
Pannelli fotovoltaici al centro della protesta dei cittadini
C’è un momento in cui un paesaggio smette di essere soltanto un paesaggio. Diventa memoria. Diventa identità. Diventa la finestra attraverso la quale una comunità riconosce se stessa. È per questo che a Castel di Lama, sulle colline di Collecchio, difronte a Piattoni, la comparsa di un nuovo impianto fotovoltaico a terra ha acceso la protesta di numerosi cittadini. Il sole, questa volta, non sembra illuminare soltanto una collina: rischia, secondo i residenti, di cambiarne per sempre il volto.

L’impianto a terra
Là dove già esistevano pannelli fotovoltaici sulle coperture di un allevamento, arriva ora un impianto direttamente sul terreno. Una trasformazione che i cittadini osservano con preoccupazione, perché non riguarda soltanto la produzione di energia. Riguarda una collina, un orizzonte, un pezzo di territorio che per generazioni ha rappresentato uno dei punti panoramici più suggestivi di Piattoni. E viene spontaneo chiedersi: quanto vale un belvedere? Quanto vale la memoria di un luogo? E chi decide quando un paesaggio può essere sacrificato in nome di una trasformazione?
Le domande sono tante e le risposte, per ora, non sembrano sufficienti a tranquillizzare una parte della popolazione. La zona interessata si trova infatti in un contesto che i residenti considerano di particolare interesse storico e paesaggistico: nelle vicinanze delle ville Lazzari, dei resti del giardino di Villa Paradisi, di Villa Curti e di Villa Silvestri, oltre che di fronte alla casa che diede i natali al pittore Domenico Ferri. Ed è proprio questa sensazione di perdita ad alimentare la protesta.
I cittadini contestano anche quella che definiscono una scarsa informazione preventiva. Nessun avviso che, ai loro occhi, abbia consentito alla comunità di comprendere per tempo la portata della trasformazione. Poi, quasi improvvisamente, la collina è cambiata.
Collecchio, Piattoni, Cabbiano, Valentino, Tose e Chiarini si sono ritrovate a osservare un paesaggio diverso.
Per alcuni residenti è una ferita. Per altri è il segno di un modello di sviluppo che dovrebbe interrogarsi maggiormente sul valore dei luoghi prima di trasformarli. Non è una battaglia contro l’energia solare, precisano i cittadini. È, piuttosto, una domanda sul dove e sul come. Perché anche la transizione energetica, sostengono, dovrebbe fare i conti con la storia, con il paesaggio, con l’agricoltura e con la vocazione di un territorio, che tra l’altro è vulnerabile dal punto di vista idrogeologico.
A rendere il quadro ancora più delicato sono le preoccupazioni espresse dai residenti per una zona che, a loro giudizio, avrebbe già subito nel tempo diverse trasformazioni. Vengono citati manufatti, accumuli di materiali e interventi realizzati in prossimità del torrente Lama, anche in aree soggette alle tutele del Pai. Questioni che, secondo i cittadini, meriterebbero verifiche e chiarimenti nelle sedi competenti.
Il sindaco Mauro Bochicchio, contattato telefonicamente, avrebbe spiegato che l’intervento non è passato dalla Giunta comunale, precisando che la procedura avrebbe comunque coinvolto gli uffici tecnici e i relativi pareri. Ed è proprio qui che nasce una delle domande più insistenti della comunità: se tutto è stato seguito secondo le procedure previste, perché i cittadini hanno saputo della trasformazione quando ormai la trasformazione era davanti ai loro occhi?
Non è soltanto una questione amministrativa. È una questione di rapporto tra istituzioni e territorio. Una comunità può anche accettare una decisione che non condivide. Ma difficilmente accetta di sentirsi estranea alle decisioni che cambiano il luogo in cui vive.
Per questo i cittadini hanno deciso di incontrarsi. L’appuntamento è per martedì sera, 11 agosto, alle 21, presso il civico 23 di contrada Valentino, con l’invito rivolto a tutto il Consiglio comunale. Sarà un’assemblea per chiedere spiegazioni, ricostruire l’iter dell’intervento e capire se esistano margini per tutelare ciò che molti considerano uno degli ultimi affacci panoramici di Piattoni.
Ma soprattutto sarà un’assemblea per capire se sviluppo e tutela del paesaggio debbano necessariamente essere avversari.
Forse la vera domanda che questa vicenda lascia sul tavolo è proprio questa: possiamo produrre energia senza consumare la memoria dei luoghi? Perché il sole continuerà a sorgere sulla valle del Lama. I pannelli potranno produrre energia per molti anni. Ma un panorama, una volta cancellato, non si ricostruisce con un’autorizzazione, né con una ruspa, né con una delibera. E quando una comunità vede cambiare il proprio orizzonte, non sta necessariamente dicendo “No” al futuro.
A volte sta semplicemente chiedendo che, prima di arrivarci, ci si ricordi da dove veniamo. I cittadini di Castel di Lama, oggi, chiedono questo: non fermare il sole, ma evitare che per inseguirlo si spenga definitivamente il paesaggio.














