Un’importante innovazione nel campo della protezione del patrimonio culturale è stata sperimentata ad Ascoli, dove sono state eseguite le prove di caratterizzazione dinamica delle bacheche museali sismicamente isolate alla base installate presso Palazzo Panichi, sede del Museo Archeologico Statale.

Nuove bacheche antisismiche ad Ascoli
Si tratta di una sperimentazione innovativa a livello nazionale, finalizzata a verificare l’efficacia di una soluzione progettuale in grado di proteggere i reperti archeologici dagli effetti di un eventuale evento sismico.
Le bacheche, progettate dall’ingegner Giuseppe Brandimarti, rappresentano un presidio di sicurezza per un patrimonio storico di straordinario valore che racconta la storia del territorio, dalla preistoria all’epoca romana, passando per la civiltà picena.
Lo studio per la validazione del sistema di isolamento è stato condotto dal gruppo di Tecnica delle Costruzioni del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura dell’Università Politecnica delle Marche, coordinato dal professor Fabrizio Gara, in collaborazione con il Museo Archeologico Statale di Ascoli.

Il Museo archeologico
«La ricostruzione non significa soltanto restituire edifici sicuri, ma anche proteggere la memoria e l’identità delle nostre comunità – dichiara il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli –. Questa sperimentazione, unica nel panorama nazionale, dimostra come ricerca scientifica, competenze universitarie e istituzioni possano collaborare per sviluppare soluzioni all’avanguardia capaci di salvaguardare il nostro patrimonio culturale. In un territorio che conosce bene il rischio sismico, investire nell’innovazione significa tutelare la storia, la cultura e le testimonianze che rappresentano le radici della nostra comunità».
«Desidero rivolgere un sentito ringraziamento all’ingegner Giuseppe Brandimarti, al professor Fabrizio Gara e al suo gruppo di ricerca dell’Università Politecnica delle Marche, alla direttrice Sofia Cingolani e a tutti i professionisti coinvolti in questo importante progetto, che conferma ancora una volta l’eccellenza delle competenze presenti nel nostro territorio – continua -. Il professor Buffarini, insieme alla Politecnica delle Marche, nel pieno della sequenza sismica, insieme ai tecnici e ai professionisti incaricati, seguì con grande attenzione le verifiche sulla Curva Sud dello stadio “Cino e Lillo Del Duca” di Ascoli Piceno».
Sul fronte della tutela del patrimonio culturale colpito dal sisma, i dati restituiscono la dimensione e la complessità dell’attività svolta. Gli edifici danneggiati, tra chiese, palazzi storici e manufatti, sono oltre 5.000, mentre gli interventi di messa in sicurezza già realizzati o programmati ammontano a più di 1.800.
Particolarmente rilevante è anche il lavoro effettuato sui beni mobili: ne sono stati recuperati oltre 30.700. Molti di questi non presentavano danni direttamente riconducibili al terremoto, ma sono stati trasferiti e custoditi in via preventiva, per proteggerli da eventuali nuove scosse o da ulteriori condizioni di rischio. Su 1.882 beni sono stati eseguiti interventi specifici di messa in sicurezza, mentre sono quasi 200 gli interventi di restauro completati o attualmente in corso.
Sono oltre 1.800 i beni già restituiti ai rispettivi proprietari. L’intero sistema di conservazione e tutela può contare su 34 depositi complessivi, fondamentali per garantire la custodia, la catalogazione e il progressivo recupero del patrimonio storico e artistico dei territori colpiti.














