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Coronavirus, i vescovi del Piceno:
«Sì alle messe, ma nel rispetto delle regole
Anche questa è carità»

EMERGENZA - Le disposizioni di Giovanni D'Ercole e Carlo Bresciani, rispettivamente delle Diocesi di Ascoli e San Benedetto, a parroci e fedeli, secondo le direttive della Conferenza Episcopale. Le parole di conforto in un momento da entrambi definito «difficile per tutti» 

I vescovi Giovanni D’Ercole e Carlo Bresciani

Nel secondo weekend all’ombra del Coronavirus e caratterizzato da innumerevoli restrizioni, necessarie  per contenere il rischio di contagio, i vescovi del Piceno si pronunciano sulle messe festive. Lo avevano annunciato nelle comunicazioni inviate ai fedeli subito dopo la decisione del Governo centrale di estendere all’intera Nazione i provvedimenti adottati per le zone con casi di contagio. Giovanni D’Ercole, capo della chiesa di Ascoli, e Carlo Bresciani, di San Benedetto Montalto e Ripatransone, alla vigilia della domenica, 8 marzo, danno il via libera alle celebrazioni religiose. Si allineano pertanto alla decisione della Conferenza Episcopale Italiana che dice:  «Nelle aree non a rischio, assicurando il rispetto delle indicazioni del Governo, in tutte le attività pastorali e formative, si ribadisce la possibilità di celebrare la Santa Messa, come di promuovere gli appuntamenti di preghiera che caratterizzano il tempo della Quaresima».

Entrambi gli alti prelati riconoscono, in quello che definiscono «un momento difficile per tutti», l’importanza della preghiera e della fede all’interno delle comunità religiose. Nello stesso tempo però, fanno appello al senso di «responsabilità e alla collaborazione per contribuire al contenimento della diffusione del virus e, questo, fa parte della carità», scrive monsignor Bresciani. Messe sì dunque, ma è vietato lo scambio della pace, le acquasantiere restano vuote, la comunione viene presa in mano e non in bocca, tra i partecipanti alla funzione è necessario mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro e mezzo. «Se si prevede una notevole affluenza, è possibile aumentare il numero delle celebrazioni e non si scarti nemmeno l’ipotesi di celebrare la Santa Messa all’aperto», precisano i vescovi.

Chi non può partecipare alle celebrazioni, in modo particolare gli ammalati o gli anziani cui è raccomandato espressa mente di evitare di uscire di casa, si considerino dispensati dal precetto domenicale. «Se lo ritengono – consigliano i vescovi – possono unirsi in preghiera con le celebrazioni che vengono trasmesse via televisione o via radio».

Domenica 8 marzo alle 11 la diretta della messa celebrata da monsignor Giovanni D’Ercole al Duomo di Ascoli in onda su VeraTv, canale 79.

«Mancando le condizioni per una serena celebrazione eucaristica, in alternativa si esponga il Santissimo Sacramento e si invitino i fedeli a sostare personalmente in chiesa in preghiera, meditando la Parola di Dio della Domenica e, se lo desiderano, si distribuisca loro la santa comunione», aggiunge inoltre monsignor D’Ercole.

«La Caritas, in considerazione delle particolari situazioni di bisogno, continuerà a distribuire pasti in contenitori da asporto, ma sospende ogni altro servizio», precisa il vescovo Bresciani.

Vale sia per la Diocesi di San Benedetto che di Ascoli la sospensione della consueta visita pasquale alle famiglie e ogni attività pastorale con gruppi (catechesi, incontri e ogni altra attività con gruppi di persone). In merito alle visite agli anziani costretti in casa e agli ammalati viene chiesto di prestare la massima attenzione proprio perchè trattasi della categoria più fragile.  

Il vescovo D’Ercole

«Come già ho avuto modo di dire – si legge ancora nella lettera che Giovanni D’Ercole ha inviato a parroci e fedeli – ritengo importante dal punto di vista pastorale assicurare la partecipazione ai Sacramenti, in particolare alla Celebrazione Eucaristica. Specialmente in questi contesti di difficoltà, il rischio è che la paura diventi panico, aggiungendo pesi inutili a quanti già ne stiamo portando. La vicinanza del Signore rassicura e dà pace, come ai discepoli terrorizzati sulla barca sballottata dalle onde del mare in tempesta: “Perché avete paura , gente di poca fede?” (Mt 8, 24). Occorre che questa presenza di Dio sia da tutti percepita attraverso la nostra azione liturgica e pastorale».

 

Il vescovo Bresciani

«La nostra Nazione, ma tutto il mondo, sta vivendo un periodo di grande difficoltà e sofferenza a causa di questo Coronavirus e del suo modo subdolo di diffondersi velocemente e contagiare molte persone. Ciò causa anche molta incertezza e necessità di prendere provvedimenti a tutela della salute dei cittadini.  Ritengo però importante assicurare, per quanto possibile, la partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica. Vogliamo e possiamo vivere intensamente questa Quaresima in famiglia con momenti di preghiera insieme: un’occasione propizia da non trascurare. Poiché siamo costretti a sospendere il catechismo, siano i genitori, in quanto primi educatori, a fare catechismo ai loro figli, trasmettendo la Fede con semplicità e verità: sono certo che sarebbero lezioni d i vita molto efficaci. Poiché tutte le chiese restano comunque aperte, perché non entrare con i propri figli per un momento di preghiera privata, parlando loro del tempo di Quaresima e spiegandone il senso cristiano?».

 



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