magari hanno problemi di salute o di disabilità e che sentono molto la mancanza di affetto, perché non hanno una famiglia, perché sono sole o vivono magari in comunità – dice – . Ritrovarsi con una comunità parrocchiale è un’occasione per rasserenarle, dare loro un momento di gioia».

Una vicinanza che per monsignor Arcangeli è anche qualcosa di profondamente personale. La sua esperienza alla Casa Santa Marta, dove è quotidianamente a contatto con persone che vivono situazioni di fragilità, rende infatti ancora più naturale il rapporto con gli ospiti dell’Unitalsi.
«Avendo anche la responsabilità della Casa Santa Marta, sono a contatto tutti i giorni con queste persone – va avanti il sacerdote -. Si crea subito una simpatia, una vicinanza, una solidarietà, una fraternità. Per me è come stare nel luogo privilegiato, perché mi sento proprio bene con loro. Alcuni li conosco già da anni, altri sono nuovi, ma la maggioranza sono quelli che vengono ogni anno».
Durante la celebrazione e poi nel momento conviviale, Arcangeli è rimasto costantemente in mezzo alle persone, contribuendo a creare quel clima di allegria che, per lui, è parte integrante della giornata.
«Facciamo il nostro meglio, quello che possiamo fare, proprio per mantenere questo clima di serenità e di gioia con loro».
Una tradizione che la parrocchia ha scelto di non interrompere nemmeno negli anni più difficili. «Pur con qualche piccolo sacrificio, l’abbiamo sempre mantenuta, anche durante il periodo del Covid. È importante far sentire queste persone in famiglia».
Al di là della celebrazione e del pranzo, resta dunque il significato più semplice e forse più importante dell’appuntamento: ritrovarsi, stare insieme e regalare una giornata di normalità e di allegria a chi, troppo spesso, rischia di sentirsi ai margini. Una comunità che per un giorno, e ormai da diversi anni, prova a essere davvero una famiglia.














