
Marco Fioravanti e alle spalle una immagine panoramica di San Benedetto
di Pier Paolo Flammini
Come non accogliere positivamente le parole del sindaco di Ascoli Marco Fioravanti (leggi qui), in merito all’opportunità di una maggiore collaborazione tra costa ed entroterra piceno? Marco Fioravanti, nonostante la relativa giovane età, si sta dimostrando un politico di rilievo, almeno nell’ambito locale: il più giovane sindaco nella storia di Ascoli, agevolato dalla conquista del potere della destra a traino meloniano, per la prima volta e in contemporanea, ad Ancona e Roma (oltre che Ascoli), non si muove soltanto in ambito cittadino ma con un orizzonte politico più esteso.
Le parole di “distensione” da lui scritte non possono che essere approvate da tutti: basta divisioni storiche tra Ascoli e San Benedetto, ha scritto il sindaco, e ha aggiunto che le due città non devono essere percepite come realtà in competizione, ma come poli complementari di un territorio ricco di potenzialità, storia ed energie imprenditoriali.
Qualcuno potrebbe obiettare che si sia nel solco di banali ovvietà buoniste, ma certo nell’epoca trumpiana anche questo è meritevole di essere sottolineato positivamente. Chi fa giornalismo e deve commentare le notizie, ha il diritto (dovere) di approfondire ulteriormente per evitare che le parole restino buoni propositi utili a riempire il vuoto tra un like, un commento e il prossimo tormentone.
Chiediamoci: in che modo il Piceno può aumentare la propria unità, e se davvero il “campanilismo” rappresenti un freno a mano per il territorio. Non è facile dare pareri di tipo scientifico: intendiamo, per fare un esempio, uno studio di tipo sociologico ed economico di quelli spesso condotti, su commissione, dall’Università Politecnica delle Marche. Bisogna, quindi, affidarsi alla cronaca (giornalistica) per non restare preda di un vago sentimento che rischia di rimanere tradito dai fatti.
In alcuni ambiti, sotto elencati, è possibile davvero lavorare in sinergia; molti servizi (si pensi alla Sanità) sono già gestiti in comunione; altri sono frazionati, e potrebbero trovare una sintesi univoca e armoniosa, come chiesto da Fioravanti.
ISTRUZIONE Ce ne occupammo, ma nonostante il clamore che la vicenda suscitò (clicca qui), nulla è cambiato. La Regione Marche, dopo anni di richieste non ascoltate da parte della scuola stessa corroborata dalle associazioni imprenditoriali, a fine 2024 finalmente assegnò gli indirizzi tecnici di “Meccanica, meccatronica e energia” e “Elettronica e elettrotecnica” all’Istituto Guastaferro di San Benedetto. Ma nel giro di due settimane, ecco la retromarcia clamorosa: la stessa giunta Acquaroli annullò la delibera precedente. Il motivo? La pressione proprio dell’Amministrazione Fioravanti perché quel corso assegnato al Guastaferro andava a indebolire l’industriale “Fermi” di Ascoli. Il risultato complessivo, però, è una provincia meno, forte, sicuramente divisa.
SANITA’ L’ospedale “di primo livello su due plessi”, per quanto complicato anche da immaginare, è una realtà (almeno sui due plessi, sul primo livello c’è da ragionare). Non ci addentriamo nell’elencare come sono dislocati i servizi nei due ospedali, cosa che viene spesso ripetuta, a seconda delle situazioni, da una parte e dall’altra. Bisogna però capire che quanto avvenuto rispetto all’Atto Aziendale dell’Ast di Ascoli giusto un anno fa, per Punto Nascite. Solo uno scriteriato può chiedere che questo venga soppresso al Mazzoni perché al di sotto di 500 nascite annue; tuttavia su pressione di Fioravanti quello da lui chiesto in Consiglio Comunale venne scritto nell’Atto Aziendale l’ultimo giorno prima della partenza del precedente direttore Nicoletta Natalini, cancellando il dato precedente a norma di legge: il punto nascite prevalente dell’Ast divenne il “Mazzoni” anziché l’ospedale di San Benedetto nonostante le nascite numericamente superiori. La vicenda, comunque la si voglia interpretare, è stata letta dalla popolazione sambenedettese come una prevaricazione politica e sicuramente non ha agevolato quel clima cordiale come dalla comunicazione odierna di Fioravanti.

