A dieci anni dalla scossa del 24 agosto 2016 che devastò Arquata del Tronto e le sue frazioni, provocando oltre 50 vittime e cancellando interi borghi, il percorso verso il ritorno alla normalità è ancora in corso. Tra cantieri aperti, opere pubbliche strategiche, nuove infrastrutture e iniziative per contrastare lo spopolamento, il comune simbolo del terremoto guarda avanti senza dimenticare il dolore di quella notte.

Il compianto Aleandro Petrucci. allora sindaco, e l’attuale sindaco Michele Franchi che all’epoca del sisma era vice
Il sindaco Michele Franchi, che nel 2016 era vice del compianto Aleandro Petrucci, fa il punto sui principali temi che riguardano il presente e il futuro del territorio.
Sindaco Franchi, il recente decreto-legge 144 ha introdotto il cosiddetto “primo cratere”, individuando Arquata, Amatrice e Accumoli come territori destinatari di misure specifiche, come la Zona Franca Urbana prorogata al 31 dicembre 2028, le esenzioni fiscali e il rafforzamento amministrativo.
Che significato ha per voi?
«È un riconoscimento importante, che arriva dopo anni durante i quali abbiamo sostenuto la necessità di una particolare attenzione per i territori maggiormente colpiti dalla prima scossa del 24 agosto 2016. Arquata, Amatrice e Accumoli hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane, distruzione e spopolamento.
Le misure previste dal decreto rappresentano un segnale concreto: penso alle agevolazioni fiscali, alla possibilità di stabilizzare personale impegnato nella ricostruzione e alla quota dedicata delle risorse per lo sviluppo economico. Ora dovremo lavorare affinché questi strumenti producano effetti reali per cittadini, imprese e giovani famiglie che scelgono di restare o di tornare».

L’inaugurazione della nuova Caserma dei Carabinieri
Nei giorni scorsi Arquata ha accolto il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo. Una visita che segue anche l’inaugurazione della nuova caserma.
«La visita del generale Luongo è stata motivo di orgoglio per tutta la comunità. Ha voluto conoscere da vicino la realtà di Arquata e il lavoro svolto quotidianamente dai militari in un territorio complesso e vasto come il nostro.
La nuova caserma rappresenta molto più di un edificio: è un presidio di sicurezza, legalità e vicinanza ai cittadini. La presenza dei Carabinieri è fondamentale nelle aree interne e montane e la nuova struttura dimostra che lo Stato continua a credere nel futuro di Arquata».
Un altro intervento molto atteso riguarda il nuovo palazzetto dello sport.
«Sarà una struttura importante per tutta la comunità. Lo sport è aggregazione, crescita e socialità, soprattutto per i giovani. Dopo anni difficili, poter restituire uno spazio moderno dedicato alle attività sportive significa offrire nuove opportunità ai ragazzi e alle associazioni del territorio. L’inaugurazione è ormai vicina e rappresenterà un altro tassello del percorso di ricostruzione».
A che punto è la ricostruzione nel suo complesso, in particolare a Pescara del Tronto e nel Borgo di Arquata?
«Sono i luoghi che hanno subito le ferite più profonde e, inevitabilmente, quelli dove il percorso è stato più complesso. Con l’adozione del Piano Urbanistico Attuativo (Pua) di Pescara del Tronto, il Comune ha adottato una specifica variante urbanistica per sbloccare la fase operativa e procedere con gli interventi edilizi e il ripristino delle opere pubbliche, elementi indispensabili per consentire la ripartenza della ricostruzione privata. Ci sono voluti anni di studi per permettere una ricostruzione in sicurezza. Ci sono zone bene definite dove si deve obbligatoriamente ricostruire.
E parlo della zona a ridosso della strada principale, e zone come sotto il centro storico, completamente crollato, dove chi aveva la casa può delocalizzare. Con la chiusura della Conferenza permanente, prevista per il 31 agosto, daremo il via alla presentazione dei progetti. Ora l’obiettivo è trasformare rapidamente gli iter amministrativi in cantieri concreti.
Nel Borgo di Arquata abbiamo già assistito a segnali importanti, come l’inaugurazione del nuovo municipio, mentre la ricostruzione privata procede seguendo il Piano attuativo. I tempi non sono quelli che tutti avremmo desiderato, ma oggi vediamo finalmente una prospettiva più definita rispetto al passato».
Un’altra notizia positiva riguarda la scuola e gli organici in deroga.
«Per Arquata è una misura fondamentale. La scuola non è soltanto un luogo di formazione, ma un presidio sociale indispensabile. Il decreto del Ministero dell’Istruzione garantisce anche per quest’anno la continuità didattica e offre una prospettiva di stabilità fino all’anno scolastico 2028-2029. Questo permette alle famiglie di restare sul territorio e di guardare al futuro con maggiore serenità».
Le frazioni non perimetrate sembrano aver recuperato terreno rispetto ai centri maggiormente devastati.
«È vero. Dove non si è reso necessario affrontare procedure urbanistiche particolarmente complesse, la ricostruzione è andata più spedita. In alcune realtà molti cittadini sono già rientrati nelle loro abitazioni e i servizi essenziali sono stati ripristinati. Questo dimostra che quando gli ostacoli burocratici si riducono, il territorio è in grado di ripartire rapidamente. Rimane però fondamentale mantenere la stessa attenzione anche per le frazioni più colpite».

La Rocca di Arquata del Tronto
Sono partiti anche i lavori sulla Rocca di Arquata, uno dei simboli identitari del territorio.
«La Rocca rappresenta la nostra storia. L’avvio del cantiere è una notizia molto attesa dalla comunità. Grazie all’incremento delle risorse disponibili, oggi possiamo affrontare un intervento importante che consentirà di recuperare uno dei luoghi più rappresentativi di Arquata. Non si tratta soltanto di un’opera monumentale, ma di un simbolo della nostra identità e della nostra capacità di rinascere».
A dieci anni dal terremoto, quali sono oggi i principali segnali di rinascita?

Michele Franchi, sindaco di Arquata
«Ne vediamo diversi. Penso agli eventi culturali che stanno riportando persone nelle nostre frazioni, come gli spettacoli organizzati a Pretare, capaci di valorizzare storia, tradizioni e paesaggio.
Penso poi alla Dmo Sibillini e al nuovo portale turistico, che mette in rete territori, operatori e opportunità per promuovere in modo unitario l’Appennino centrale. Il turismo può diventare uno strumento decisivo per creare lavoro e contrastare lo spopolamento.
E ancora il ritorno della Coppa Monte Vettore, una manifestazione storica che unisce sport, montagna e identità locale. Dopo anni di assenza, rivederla tornare significa ritrovare un pezzo della nostra storia e guardare al futuro con fiducia».
Dieci anni dopo quella notte, che messaggio sente di rivolgere agli arquatani?
«Il primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie. La memoria resta il fondamento di tutto ciò che stiamo facendo. In questi dieci anni abbiamo attraversato momenti difficilissimi, ma la nostra comunità non si è mai arresa. Oggi vediamo risultati concreti e nuove opportunità. La strada non è conclusa, ma Arquata ha dimostrato di avere la forza per rialzarsi. Dobbiamo continuare a lavorare insieme affinché la ricostruzione si traduca definitivamente in ritorno alla vita, ai servizi, alle attività economiche e alle relazioni che rendono vivo un territorio».























