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Covid, vaccino e gravidanza
Il punto con la ginecologa

INTERVISTA a Elisabetta Garbati, in servizio nell'ospedale di Civitanova: «Ogni donna incinta deve affrontare un colloquio informativo con il professionista sanitario, che nel caso consiglia la vaccinazione»

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Elisabetta Garbati

 

di Federica Nardi

Elisabetta Garbati, ginecologa nel reparto Ostetricia di Civitanova, fa il punto sul rapporto tra Covid e genere. Dal perché la malattia sembri colpire in modo meno grave le donne fino a che punto sia la conoscenza scientifica sul delicato tema del vaccino anti Covid in gravidanza. Nelle Marche le donne positive al virus che devono partorire sono tutte trasferite a Pesaro, dove è stato istituita l’Ostetricia Covid. Ma un anno fa non era così e il reparto di Civitanova fu uno dei primi ad accogliere le future mamme alle prese con il Coronavirus. 

Dottoressa, ci spiega a livello generale se ci sono differenze di genere nel Coronavirus?

«Sì, abbiamo delle differenze di genere. Queste differenze spesso sono legate a meccanismi biologici, sessuali e ormonali. I dati che abbiamo a livello mondiale descrivono casi di Covid femminili come casi che presentano meno complicanze e una minore mortalità rispetto agli uomini».

Da che cosa dipende?

«Il virus penetra nella cellula ospite attraverso il legame tra la proteina spike del virus e il recettore Ace2 presente sulla cellula dell’ospite. L’Ace2 ha una funzione protettiva nei confronti di organi importanti come polmoni, cuore e reni e trova la sua maggiore espressione proprio nell’organismo femminile.

Quando il virus entra l’Ace2 riduce la sua funzionalità. Ma essendo il recettore più presente nel loro organismo, le donne riescono a mantenere dei livelli adeguati di funzionalità degli organi anche se il virus è entrato nei tessuti. Per cui, in caso di contagio, l’organo della donna funziona meglio di quello dell’uomo».

Cambia qualcosa in gravidanza? 

«La gravidanza comporta dei cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di infezioni, anche respiratorie e virali come il Sars-Cov-2. Tuttavia le donne in gravidanza non sembrano avere un maggior rischio di sviluppare infezioni gravi rispetto a una donna non in gravidanza.

La trasmissione al feto è possibile. A oggi viene considerato un evento molto raro, nonostante le evidenze siano scarse. In Italia ci sono stati diversi casi di neonati contagiati ma perlopiù legati al contagio durante o dopo il parto e nessuno con sintomi importanti».

Per quanto riguarda il vaccino e la gravidanza?

«Al momento non ci sono dati sulla sicurezza, cioè su eventuali effetti collaterali, e sull’efficacia su questo target di popolazione (donne sia in gravidanza che durante l’allattamento), quindi c’è ancora un dibattito circa la necessità di fare la vaccinazione a tutte le donne gravide. 

Le indicazioni di tutti i Paesi protendono per offrire la vaccinazione alle donne ad alto rischio, che hanno patologie importanti, polmonari, cardiache o anche che coinvolgono il sistema nervoso centrale. Attualmente non c’è un’indicazione alla vaccinazione anti Covid in gravidanza, quindi l’offerta vaccinale per queste donne è subordinata a una valutazione individuale.

Ogni donna deve affrontare un colloquio informativo con il professionista sanitario che deve individuare le donne più a rischio e che quindi vanno consigliate alla vaccinazione».

E’ di questi giorni la notizia che negli Usa una donna che si era vaccinata ha partorito una bimba che aveva già gli anticorpi

«E’ un caso molto importante, perché è l’unico caso di vaccinazione di donna incinta la cui figlia è nata già con gli anticorpi. La donna, un’operatrice sanitaria, si era vaccinata alla 37esima settimana con il vaccino Moderna.

Gli anticorpi sono stati trovati nel sangue del cordone ombelicale già al momento del parto. Il fatto che la neonata abbia gli anticorpi dimostra un passaggio degli anticorpi materni attraverso la placenta, come avviene per altri vaccini. E’ una scoperta molto importante che ha bisogno di essere supportata da più dati».

 

 



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