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2 e 3 gennaio 1972: quella notte ora per ora

VENTUNESIMA puntata della rubrica di Cronache Picene "Ascoli e Sambenedettese, un secolo di rivalità". Storie di sport, ma non solo
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Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Oltre alla rivalità sportiva, talvolta becera, c’è di più. Ci sono realtà figlie di passati gloriosi, che ai due centri hanno conferito prestigio. Ci sono state persone, popoli, storie e culture diverse, di pari dignità, separate solo da una manciata di chilometri, da conoscere, raccontare e tramandare. Accomunate, tutte, da un “eroismo” straordinario, che nessun astio, fazioso e municipalistico, può e deve cancellare. Di cui andare, tutti insieme, indistintamente, orgogliosi. L’amore cieco e sordo per il proprio campanile, il fanatismo che, in ogni campo, tutto avvelena, rischiano di farci ignorare, sia sotto il Torrione che in Piazza del Popolo, il meglio che, su entrambe le sponde, nei più diversi campi, con valore, sacrificio e abnegazione, durante lo scorrere degli ultimi secoli le nostre genti sono riuscite a costruire. A puntate, su Cronache Picene, racconteremo senza presunzione la Storia dei due centri. Sportiva e non. Scritta dai grandi personaggi del passato, soprattutto quelli meno celebri, da tramandare ai più giovani, e ai posteri, spesso ignari. Attraverso le glorie e le infamie, i fasti e le tragedie. Le pagine più esaltanti e i giorni più neri. Senza partigianerie e autoincensamenti di sorta. Senza sconti, che la Storia non può concedere a nessuno. Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Non più cugine invidiose e malevoli. Ma sorelle unite. E regine, entrambe, del Piceno e delle Marche. Non solo sui campi di calcio.

 

PUNTATA n. 21

 

Il treno speciale dei tifosi bianconeri organizzato per Parma-Ascoli

Il ritorno

Il treno dei tifosi ascolani, di ritorno dalla sfortunata trasferta di Parma, avrebbe dovuto cambiare la motrice del convoglio proprio alla stazione di San Benedetto. Arrivo previsto, per effettuare la quanto mai incauta fermata, le 22,40. In inverno a quell’ora nel centro rivierasco, di solito, non gira più neanche un cane. Ma non è così quella sera di domenica 2 gennaio 1972. A quell’ora in stazione si sono raccolti, fin dalle ore 21 secondo le forze dell’ordine, numerosi tifosi della Samb. Solo duecento riferiscono le cronache locali cittadine, che si sforzano di minimizzare gli eventi l’indomani. Almeno cinquecento invece, secondo la Questura. Tifosi che non hanno nessuna intenzione di sgomberare la stazione, nonostante non abbiano nessun motivo plausibile per sostarci. Nè, tanto meno, sono in possesso di un qualsiasi titolo di viaggio, come recitano, in burocratese, i regolamenti, che li autorizzerebbe a sostare su quelle banchine. In ogni caso le poche forze dell’ordine presenti sul posto sono del tutto insufficienti a fronteggiare l’imprevista emergenza che si sta profilando, e nemmeno tentano di sollecitare l’immediato sgombero, che a quel punto, sarebbe d’obbligo. Inoltre i comandi provinciali delle varie forze dell’ordine non vengono allertati sul sospetto e preoccupante assembramento che, ora dopo ora, si sta verificando all’interno della stazione di San Benedetto.

Alle 21,30, vista la situazione fuori controllo, le autorità di pubblica sicurezza decidono le contromisure. Il convoglio dei tifosi che era stato, precauzionalmente, già fatto arrestare nei pressi della stazione di Civitanova Marche, effettuerà lì il cambio della locomotiva, e lì rimarrà fermo. Almeno fino a quando la situazione in quella di San Benedetto non si sarà normalizzata. Qui era prevista anche la fermata del treno di linea successivo, con a bordo la squadra dell’Ascoli. Un direttissimo che viene, a sua volta, fatto arrestare invece nella stazione di Porto San Giorgio, dove il pullman viene immediatamente dirottato per andare a prelevare la squadra e riportarla in Ascoli. Non esistono ancora telefonini e social per diffondere le notizie.

