Piazza del Popolo, con le sue iconiche logge (foto di Goffredo Zucchetti)

Dopo il primo articolo, dedicato alle testimonianze rinascimentali esistenti soprattutto nelle adiacenze di Piazza Arringo, in questo secondo pezzo il focus sarà su altri monumenti degni di nota, appartenenti al periodo storico citato. Per ragioni di spazio verranno citati solo monumenti presenti nel centro storico, tralasciandone alcuni, pur meritevoli di attenzione: uno per tutti, il bellissimo lavatoio pubblico (XVI secolo) di Porta Romana.

 

Piazza del Popolo. Della piazza più iconica della città sono state scritte pagine e pagine e potrebbe sembrare pleonastico dedicare ad essa un articolo; la bellezza del luogo e la sua storia plurisecolare “costringono” ad occuparsene di nuovo. La piazza è molto antica, e qui era ubicato probabilmente il forum romano, all’incrocio del decumanus maximus (attuale Corso Mazzini) con l’altra direttrice viaria fondamentale, il cardo maximus (individuabile nell’attuale Via del Trivio). L’attuale aspetto viene assunto nel Cinquecento quando gli spazi disordinati delle botteghe medievali che affacciavano sulla piazza furono sistemati secondo i modelli architettonici e i canoni stilistici rinascimentali. Nacque così un loggiato (per gli ascolani, li logge, in dialetto) elegante e armonioso, pur avendo gli archi disuguali, per via della diversa estensione delle proprietà.

 

Palazzo dei Capitani del Popolo (foto di Goffredo Zucchetti)

La piazza, da sempre “cuore” della città, è caratterizzata dalla presenza di palazzi e monumenti-simbolo dei poteri cittadini: politico (il Palazzo dei Capitani); religioso (le forme gotiche della chiesa di San Francesco); commerciale (il loggiato della piazza e la Loggia dei Mercanti).

 

Palazzo dei Capitani del Popolo. La sua “forma” attuale è rinascimentale, ma l’edificio ha una storia lunga e complessa. Vale la pena di ripercorrerla, almeno per sommi capi. Nel piano interrato, l’area archeologica ci riporta all’epoca romana, con diversi strati pavimentali che arrivano fino all’epoca medievale.

 

Le logge (foto di Goffredo Zucchetti)

Il palazzo vero e proprio nasce nel sec. XIII, con la fusione di tre diversi edifici e di una torre gentilizia, «riadattata a campanile» come altre in città (una per tutte, quella di Santa Maria Intervineas). Nel Quattrocento, l’edificio fu ampliato e, all’inizio del Cinquecento, fu realizzata la facciata posteriore, su progetto di Cola dell’Amatrice.

 

Nel 1535 (il giorno di Natale) il Palazzo subì un incendio devastante; fu ristrutturato a metà secolo, con la realizzazione del bel cortile interno, con tre ordini di logge, su disegno dell’ascolano Camillo Merli. Fu inserito il maestoso portale d’ingresso, al quale si accede con un’ampia scalinata e sopra il quale fu sistemato il monumento al pontefice Paolo III, della famiglia Farnese.

 

La cosiddetta “finestra di Cola” (foto di C. Perugini)

La finestra di Cola. Sulla facciata del Palazzo dei Capitani (ora coperta per i lavori di restauro), vicino alla grande lapide che ricorda il discorso qui tenuto da Giuseppe Garibaldi (l’epigrafe fu dettata dal Giosuè Carducci: «Giuseppe Garibaldi/ di qui/ il 25 gennaio 1849 parlò al popolo/ commovendolo alla guerra/ contro la signoria austriaca e papale»), si apre una finestra che reca, sull’architrave, la scritta DIFFICILE PLACERE MULTIS. La tradizione vuole che sia stata realizzata da Cola dell’Amatrice come ironica risposta alle critiche dei cittadini.

 

La Loggia dei Mercanti (foto di Gabriele Vecchioni)

La Loggia dei Mercanti. Lo splendido loggiato è addossato al fianco destro della chiesa monumentale di San Francesco, sul lato settentrionale di Piazza del Popolo. I due pilastri d’angolo e le quattro colonne poggiano su alti piedistalli di travertino quadrangolari (il termine esatto è “dadi”) e la copertura ha una merlatura alla ghibellina (a coda di rondine). La loggia fu eretta per volontà della potente Corporazione della Lana. Sotto il porticato, sulla parete, è murata una lastra di travertino (del 1569) con le misure standard dei laterizi (mattoni e coppi) autorizzati per le costruzioni in città.

 

Il Chiostro Maggiore di San Francesco (foto di Goffredo Zucchetti)

Il Chiostro Maggiore di San Francesco fa parte, insieme al Chiostro minore e al convento, fa parte del complesso della chiesa omonima. L’ampio spazio quadrangolare, delimitato da un portico di 20 archi a sesto pieno e con un bel pozzo trecentesco di travertino al centro con le specchiature divise da colonne tortili di gusto gotico, è conosciuto dagli ascolani come Piazza della verdura perché nei giorni feriali vi si tiene il mercato delle erbe. È uno degli spazi iconici della città, assai frequentato dagli ascolani e legato alla rievocazione storica della Quintana: dal lato di Via del Trivio parte il corteo che, prima del torneo di agosto, arriva a Piazza Arringo dove, sul sagrato del Duomo, ha luogo la suggestiva cerimonia dell’Offerta dei Ceri.

 

Palazzo Malaspina (foto di C. Perugini)

Palazzo Malaspina. Seguendo verso est (a piedi) lungo Corso Mazzini, poco dopo aver superato la cosiddetta Fontana dei cani si incontra Palazzo Malaspina che affaccia su quella che è una delle vie più importanti di Ascoli Piceno, l’antico, già citato decumano. Il progetto del palazzo, una delle testimonianze dell’architettura rinascimentale cittadina, è della prima metà del Cinquecento e si deve a Nicola Filotesio, alias Cola dell’Amatrice. Prevedeva due grandi portali gemelli “a bugne raggiate” e un triplice ordine di finestre. In alto, un originale loggiato, col tetto sostenuto da colonne lavorate che imitano tronchi d’albero, a ricordare il casato dei committenti (il nome completo della famiglia era “Malaspina, ramo Spino fiorito”).

 

La costruzione è un tipico palazzo rinascimentale di abitazione cittadina, dalle forme semplici (ha il volume di un parallelepipedo) e le facciate scandite dai piani modulati dalle finestre, con all’interno un ampio cortile loggiato. L’edificio ha un ampio giardino interno, con una caratteristica fontana cinquecentesca con la singolare statua di una melusina, una sirena bicaudata.

 

Come già esposto nella precedente puntata, altri monumenti avrebbero meritato di essere citati, in particolare quelli di edilizia militare.

Il Forte Malatesta, edificato su un’antica fortificazione romana, fu, in pratica, ricostruita in epoca rinascimentale. Oggi è sede del Museo dell’Alto Medioevo e location di eventi culturali. La Fortezza Pia domina, dal Colle Pelasgico, i quartieri occidentali della città. Ha un’origine antichissima (forse di epoca piceno-sabina e ha avuto, nei secoli, una storia travagliata.

Piazza del Popolo (foto di Goffredo Zucchetti)

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