Orchestra di fiati Città di Offida, un lusso per pochi. Le catastrofiche previsioni meteo che assicuravano il diluvio su Ascoli fra le ventidue e la mezzanotte di giovedì sera, poi clamorosamente smentite dai fatti, hanno tenuto, infatti, lontano il grande pubblico dall’angusto quanto suggestivo chiostro maggiore di San Francesco. Location, in ogni caso, troppo ristretta per ospitare un concerto di questo livello. Ma il corpo bandistico “Città di Offida” non delude, come sempre, le attese.

Un momento del live
Il concerto-tributo al genio immortale del maestro Ennio Morricone, loro tradizionale cavallo di battaglia, raccoglie l’ennesima standing ovation. Pubblico ad ascoltare, apprezzare e applaudire a scena aperta per tutte le due ore filate della performance. In piedi. Non solo per rendere il meritato omaggio allo straordinario talento della sessantina di musicisti in ribalta. Ma perché le pochissime sedie approntate per l’occasione in platea non possono proprio bastare per tutti. E fortuna che la minaccia di pioggia, tuoni e fulmini sulla città, ha tenuto, come detto, a casa i più.
Peccato. Peccato tre volte. Per l’onore della Piazza del Popolo negato all’orchestra offidana. Per il disagio patito dagli spettatori, in un chiostro già semi oscurato dalla milionesima impalcatura edile allestita in centro, stavolta proprio sulla centralissima via del Trivio. E, infine, per un battage pubblicitario dell’evento sicuramente non all’altezza di una eccellenza picena oramai ben nota dentro e fuori i confini regionali.
L’assessore agli eventi, Giovanni Silvestri, il presidente dell’Amat, Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Piero Celani, e la consigliera comunale di maggioranza Maria Antonietta “Etta” Cesari portano il loro saluto in apertura di serata. Poi la ribalta è tutta per il direttore, Eldo Zazzetti, e la sua orchestra. Chi si è trovato a passare, anche per caso, è rimasto, molto volentieri, fino alla fine. Come incantato dalle colonne sonore di film capolavoro entrati nella leggenda proprio grazie alla creatività del grande compositore e direttore d’orchestra romano, scomparso sei anni fa. Rapito dalle immagini di quei film ben fissati nella memoria collettiva proprio dalle note, dalle magie sonore di Ennio Morricone. E quasi incredulo che i brani fossero il frutto, live, e armoniosamente coordinato, di ottoni, legni, tastiere e percussioni, e non, tanto è fedele ogni esecuzione, delle incisioni originali registrate.

Ennio Morricone, immenso, ma non solo. C’è spazio anche per altri geni a servizio delle colonne sonore di film, che hanno contribuito a scrivere, anch’esse, la storia del cinema. Come Hans Zimmer per primo. Conduzione affidata a giovani di belle speranze come Sara Capretti e Giorgio Cocci. Un bel trio di applaudite ugole all’altezza dell’orchestra, e non è facile, con Valentina Corradetti, Valeria Svizzeri e Paolo Rossetti.

La rassegna si chiude, quando il chiostro maggiore di San Francesco è ancora gremito, con la triste ballata di Sacco e Vanzetti. Ennio Morricone e Joan Baez. Anno 1971. “Here’s to You”. Cinquantacinque anni dopo, sempre di sconsolante attualità. Il diritto soffocato dalla forza, l’innocenza violata dal pregiudizio verso lo straniero, il diverso, il debole. L’ingiustizia, la violenza, la prevaricazione sbandierate come strumenti indispensabili per garantire l’”ordine”, ostentate, addirittura, come “valori” di cui vantarsi.
Il bis plebiscitario, che tutti desiderano e si aspettano, lo chiede Piero Celani. La tromba solista di Gabriele Mascitti in un “Per un pugno di dollari” regala l’ultimo brivido della serata. Si sfolla. Qualcuno commenta la serata parafrasando il titolo del sequel dell’anno successivo. “Per qualche dollaro in più”. Stasera sarebbe bastata solo qualche sedia in più.














