Tensioni alle stelle e disfunzioni organizzative al limite del paradosso nell’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) di Ascoli Piceno. A lanciare l’allarme con toni durissimi è la sigla sindacale Fials (Federazione italiana autonomie locali e sanità) che, attraverso una nota firmata dal dirigente provinciale Giorgio Cipollini, denuncia una gestione dell’organico sanitaria a dir poco «grottesca», in grado di mettere a repentaglio sia la salute psico-fisica dei lavoratori, sia l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. La vicenda affonda le sue radici nella riunione sindacale svoltasi a San Benedetto il 21 agosto 2026.

 

Secondo la ricostruzione di Cipollini, in tale occasione, il direttore generale dell’Ast aveva rassicurato le parti sociali annunciando una proroga di due o tre mesi per tutti i contratti a tempo determinato in scadenza il prossimo 15 settembre. Una misura ponte indispensabile non solo per garantire la continuità assistenziale, ma anche per consentire l’avvio formale delle procedure di assunzione a tempo indeterminato attingendo dalla graduatoria del concorso espletato di recente.Tuttavia, quanto accaduto nei giorni immediatamente successivi ha smentito i proclami della direzione.

 

Gli ospedali del Piceno

Su disposizione della dirigenza dell’Area infermieristica, gli incaricati di funzione organizzativa e i coordinatori hanno stilato i turni di servizio del mese di settembre escludendo completamente i lavoratori precari in servizio.

 

Una scelta paradossale che ha spalancato le porte all’unica alternativa gestionale rimasta: il ricorso massiccio allo straordinario e all’istituto delle prestazioni aggiuntive. Il paradosso denunciato dalla Fials è economico prima ancora che organizzativo.

 

A fronte di una politica d’azienda sbandierata come risparmio sul costo del personale per nuove assunzioni, la scelta di far gravare la copertura dei servizi unicamente sulle prestazioni straordinarie si sta traducendo in un salasso per le casse pubbliche: l’impiego delle prestazioni aggiuntive comporta infatti un costo medio stimato di ben 400 euro a turno. Le ripercussioni sul personale sanitario in servizio — in particolare infermieri e Operatori Socio-Sanitari (Oss) — sono drammatiche. Da diversi mesi i Dirigenti Medici e gli Incaricati di Funzione segnalano carenze organiche diventate insostenibili.

 

La dirigenza infermieristica, secondo la ricostruzione della Fials, anziché adottare interventi strutturali, avrebbe continuamente scaricato l’onere sui coordinatori di reparto, spingendoli a tamponare le falle attraverso ordinari strumenti di gestione. Il risultato è un clima lavorativo profondamente deteriorato, segnato da ordini di servizio spesso impartiti solo verbalmente, continui cambi turno imprevisti, prolungamento dell’orario di lavoro fino a 12 ore consecutive, cancellazione dei riposi settimanali e mobilità selvaggia tra reparti.

 

Un quadro che ha innescato acuti livelli di stress da lavoro correlato tra i dipendenti, ormai non più disposti a sacrificare il proprio benessere e l’equilibrio tra vita privata e lavoro. La carenza è talmente accentuata che si registrano casi in cui gli stessi funzionari infermieristici e i coordinatori sono costretti a inserirsi direttamente nei turni di lavoro degli infermieri e, in talune circostanze, persino in quelli degli Oss.

 

La denuncia del sindacato mette in luce anche un profilo di potenziale irregolarità: molti dei provvedimenti d’emergenza verrebbero adottati «in dispregio alle norme contrattuali e regolamentari», compromettendo gravemente le relazioni interpersonali e il clima aziendale nella più grande struttura sanitaria del territorio. La palla passa ora ai vertici dell’Ast e agli organi regionali competenti: la collettività e gli operatori sanitari attendono risposte immediate per evitare che la razionalizzazione dei costi continui a tradursi in un costante ridimensionamento della sanità pubblica locale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA