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Aborto, le puntualizzazioni del dottor Stefano Ojetti

DAL DOTTOR Stefano Ojetti, ascolano, segretario nazionale dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci), alcune puntualizzazioni sulla legge 194 del 22 maggio 1978 relativa all'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg)
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Il dottor Stefano Ojetti

di Stefano Ojetti

 

(segretario nazionale medici cattolici)

 

In merito ad alcune mie considerazioni relative alla problematica dell’aborto e della denatalità, apparse recentemente sulle colonne del suo giornale, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni in proposito, essendo mia abitudine attenermi sempre a numeri e statistiche obbiettivabili.

 

La legge 194 del 22 maggio 1978, relativa alla Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), prevede all’art. 4 che la donna debba rivolgersi ad un “consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, della L. 29 luglio 1975, o a una struttura sociosanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia”.

 

L’art. 5 della stessa legge recita “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

 

Da ciò si evince che è lo stesso Stato a prevedere, ove possibile, la tutela della maternità con ogni mezzo consentito, nell’aiuto alla donna e al concepito. Nella fattispecie della nostra realtà sanitaria la donna, che abbia deciso sulla IVG volontaria, potrà avvalersi della prestazione di ben quattro medici non obiettori, di un’equipe anestesiologica che assicurerà l’assenza assoluta del dolore, la tutela della sua salute e con un risparmio, in termini economici, che potrà essere impiegato in altri ambiti di salute pubblica come malattie oncologiche, malattie pediatriche ecc.

 

E’ la stessa legge poi che prevede, all’art. 9, l’obiezione di coscienza che autorizza il medico, laddove possibile e in linea con la normativa dell’art. 4, a rimuovere condizioni economiche, sociali, familiari sfavorevoli, così da aiutare la donna in tali situazioni. Non a caso, salvo condizioni d’urgenza dovute a cause di salute, la legge prevede un periodo di sette giorni di riflessione prima di poter accedere all’Ivg.

 

Mi risulta difficile immaginare che un qualsivoglia operatore sanitario, seppur obiettore, possa criminalizzare chi abbia deciso a sottoporsi ad un’Ivg incorrendo, in tal caso, in procedimenti disciplinari da parte dell’Ordine di competenza.

 

E’ altresì, oltre che compito, dovere del medico cercare di salvare ogni vita umana e quindi, nella fattispecie, aiutare la donna a riflettere e a capire l’atto che sta per compiere.

 

L’aborto è comunque una sconfitta, è una sconfitta per la donna che nella maggior parte dei casi porterà con sé per tutto il resto della propria vita i segni di quella sofferenza, una sconfitta per il medico che non ha avuto la capacità di entrare nel vissuto di quella donna e nel non esser stato capace nell’aiutarla psicologicamente, per la società che non è stata capace di provvedere nel risolvere eventuali problematiche di tipo economico e sociale, spesso, condizionanti tali decisioni.

 

Ed è in questo contesto che si inserisce il problema della denatalità che il non voler affrontare è un po’ come volersi coprire gli occhi.

 

Non bisogna essere particolarmente esperti per capire, essendo terzultimi per tasso di fecondità in Europa, che da qui a qualche decennio saremo una popolazione di anziani, come i numeri e non le teorie ci dicono, con un decremento del Pil e un Welfare che non permetteranno più ai nostri figli e nipoti di poter accedere ad un sistema pensionistico.

 

Siamo certi che è questo che desideriamo?

 

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