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La Procura chiede la confisca
del Cristo di Michelangelo

ASCOLI - I magistrati di Rimini hanno chiesto di sequestrare la preziosa statuetta attualmente custodita in un caveau di San Marino, ma destinata ad essere esposta al Battistero di piazza Arringo. La richiesta è stata avanzata in quanto opera d'arte esportata all'estero e di grande valore

Il Cristo Morto attribuito a Michelangelo

di Renato Pierantozzi

Dalla Romagna è arrivata una doccia gelata in direzione del Piceno sul caso del Cristo Morto di Michelangelo attualmente custodito in una cassetta di sicurezza di San Marino ed atteso giovedì prossimo Ascoli per essere esposto al Battistero sin dalle prossime settimane. Quando tutto sembrava essere stato sbloccato, dopo anni di cause e intrighi internazionali, con il via libera all’estradizione in Italia, si è mossa di nuovo la magistratura. In particolare la Procura di Rimini ha chiesto la confisca del crocifisso dal valore inestimabile in base alla legge che prevede il ritorno in possesso da parte dello Stato delle opere d’arte esportate all’estero. E così domani, sempre a Rimini, ci sarà l’udienza di fronte al giudice a cui prenderà parte anche l’avvocato ascolano Francesco Ciabattoni, che assiste il proprietario della preziosa statuetta lignea e che ha definito l’ultimo sviluppo come “un fulmine a ciel sereno”.  Il Cristo ligneo attribuito a Michelangelo è atteso in città giovedì prossimo 11 luglio. E’ questa la data che circola negli ambienti ecclesiastici cittadini in vista dell’arrivo in città di un capolavoro, attualmente custodito in un caveau di San Marino, destinato a diventare anche una grande attrazione turistica. La notizia era stata confermata pochi giorni dal vescovo Giovanni D’Ercole durante l’inaugurazione della rinnovata casa del clero “Sant’Emidio” anche se non erano stato fornite date preciso. Dopo sette anni di duro contenzioso giudiziario, tra sequestri e ricorsi, infatti, lo scorso mese di maggio le autorità della Repubblica del Titano hanno dato il via libera alla restituzione della scultura al legittimo proprietario, Andrea Boccardelli. Fino all’ultimo colpo di scena.

 

 

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