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Zona gialla: «I colleghi di lavoro
mangiano dentro al ristorante,
per le famiglie solo tavoli all’aperto»

EMERGENZA CORONAVIRUS - A sollevare il problema dell'incomprensibile norma che regola le riaperture di bar e ristoranti è Tonino Scipioni, titolare del ristorante "Donnarosa" di Roccafluvione e neopresidente dei Ristoratori della Cna di Ascoli

Tonino Scipioni

«Alla stessa persona oggi posso dire che può mangiare al chiuso (in ragione di una convenzione che equipara i ristoranti alla mensa aziendale, ndr), domani devo dirgli che può mangiare solo all’aperto».

Stavolta è Tonino Scipioni, titolare del ristorante “Donnarosa” di Roccafluvione e neopresidente dei Ristoratori della Cna di Ascoli, a commentare le norme che regolano le riaperture di bar e ristoranti, con l’allentamento delle restrizioni anti Covid.

«Regole di sicurezza e salute prima di tutto – afferma – e non si discute.

Ma quello che non si capisce, non si capisce e basta».

Tonino Scipioni rilancia la protesta del “Sistema Cna” e punta i riflettori sul “controsenso” di alcune direttive, alla luce della sua esperienza personale.

«Come ristoratore – spiega Scipioni – posso fare una convenzione, facendo il dovuto iter e le richieste necessarie, con un ufficio o un’azienda del mio territorio ed essere quindi equiparato a una mensa aziendale.

Fatto questo, solo per proseguire nell’esempio, a pranzo o a cena quattro collegi dello stesso ufficio o della stessa fabbrica possono venire nel mio ristorante e mangiare anche al chiuso.

Però se uno di questi, il giorno dopo, vuole venire da me con la moglie o con il marito, posso riservare loro solo  tavoli all’aperto. Se li ho. Altrimenti devo mandarli via perché non posso farli sedere all’interno del locale».

Il discorso scivola poi sui sostegni e la stagione estiva che rischia di essere “rovinata” dal coprifuoco alle ore 22.

«Un’ora in più o in meno di coprifuoco – prosegue Scipioni – cosa cambia? Per l’epidemia certo io non lo so. Ma per un turista che viene nelle nostre zone, dover rinchiudersi in una camera d’albergo prima delle dieci di sera la differenza c’è.

E dobbiamo stare molto attenti perché, ragionando anche solo in Europa e nell’area del Mediterraneo, nazioni come la Grecia e la Spagna si stanno organizzando per avere prenotazioni».

Domande difficili a cui rispondere. Da qui il nuovo accorato appello della Cna Picena alle istituzioni per una “rivisitazione” urgente di alcune norme. E anche qualcosa di significativo sulla tassazione. «La Tari – conclude il neopresidente Cna Ristoratori del Piceno – non è l’Imu che fa riferimento alla proprietà in metri. Ma dovrebbe fare riferimento a quello che si produce e si consuma.

Noi da oltre un anno produciamo poco in termini di servizi e, di conseguenza, consumiamo meno. Perché, allora, questa tassa sul consumo non si abbassa?».

A dare manforte al ristoratore, interviene Francesco Balloni, direttore della Cna Picena: «Urgentissimo, dunque, individuare un rigoroso assetto di regole in grado di far ripartire in sicurezza quel raggruppamento di imprese che operano nel campo della ristorazione. L’unica coca che chiedono, del resto, è la certezza di poter tornare a svolgere la propria attività con un certo grado di regolarità».

«Come ufficio – aggiunge Caterina Mancini, responsabile del settore Agroalimentare per la Cna Picena – siamo attivi per tutti i tipi di sostegno.

Ma quello che i nostri associati ci chiedono maggiormente sono indicazioni precise su come orientarsi per le prenotazioni estive, su cosa fare per i budget necessari all’operatività, su come riprogrammare le commesse per i vari fornitori».

 




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