I binari della stazione di San Benedetto bloccati dai manifestanti per il “Rodi” nel 1970

Queste, frammentarie e approssimative, arrivano solo per mezzo delle comunicazioni di servizio delle varie stazioni. In quella di Ascoli cominciano a raccogliersi familiari e amici per recuperare, con le auto, i tifosi di ritorno dalla sfortunata trasferta emiliana. Dal personale della stazione apprendono, inizialmente, di un ritardo sull’orario di arrivo previsto a causa di un allarme bomba sui binari che le forze dell’ordine stanno verificando. Si diffondono, fondate, paura e preoccupazione. In effetti è ancora viva l’impressione nell’opinione pubblica per i numerosi attentati registrati sui treni nell’estate di tre anni prima. Prove generali, per fortuna senza vittime, del sanguinario terrorismo stragista che segnerà tragicamente anche le ferrovie italiane nel decennio successivo. Ma, con il passare delle ore, anche nella stazione di Ascoli, comincia a trapelare la voce del vero motivo del ritardo.

La stazione, teatro di protesta

Poco più di un anno prima, nel dicembre del 1970, la stazione di San Benedetto era stata teatro dalle vivaci proteste della marineria sambenedettese, ma appoggiate dall’intera cittadinanza, a causa dei ritardi nel recupero del relitto del peschereccio “Rodi”. Dopo il naufragio infatti, verificatosi alle 6,30 della mattina del 23 dicembre 1970, a cinque miglia al largo di Grottammare, il relitto, trascinato dalla forte corrente, era andato poi ad incagliarsi sul fondale davanti a Pescara. Si voleva accelerare, a quel punto, solo il recupero delle salme delle dieci vittime di quella tragica mattina, presumibilmente ancora intrappolate nello scafo rovesciato sul fondo, per poter dare loro una degna sepoltura. Operazioni più volte rinviate dalle autorità competenti con sempre diverse motivazioni. Ma la protesta, dopo quella tragedia del mare, aveva assunto soprattutto connotati di carattere sindacale e sociale.

Il dolore straziante per i lutti patiti, le lungaggini, tecniche, ma, soprattutto, burocratiche, per il recupero dei corpi avevano infatti esasperato gli animi. Era stata l’occasione per denunciare ancora, e con più forza adesso, le durissime condizioni di vita e di lavoro dei marittimi, soprattutto di quelli a bordo dei pescherecci oceanici come il “Rodi”, il
trattamento economico mai commisurato ai grandissimi sacrifici, i diritti negati. I binari allora erano stati sbarrati con tronchi di alberi e i carretti dei bagagli. Il blocco, iniziato il 27 dicembre, si era protratto per tre giorni (fino a
quando cioè, il relitto del “Rodi” non venne disincagliato e recuperato) interessando anche la Strada Statale 16 Adriatica e quasi tutte le strade di accesso a San Benedetto. Tutta la città si era ritrovata compatta, allora, al fianco dei manifestanti nella lotta per i loro diritti. Stavolta invece il ritorno in quella stessa stazione, fino a tardissima ora, di qualche centinaio dei tifosi rossoblu più facinorosi, ha motivazioni molto meno nobili. E non ha, nè può avere, nè gli si deve attribuire, in nessun caso, rappresentatività riferibile ad una città intera, o alla tifoseria sambededettese tutta.

Un corridoio del treno invaso dalle schegge dei finestrini andati in frantumi

L’attesa

A bordo del treno dei tifosi, che resta parcheggiato per ore su un binario morto della stazione di Civitanova Marche, invece la situazione viene subito illustrata per quella che è dal personale viaggiante. In previsione del peggio si cominciano ad impartire le istruzioni per quando il convoglio transiterà nella stazione di San Benedetto. Norme comportamentali che, se applicate, permetteranno di contenere decisamente i danni alle persone. Non tutti i passeggeri però le metteranno in pratica. Volutamente. Si raccomanda ai viaggiatori di tenere tende e finestrini degli scompartimenti completamente chiuse. Le luci spente. Si dovrà restare lontani dai finestrini stessi, a cui sarà tassativamente proibito di affacciarsi. Si raccomanda anche di far sdraiare sul pavimento degli scompartimenti, a faccia sotto, le donne e i bambini. Sembra impossibile che ci si stia preparando quasi ad una guerra dopo aver vissuto insieme una emozionante, anche se sfortunata, domenica di sport. Intanto alla stazione di San Benedetto le autorità di pubblica sicurezza e il personale della stazione decidono di parcheggiare, precauzionalmente, diversi vagoni passeggeri vuoti sui binari 1 e 2 davanti alla banchina cioè dove è assiepato il grosso del… comitato di accoglienza.

Si tenta, in qualche maniera, di proteggere con una sorta di improvvisata barriera il passaggio del treno dei tifosi ascolani. A questo punto, sia in stazione, sia a bordo del treno fermo in attesa a Civitanova, appare chiaro e certo a tutti quello che si verificherà al passaggio del convoglio. Ci si prepara a una sassaiola. E in una stazione, o lungo una massicciata ferroviaria, la materia prima, cioè i sassi, abbondano. Un agguato che sarà favorito, escludendo la malafede, e toccando una vetta di straordinaria ed involontaria comicità, dagli altoparlanti della stazione che annunceranno ufficialmente, come se niente fosse, l‘arrivo, sul binario 3, del treno speciale in transito proveniente da Parma e diretto ad Ascoli Piceno. Meglio di una barzelletta vera.

Alcuni dei sassi che hanno raggiunto gli scompartimenti confrontati alle dimensioni di un pacchetto di sigarette

L’agguato

Il treno sfreccia a tutta velocità nella stazione di San Benedetto del Tronto alle 00,40 di quel lunedì 3 gennaio 1972. Finalmente. Dopo ore e ore di attesa al freddo infatti, per gli ultimi irriducibili ancora presenti sulle banchine della
stazione, circa un centinaio, il momento tanto atteso è arrivato. Ma anche per altri, appostati nelle immediate vicinanze, perchè i primi lanci di sassi contro il convoglio si registrano già all’altezza di via Manzoni. Ora tutti possono, finalmente, “salutare” il passaggio degli ascolani. Nella manciata di secondi che impiegano per attraversare al massimo della velocità, la stazione, le sedici carrozze del convoglio vengono raggiunte da un fittissimo lancio di sassi. Molti i vetri dei finestrini che vanno in frantumi. A bordo si registrano i primi ferimenti, per lo più causati proprio dalle schegge dei vetri spaccati. Qualcuno risponde anche al “fuoco” dal treno in corsa, lanciando sugli assalitori tutto quello che si è riuscito a reperire negli scompartimenti. Bottiglie, arance, sacchetti contenenti avanzi di cibarie e, riferiscono voci incontrollabili, anche altro.

Qualcuno, sulla banchina, viene raggiunto dai lanci. Un uomo viene colpito al capo da una bottiglia lanciata dall’ultimo vagone in corsa. Ma non è ancora finita. Anche fuori dalla stazione, all’altezza di via Volta, il convoglio continua ad essere bersaglio di sassate. Una di queste ferisce seriamente alla testa un uomo quarantenne, che sarà successivamente ricoverato all’ospedale di Ascoli per le cure del caso. Nella concitazione generale, alimentata da paura e rabbia, qualcuno dei passeggeri tira il freno d’emergenza. Il treno si arresta all’altezza del sottopasso di via Monfalcone. Il personale viaggiante si prodiga per tranquillizzare i viaggiatori più spaventati e prestare le prime cure ai feriti. Si riparte poco dopo. Ma, subito dopo la sosta forzata, qualcuno dei passeggeri aziona nuovamente il freno di emergenza. Il treno si riarresta una seconda volta nei pressi della piccola stazione di Porto d’Ascoli. Si sono fatte le due e venti, ma anche qui uno sparuto gruppo di persone ha atteso a lungo il passaggio del convoglio speciale dei tifosi ascolani. Le teste più calde a bordo del treno scendono subito a cercare vendetta, azzuffandosi con loro. Un malcapitato, difficile credere ignaro ed estraneo vista l’ora, viene malmenato. Diverse auto in sosta nel piazzale antistante vengono danneggiate.

L’Ascoli 1971-72 campione d’inverno

Si riparte nuovamente dopo il raid vandalico di rappresaglia. Ma non è ancora finita. I sambenedettesi più invasati, non paghi, hanno inseguito con le auto il convoglio fin lungo la Salaria, riuscendo a precederlo proprio grazie alle due fermate di emergenza fuori programma. Già appostati lungo il percorso, da Centobuchi continuano a bersagliare di sassate il treno in corsa fino alla stazioncina di Pagliare di Spinetoli. Quando sono da poco passate le tre il treno speciale dei tifosi dell’Ascoli
reduci da Parma fa il suo ingresso, finalmente, nella stazione di Ascoli. E’ la fine di una nottata da incubo. Ora si possono contare con esattezza i danni. A cose, e a persone. I bollettini ufficiali parlano di nove feriti: otto ascolani e un sambenedettese più un numero imprecisabile di lievemente feriti o contusi, pare una quindicina, che hanno fatto a meno di farsi medicare nei due ospedali. I finestrini andati in frantumi sono diciotto. I vagoni del convoglio rimasti, più o meno gravemente, danneggiati dai “saluti” sambenedettesi sono sedici. Tutti e sedici.

(continua)


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