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Terza corsia A14, il grido della Cna:
«Un’anomalia che va corretta»

VIABILITA' - Sul caso dell'autostrada interviene anche la Confederazione dell'artigianato e della piccola e media impresa del Piceno. Le proteste del direttore Francesco Balloni, del presidente regionale Fita, Roberto Grazioli, e di Barbara Pietrolungo
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Protesta anche la Confederazione dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) del Piceno dopo il mancato inserimento della terza corsia dell’A14 nei progetti della Società Autostrade per l’Italia.

«Prima era stata una promessa – dice il direttore Francesco Balloni – poi il tutto venne rinviato, quindi ripromesso per questo 2022 e ora pare che il progetto sia di nuovo sparito».

Il direttore della Cna Picena Francesco Balloni

Annunciata a fine anno dal il ministro dei trasporti Paola De Micheli, con un investimento previsto di 1,3 miliardi di investimenti, è sparita nel piano industriale 2020-2023 della Società Autostrade.

«Protestiamo – spiega Balloni – con la società che gestisce la tratta e facciamo un forte appello alla regione affinché venga corretta questa anomalia, ovvero bloccare l’ampliamento proprio alle soglie del sud delle Marche. Ci auguriamo che non si voglia proseguire su questa strada che non porta da nessuna parte. Ora più che mai i nostri territori, dal sud delle Marche al nord dell’Abruzzo, hanno bisogno di strumenti concreti e validi per sopravvivere e risollevare la testa».

Una decisione che sta sollevando preoccupazioni e proteste soprattutto da parte degli operatori del settore. Come Roberto Grazioli che della Cna è il presidente regionale dell’autotrasporto merci (Fita).

«L’autotrasporto ha subito un crollo del 30% e non può resistere ancora a lungo di fronte a questa situazione. La terza corsia – dice – è opera fondamentale per le Marche e la fascia adriatica, anche se ci rendiamo conto che i costi di realizzazione sono alti e l’impatto sulle città costiere rilevante. L’unica alternativa – aggiunge Grazioli – sarebbe semmai quella di un arretramento dell’autostrada, facendo diventare il percorso attuale parte della viabilità urbana. In ogni caso l’arretratezza e la lentezza di percorrenza di questo tratto vitale per il Piceno e il sud della Marche non è più sostenibile sia per i disagi ai cittadini sia per la perdita di competitività che comporta per le imprese dell’autotrasporto».

«Il fatto che non si consideri l’importanza della terza corsia – incalza Barbara Pietrolungo, portavoce Cna-Fita per la provincia di Ascoli –  è indice di mentalità poco aperta a un futuro di sviluppo economico e turistico. Penso che tutti noi quando andiamo verso nord all’altezza di Porto Sant’Elpidio ci sentiamo in un altro mondo con l’autostrada a tre corsie. Ritengo che sia di interesse comune, maggiormente per gli autotrasportatori ma non di meno per i cittadini e l’economia delle località turistiche con tutto l’indotto che ne deriva».

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