di Renato Pierantozzi

Uno studio pubblicato sul sito della Regione Umbria ha messo nero su bianco lo stato delle sorgenti dell’area dei Sibillini “pre-post” il sisma del 2016.

I danni del sisma alla rete idrica

E per il territorio ricadente nell’area servita dalla Ciip spa i risultati sono drammatici, a testimonianza della portata della crisi idrica che si sta cercando di arginare cercando nuovi fonti o progettando l’interconnessione con le reti dove si ha ancora la risorsa idrica.

I dati sono il frutto del monitoraggio condotti sul campo da diverse Università (Perugia, Politecnica delle Marche e Roma La Sapienza) e dagli stessi gestori come la Ciip e mostrano anche i “movimenti” dell’acqua tra le diverse “idrostrutture” territoriali.

Emblematico è il caso della sorgente di Foce di Montemonaco che è passata da 1040 litri al secondo del periodo 2013-2016 agli attuali 167 (gennaio-luglio 2020) con un decremento di 873 l/s.

Perdono acqua anche le fonti di Pescara del Tronto (-254) e Capodacqua (-268), anche se qualcosa (80/90 l/s) è stato recuperato con i nuovi pozzi aperti di recente.

C’è da dire anche nel maceratese invece la situazione è migliorata dopo il sisma del 2016.

La sorgente di Ussita ha guadagnato qualcosa come 395 litri al secondo, mentre quella dell’Alto Nera a Castelsantangelo ha incrementato di 50 l/s.

Va meglio anche in Umbria dove le fonti di “San Martino-Praterella” e “Incremento Sordo” hanno guadagnato rispettivamente 120 e 210 l/s.

Le variazioni delle portate delle sorgenti in base agli studi svolti

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA