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Caro bollette, il grido di allarme di Confartigianato: nel Piceno a rischio 3.699 micro e piccole imprese

SOLO nella provincia di Ascoli sono fortemente preoccupate realtà che forniscono occupazione a 12.557 addetti. «E' forte il rischio di una pesante morìa di imprese. Servono quindi interventi nell’immediato e riforme strutturali per riequilibrare questa forte corsa».
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Il caro energia mette a rischio 11.912 micro e piccole imprese nelle province di Ascoli, Fermo e Macerata dove gli addetti sono 40.774. È l’allarme lanciato da Confartigianato, che evidenzia l’impatto sempre più vasto e pesante della folle corsa dei prezzi di gas ed elettricità sulle aziende di 43 settori.

 

Entrando nel dettaglio, nella provincia di Ascoli sono a rischio 3.699 micro e piccole imprese (21,4% del totale) che forniscono occupazione a 12.557 addetti (22,9% del totale). Nel Fermano la preoccupazione è per 2.938 micro e piccole imprese (8.889 addetti, il 17,8%). Infine Macerata dove la grave situazione congiunturale preoccupa 5.275 micro e piccole imprese (19.328 addetti, il 21,5%).

 

“In Italia – fa sapere la Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo – le attività più esposte alla minaccia del lockdown energetico e addirittura della chiusura sono quelle energy intensive: ceramica, vetro, cemento, carta, metallurgia, chimica, raffinazione del petrolio, alimentare, bevande, farmaceutica, gomma e materie plastiche e prodotti in metallo. Ma i rincari dei prezzi dell’energia fanno soffrire anche altri sedici comparti manifatturieri in cui spiccano il tessile, la lavorazione del legno, le attività di stampa, la produzione di accumulatori elettrici e di apparecchi per uso domestico, di motori e accessori per auto, la fornitura e gestione di acqua e rifiuti”.

 

Secondo l’analisi di Confartigianato, gli effetti del caro energia non risparmiano il settore dei servizi, con diciassette comparti sotto pressione a causa dell’escalation dei prezzi di energia elettrica, gas e carburanti. Si tratta del commercio di materie prime agricole e di prodotti alimentari, ristorazione, servizi di assistenza sociale residenziale, servizi di asili nido, attività sportive come piscine e palestre, parchi di divertimento, lavanderie e centri per il benessere fisico. A questi si aggiungono i settori del trasporto colpiti dall’aumento del costo del gasolio: dal trasporto merci su strada ai servizi di trasloco, taxi, noleggio auto e bus con conducente, trasporto marittimo e per vie d’acqua. I rischi si estendono anche alla logistica, con attività come il magazzinaggio e quelle di supporto ai trasporti che subiscono pesanti rincari delle bollette per le attività di refrigerazione delle merci deperibili.

 

Enzo Mengoni, presidente Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli-Fermo: «E’ forte il rischio di una pesante morìa di imprese. Servono quindi interventi nell’immediato e riforme strutturali per riequilibrare questa forte corsa».

 

Confartigianato individua tra le azioni da mettere in campo, l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre, si auspica la creazione di un tetto europeo al prezzo del gas e il recupero del gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico. Vanno quindi sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare Comunità Energetiche e per incrementare l’autoproduzione e sviluppata la tanto richiesta riforma della tassazione dell’energia.

 

Nei giorni scorsi Confartigianato Imprese aveva presentato anche un esposto alle due autorità competenti – “Autorità garante della concorrenza e mercato” e “Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente” – per chiedere di verificare le dinamiche del mercato e la correttezza dell’operato soprattutto degli investitori, per appurare se dietro l’aumento delle tariffe di luce e gas si nasconda un pregiudizio dolosamente preordinato a danno degli operatori economici e dei gestori, che non possono essere quindi direttamente responsabili di eventuali speculazioni.

 




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