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Coronavirus, Teresa Nespeca:
«L’Hospice di San Benedetto
non ha mai chiuso»

EMERGENZA - La struttura era rimasta senza ospiti dopo che un ragazzo aveva deciso di tornare dalla sua famiglia. Le misure imposte per il contenimento del virus, vietando l'accesso alle strutture ospedaliere ai familiari dei pazienti, hanno eliminato le liste di attesa. Il direttore del Distretto dell'Area Vasta 5:  «No all'utilizzo degli spazi per altre funzioni. Restiamo pronti ad eventuali richieste» 

La dottoressa Teresa Nespeca

La malattia provocata dal Coronavirus non è la sola che affligge la popolazione.

E’ la nuova ed in parte ancora sconosciuta, che ha richiesto un dispiegamento di forze, a livello sanitario, inaspettato. Per curare chi si è ammalato e ancor di più per contenere il contagio.

Ma non per questo nell’Area Vasta 5 sono stati accantonati pazienti alle prese con altre patologie, note ma non per questo meno spaventose.

Ruolo importante, durante la fase dell’emergenza lo ha avuto l’Hospice dell’ospedale di San Benedetto che «ha continuato ad accogliere pazienti erogando terapie di supporto e terapie palliative in regime di residenzialità a coloro che sono affetti da patologie in fase terminale». Lo ricordano la Direzione di Area Vasta 5 e il direttore del Distretto di San Benedetto, Teresa Nespeca.

«La struttura – spiega la dottoressa Nespeca –  ha accolto fino a sabato 2 maggio 3 ospiti, due dei quali deceduti nel corso della giornata.  Il terzo è rimasto fino a lunedì pomeriggio, il 4 maggio, fino a quando il ragazzo non ha deciso di tornare dalla sua famiglia e riprendere le terapie oncologiche proposte visto l’inaspettato miglioramento».

Certo è che in questo periodo il servizio ha registrato una battuta d’arresto. In ragione delle misure necessarie per la prevenzione ed il controllo dell’infezione da Sars-Cov-2 gli ambienti ospedalieri sono stati interdetti ai familiari dei pazienti.

«L’Hospice – ha detto la Nespeca – è un luogo di vita dove i pazienti e i familiari condividono il momento più delicato della fase della malattia. Nessuno si è sentito di ricoverare un familiare nella consapevolezza di non potergli essere accanto. Per questo non ci sono state liste di attesa nella struttura. Ora attendiamo le nuove direttive, anche in funzione di come evolverà la pandemia. Chissà che in una eventuale Fase 3 non si possa pensare ad ospitare un malato insieme con un familiare, seguendo precise regole».

Proprio per questo motivo, «per avere la disponibilità immediata per la riattivazione del servizio in qualsiasi momento», la Nespeca esclude l’utilizzo degli spazi dedicati all’Hospice per altre funzioni. 

«Il personale – aggiunge la direttrice – è  momentaneamente utilizzato per attività distrettuali in attesa di rientrare in servizio, presso l’Hospice appunto, non appena se ne crei la necessità».

La proposta «di mantenere attivo l’Hospice di San Benedetto, magari sfruttandone i posti letto per decongestionare altri reparti o residenze», avanzata dal sindacalista della Cisl Giuseppe Donati ha suscitato il commento della Nespeca che a tal proposito ha precisato: «Non ci sono reparti e residenze da decongestionare. In Area Vasta 5, in tutte le Rsa e nelle residenze socio-sanitarie, sia a gestione diretta sia convenzionata, fino a questo momento non si sono registrati contagi da Sars-Cov2».

 



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