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«Messe in sicurezza, le manutenzioni
non saranno a carico dei terremotati»

SISMA – Il chiarimento del commissario Legnini. L’appello per la ricostruzione resta quello di «trovare un nuovo equilibrio tra la necessaria semplificazione e il doveroso controllo di legalità». Il deputato Morgoni (Pd): «Mancano quasi 70.000 domande di contributo dopo 4 anni. Tema da approfondire per capire perché»
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di Federica Nardi

Sull’ipotesi paventata dalla Protezione Civile ai sindaci del cratere di addebitare ai proprietari delle case danneggiate dal terremoto la manutenzione delle messe in sicurezza, oggi finalmente è arrivato un chiarimento. Non dal capo Angelo Borrelli ma dal commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini che (pur non essendo di sua competenza) a domanda del deputato marchigiano Mario Morgoni (Pd) ha chiarito che quell’ipotesi è stata scartata. Ma sul piatto restano diversi temi caldi, soprattutto in vista del Decreto Rilancio. Tanto che Legnini ha rivolto un appello che tocca alcuni punti chiave per permettere di avviare la ricostruzione delle opere pubbliche.

Giovanni Legnini

«Il centro Italia colpito dal sisma del 2016 affronta una doppia gravissima emergenza -dice Legnini. Abbiamo migliaia di opere pubbliche da realizzare, le procedure sono lentissime e lo stato di attuazione è molto basso. Le norme per accelerare la ricostruzione pubblica sono urgentissime. Se non le facciamo ora, quando?».

« Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio tra la necessaria semplificazione e il doveroso controllo di legalità -prosegue- ma occorre assolutamente fare qualcosa, perché altrimenti la ricostruzione di scuole, chiese, cimiteri, municipi, gli interventi per affrontare il dissesto idrogeologico, rischiano di vedere la luce tra anni, quando rischia di essere troppo tardi».

La richiesta è di norme di applicazione generalizzata della procedura negoziata alle opere sotto soglia comunitaria e l’attribuzione di poteri speciali al commissario, delegabili ai presidenti di Regione e sindaci, non generalizzati ma eccezionali, utili per sbloccare le opere incagliate e le procedure più complesse e critiche.

Case lesionate nel Piceno (Foto Andrea Vagnoni)

Tra le misure sollecitate dal commissario la stabilizzazione del personale occupato nella ricostruzione tra i Comuni e gli Uffici Speciali, la proroga dei contratti in corso e nuove assunzioni di personale tecnico. Occorre inoltre per Legnini una norma di collegamento del Sismabonus e dell’Ecobonus con il contributo previsto per la ricostruzione privata nel cratere, oltre ad un Sismabonus specifico per il cratere con soglie di spesa maggiorate che possano essere utilizzate, almeno per il danno lieve, in alternativa al contributo per la ricostruzione delle abitazioni. Una misura articolata in questo senso, sostiene Legnini, sarebbe la più forte semplificazione possibile per la ricostruzione.

Mario Morgoni

Morgoni aggiunge che il tema, oltre a quello urgente del rilancio economico da accompagnare alla ricostruzione privata, è anche quello dei numeri: «Ci stiamo concentrando giustamente sull’accelerazione delle pratiche per la ricostruzione privata. Però su quasi 80.000 domande attese ne abbiamo avute presentate 12.814. Quindi il problema più che a valle è anche gigantesco a monte. Cioè la gente non presenta le domande. Mancano quasi 70.000 domande dopo 4 anni dal terremoto».

«Tema da approfondire per capire quante non si possono presentare perché le case si trovano nei centri storici distrutti, quante non vengono presentate per prendere il Cas, e quante invece per abusi riscontrati in aree vincolate che comportano sanzioni che sono il doppio del costo di costruzione su tutto il fabbricato -conclude-. Un esempio: c’è chi ha un contributo 60.000 euro e una sanzione di 30.000 euro. Se le domande non si fanno rischiamo di fare un danno al paesaggio e alle comunità».

 




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