In senso orario Piazza Arringo ad Ascoli, la spiaggia di San Benedetto, panorama di Grottammare dal Paese Alto, il lago di Pilato sul Monte Vettore
TURISMO Negli ultimi due anni, su impulso del Comune di San Benedetto, è stata avviato un processo interessante, chiamato Dmo Riviera e Borghi del Piceno: aggrega imprenditori, associazioni economiche, culturali, ambientali, e gli enti locali. Sette comuni all’inizio, partendo dalla costa picena ai comuni della prima fascia collinare, ampliato nel tempo (ad esempio anche Offida), con l’obiettivo non di realizzare una “vetrina” (pagine on line, social, eccetera: il mondo l’è pieno, costa poco lavoro e lo fan tutti), ma di gestire il management turistico al quale, poi, affiancare il marketing. Purtroppo, per completare il Dmo, mancano Ascoli e poi, a seguire, i Sibillini. Si dirà che l’Amministrazione Fioravanti, qualche mese dopo, ha avvitato èPiceno, che ha un obiettivo più di marketing che di management. Se si vogliono unire le forze, questo doppio percorso non va bene: occorre alzare l’asticella.
RIFIUTI Non sappiamo perché, fatto sta che ad oggi il servizio di raccolta dei rifiuti viene gestito dalla Picenambiente in tutti i comuni del Piceno, ma non ad Ascoli, dove si trova la discarica, perché la gestione è effettuata dalla partecipata Ascoli Servizi Comunali. Una unione delle due società potrebbe aiutare? Non lo sappiamo, ma sicuramente andrebbe nell’ottica di una “città picena”.

Spazzafumo e Fioravanti
POLITICA Con l’Amministrazione Spazzafumo, a San Benedetto, sembrava esserci una concordia che veniva criticata anche per l’eccesso di politicizzazione, verso destra e verso Ascoli, del sindaco civico della Riviera: le foto abbracciati in Piazza del Popolo e le dichiarazioni di comunione d’intenti hanno accompagnato la comunicazione della prima fase del mandato Spazzafumo. Il sambenedettese ha anche agevolato la concordia con alcune nomine a prova di campanilismo. Due i dirigenti vacanti, entrambi pesanti (Urbanistica e Lavori Pubblici). Senza dilungarci nella casistica, la prima nomina, per capire le intenzioni, riguardò l’ascolano Giorgio Giantomassi (clicca qui), consigliere della Fondazione Carisap. Cosa poteva fare di più Spazzafumo? I problemi semmai, a detta del sindaco di San Benedetto, sono sorti quando Spazzafumo ha chiesto collaborazione per l’elezione del sambenedettese Marco Perosa alla presidenza della Ciip, trovando invece contrarietà da parte di Fioravanti (secondo Spazzafumo le due crisi politiche successive alla nomina di Perosa, innescate da San Benedetto Viva e Centro Civico Popolare, hanno relazione con quanto accaduto).
A breve ci saranno altre nomine importanti: la Start Plus, la Provincia. Come ci si intende muovere?

Centro di San Benedetto, panorama
CO-CAPOLUOGO DI PROVINCIA Il tema entrerà nella campagna elettorale sambenedettese; è da anni che se ne parla. Ovvero quello di rendere il Piceno una provincia con doppio capoluogo, Ascoli-San Benedetto, sulla falsariga di Forlì-Cesena, ad esempio (senza citare Pesaro-Urbino). Anche perché il deputato sambenedettese Giorgio Fede (M5S) sta per depositare in tal senso una proposta di legge, estesa forse ad altre realtà simili in Italia: «Il co-capoluogo non toglie nulla al capoluogo esistente, ma riconosce all’altra città un ruolo paritario». Aggiungiamo: San Benedetto soffre di un doppio limite per accedere a importanti finanziamenti, quello dei 50 mila abitanti e quello di non essere capoluogo di provincia. Se estendiamo la riflessione che i 50mila abitanti lo sono solo sulla carta (il fazzoletto di terra che va da Monteprandone a Grottammare, passando per Acquaviva ed eventualmente Cupra, è meno della metà del territorio di Ascoli), capiamo che uno dei problemi di San Benedetto sta il sottodimensionamento delle entrate statali (clicca qui), oltre che alla gestione urbana frazionata tra diverse Amministrazioni di quella che in realtà è una sola città (clicca qui).
Riguardo questa possibilità di far arrivare ulteriore ricchezza nel Piceno, sarebbe cosa buona che la prossima Amministrazione sambenedettese collaborasse con l’Amministrazione Fioravanti per far sì che il tutto avvenga senza gli stantii e dannosi campanilismi giustamente commentati dall’attuale primo cittadino ascolano.
Insomma, le cose da fare sono tante, e non semplici, ma per il bene collettivo occorreranno uomini di buona volontà capaci di farle camminare insieme alle proprie gambe.
«Basta campanilismo tra Ascoli e San Benedetto, il futuro del Piceno si costruisce insieme»
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