Otto anni. Era il 2018 quando i N’Ice Cream iniziarono il percorso musicale che li avrebbe portati alla realizzazione dell’album “Ivan il Terribile Trentaduesimo”. La band ascolana, originaria di Venarotta, oggi raggiunge un importante capitolo con la pubblicazione del disco uscito nei giorni scorsi. L’ennesimo traguardo per i cinque ragazzi cresciuti a pane e musica: Mirko Albanesi (voce), Matteo Trevisti (voce e chitarra acustica), Pietro Tassi (voce e chitarra elettrica), Matteo Mariani (basso) e Riccardo Galanti (batteria).

 

«Non perché ci piacesse prendercela comoda, ma perché la vita, nel frattempo, ha continuato a fare il suo mestiere. C’è stato il lavoro, gli amori, le delusioni, i concerti, la televisione, le pandemie, le risate, le litigate, i cambiamenti. E il disco è sempre rimasto lì, ad aspettarci» raccontano.

 

O, come spiegano con l’ironia che da sempre li contraddistingue, il disco continuava a «rincorrerli», proprio come il celebre cane Ivan il Terribile Trentaduesimo dell’universo creato da Paolo Villaggio. È proprio da questa immagine che prende vita il titolo del disco, metafora di un progetto che sembrava non voler smettere di reclamare attenzione.

 

Il nuovo progetto discografico vede al centro dieci brani nati in momenti diversi del loro percorso: alcuni risalgono agli inizi della loro carriera, mentre altri sono stati scritti soltanto negli ultimi anni. Un lavoro che non segue un’unica linea musicale, ma che si presenta come una raccolta di “istantanee” capaci di raccontare l’evoluzione artistica e personale della band.

 

La copertina dell’album “Ivan il Terribile Trentaduesimo”

“Ansia e Guai” è un brano energico che affronta il caos delle relazioni sentimentali, tra paranoie, sensi di colpa e quella difficoltà ad allontanarsi da ciò che continua ad attrarre, anche quando provoca sofferenza. “PP”, invece, rappresenta il momento più spensierato dell’album. Un gioco musicale costruito attorno alla lettera “P”, nato con il solo intento di divertirsi e ricordare come la musica possa essere anche leggerezza, spontaneità e ironia.

 

Tra i brani più significativi spicca l’immancabile “Not The Winner”, brano portato in gara lo scorso marzo alla semifinale del San Marino Song Contest e considerato una sorta di manifesto della filosofia della band. La canzone racconta il percorso di un gruppo che ha sempre privilegiato il rapporto con il pubblico rispetto al giudizio delle giurie.

 

Con “Tra Noi” il racconto si sposta sul valore dell’amicizia e dei legami che resistono al tempo. Il brano guarda ai trent’anni con nostalgia, ma senza rimpianti, celebrando quelle persone che continuano a rappresentare un punto fermo nella propria vita. Atmosfere più cupe caratterizzano “Lady D e Al-Fayed”, una canzone che intreccia simboli, paure e ossessioni in una narrazione dove amore e autodistruzione finiscono spesso per confondersi.

 

“Nudo” è un grido alla libertà, un pugno allo stomaco che arriva dritto al cuore, con il quale la band affronta il tema dell’accettazione di sé, parlando di fragilità, crescita personale e timore del giudizio, con l’invito a vivere senza maschere e ad accogliere la propria autenticità. “Nero” sceglie di raccontare la speranza attraverso il colore che, per definizione, sembrerebbe negarla. È una riflessione sull’amore, sulla famiglia e su quei valori che restano saldi anche nei momenti più difficili.

 

Tra i brani più intimi del disco trova spazio “Lei”, dedicata ai ricordi che continuano a vivere nonostante l’assenza. Piccoli gesti e dettagli quotidiani diventano il filo invisibile che mantiene vivo il legame con chi non c’è più. Con “Inermi” il disco affronta il senso di impotenza che accompagna la fine di qualcosa. Senza cercare colpevoli o rivincite, il brano racconta il momento in cui resta soltanto l’accettazione.

 

“Raro Pazzo e Bipolare” chiude il disco tornando all’istinto. È una dichiarazione d’amore imperfetta, irrazionale e sopra le righe, proprio come il titolo suggerisce. Perché in fondo le cose migliori della nostra vita sono quasi sempre quelle che non riusciamo a spiegare.

 

«Alla fine, Ivan il Terribile Trentaduesimo non è un concept album e non vuole insegnare niente a nessuno. È semplicemente il racconto di otto anni vissuti insieme – spiega la band –. Dieci canzoni diverse, dieci fotografie di momenti diversi, unite da una sola certezza: continuiamo a divertirci facendo musica esattamente come il primo giorno, e forse è proprio questo il motivo per cui siamo ancora qui».

 

Un disco che conferma ancora una volta l’identità stilistica dei N’Ice Cream: un viaggio lungo otto anni che la band ha trasformato in musica, dimostrando che a volte i progetti più veri sono quelli che hanno bisogno del tempo necessario per trovare la loro forma.

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