
Un momento di “Eureka”
Oltre il gesto atletico, oltre il passo, la danza, il circo, il teatro. Qualcosa da rimanere sbalorditi. Da pronunciare, appunto, “Eureka”. Proprio come il titolo dello spettacolo dell’amatissima compagnia di danza diretta dalla ex finalista olimpica Giulia Staccioli (Los Angeles ’84 e Seul ’88), Kataklò, che sarà al teatro Ventidio Basso sabato 24 e domenica 25 marzo (20,30 e 17,30).
“Io ballo piegandomi e contorcendomi” è il significato letterale di Kataklò, e deriva da greco, manco a dirlo, allo stesso modo di Eureka. E pone il timbro su uno show a quadri, il cui cuore pulsante sono le capacità fisiche ed espressive dei cinque performer (Maria Agatiello, Giulio Crocetta, Eleonora Guerrieri, Stefano Ruffato, Marco Zanotti), la scelta delle luci, la ricerca musicale che rendono l’oggetto un sorprendente esperimento comprensibile e apprezzabile da tutti. Che poi è quello che si chiede alla vera arte.
Kataklò, nata nel 1996, è la prima compagnia italiana di athletic theatre. La fondatrice Staccioli si rimette alla prova con la stessa energia di 20 anni fa, mettendo in scena la sua rielaborata e inedita visione di idea, regalando nuovi e poetici quadri in movimento. Lo stile, sin dagli esordi, si basa sull’alta preparazione atletica e sulla notevole tecnica di tutti gli interpreti, chiamati a mettere in campo versatilità e determinazione per sostenere l’impegnativo training fisico. Non a caso la compagnia è internazionalmente riconosciuta per l’alto valore artistico e per la spettacolarità delle produzioni, facendosi portavoce della cultura italiana nel mondo grazie all’assidua collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e il Ministero degli Esteri per eventi, festival e manifestazioni.
Grazie all’inconfondibile e spettacolare fusione di danza, atletismo acrobatico, mimica, humor, suoni, luci e costumi, la ricercatezza della scrittura coreografica e teatrale di Kataklò ha l’emozionante potere di comporre scenari surreali, di creare illusioni e sfidare l’immaginazione, superando ogni confine culturale, linguistico e generazionale. Ideazione, direzione artistica, regia, coreografie sono di Giulia Staccioli con la collaborazione di Alberta Palmisano, il disegno luci è di Marco Farneti.
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Lu. Ca.














