
Tullio Pericoli (Foto Vagnoni)
di Franco De Marco
C’è molta Ascoli, in personaggi e naturalmente in ambiente e paesaggio, nel nuovo delizioso libro, da oggi nelle librerie di tutta Italia, scritto da Tullio Pericoli grande pittore e disegnatore nato a Colli del Tronto. Il libro, nella collana “Piccola Biblioteca 735” di Adelphi, si intitola “Incroci” e illustra – questa volta con le parole e non con la matita, ma è, sostanzialmente, la medesima tecnica piena di talento e sensibilità umana – ventidue profili di persone che hanno segnato la vita di Tullio Pericoli.
Accanto a grandi personaggi della cultura italiana, come Eugenio Montale, Cesare Zavattini – se non ci fosse stato lui molto probabilmente Tullio Pericoli non sarebbe diventato il grande artista che è – Umberto Eco, Giorgio Bocca, Giovanni Testori, Andrea Zanzotto, Livio Garzanti, Italo Pietra ed altri tutti di primissimo piano, ci sono, guarda un po’, i professori Giuseppe Loggi (greco) e Ugo Toria (filosofia) che Tullio Pericoli ha avuto al Liceo classico “Francesco Stabili” di Ascoli e che hanno avuto un ruolo molto importante, ma molto, come lui confessa, nella sua formazione giovanile.
Non solo. Nel libro c’è anche l’indelebile e ricordo di Iolanda, ventenne “donna di servizio” nella casa di Colli del Tronto dell’allora bambino Tullio, per la quale aveva un debole. Poi c’è naturalmente il paesaggio di Colli del Tronto, fonte di ispirazione per tante opere, e c’è, nell’ultimo capitolo, un omaggio al Monte Sibilla, alla Sibilla e all’Infernaccio. Montagna non solo montagna ma anche mistero, sogno e magia. Persone e luoghi che non hanno mai abbandonato la mente e il cuore di Tullio Pericoli nonostante gli anni trascorsi e lo snodarsi di una straordinaria carriera meritata e fortunata conquistata passo passo grazie al talento, allo studio, all’applicazione e alla capacità di “assorbire” da personaggi di immenso spessore culturale.
«Devo molto a Toria e a Loggi. Sono stati fondamentali per la mia formazione – confessa Tullio Pericoli a “Cronache Picene” – Toria insegnava filosofia ma ci parlava di tutt’altro. Di cinema, ad esempio, di regia, del meccanismo del lungometraggio. Aveva un modo molto particolare di insegnare. Ci apriva la mente su tanti mondi. Non solo filosofia. A noi studenti, e a me in particolare, piaceva tantisimo. Il professor Toria – scrive Tullio Pericoli – era alto e tutti gli angoli del suo corpo e dei suoi abiti erano angoli retti. Un giorno prese un gesso candido e intero e lo scagliò al di sopra delle nostre teste. Poi prese un nuovo pezzo di gesso e, cominciando dal punto più estremo a sinistra, disegnò sulla lavagna uno zero, una virgola, poi un altro zero e poi ancora uno zero uno zero uno zero. Dopo l’ultimo zero scrisse uno. Disse: ho modificato dello zero virgola zero zero zero… uno l’equilibrio dell’Universo. Quel gesto e quella frase per me divennero un’ossessione».
Il ricordo del professor Loggi? «Lui insegnava greco. Anche a lui devo molto. Aveva capito subito che io amavo disegnare. Tanto che, durante le sue lezioni, mi dava il permesso di disegnare. Un giorno, passando vicino al mio banco, mentre svolgeva la sua lezione, mi disse: “Pericoli, impara l’arte e mettila da parte”. Devo molto a questi due insegnanti. Li ho sempre portati con me. I loro insegnamenti mi hanno fatto crescere. Loggi – scrive il Maestro di Colli del Tronto – era un profondo conoscitore dei lirici greci. Eravamo ragazzi al primo liceo, cosa potevamo capire e apprezzare dei lirici greci? In Ascoli! Cosa potevamo avere in comune con Alceo e Saffo? Lui all’inizio di ogni lezione, come a esergo delle sue future parole, pronunciava questa frase: voi non potrete capire. Non potrete o non potete ma la differenza è poca. Quella premessa era uno stimolo e l’avviso di un inizio di un piacere: quello di pensare, di immaginare, di avere la mente in movimento, aperta a nuovi, possibili usi». Il professor Loggi era di un rigore totale, serio, il professor Toria, anche lui preparatissimo, una montagna di saperi, però fuori dagli schemi soprattutto per quei tempi. Generazioni e generazioni di ascolani si sono formati con i loro insegnamenti.
“Incroci” è un libro che si legge tutto d’un fiato. Tullio Pericoli, forse per la prima volta, lui sempre molto riservato, si mette a nudo, fa outing, e con la sua proverbiale meticolosità, come quando adopera sapientemente la punta della matita per interpretare paesaggi e stati dell’animo, esterni ed interni, racconta questi grandi personaggi che hanno tutti segnato la sua vita personale e professionale tra sentimenti e contatti fisici e soprattutto desiderio di conoscere, allargare il proprio orizzonte, capire. Ci sono tanti particolari che incuriosiscono il lettore e fanno scattare, diciamolo, anche un po’ di invidia: Tullio Pericoli, una volta approdato a Milano dalla piccola provincia ascolana, ha avuto la possibilità di incontrare i maggiori intellettuali italiani. Nel racconto c’è anche un Tullio Pericoli assetato di sapere, che scopre la Redazione e i giornalisti del Giorno, che si confronta con altri grandi artisti già affermati e dei quali diventa amico. Portò spesso Bocca ed Eco nella sua casa di Rosara. Zavattini però resta la pietra miliare della sua carriera. Dopo aver visto i suoi disegni gli disse: «Tu non devi fare l’avvocato. Ma non devi venire a Roma. Devi andare a Milano».
Davvero tenero, dolcissimo, l’episodio di Iolanda con la quale percorreva le strade di Colli del Tronto. Ad un certo punto Iolanda ebbe la notizia che “E’ ritornato Zè”. Forse il suo fidanzato. Anche il piccolo Tullio, pur non sapendo nulla, si entusiasmò a questa notizia che volle condividere con suo padre il quale gli disse gelandolo: “E chi è questo Zè?”. Il libro si apre con Iolanda e si chiude con la Sibilla con tanto di disegno-mappa di Rifugio, sentiero, crinale, Infernaccio, monte e Grotta. Parlando del Monte Sibilla forse Tullio Pericoli rivela definitivamente la sua ispirazione pittorica: “guardare il paesaggio che si allontana, scoprirne ad ogni sosta mutamenti”.
Con Adelphi Tullio Pericoli ha già pubblicato I ritratti (2009), Otto scrittori (2003), La casa ideale di Robert Louis Stevenson (2004, nuova edizione nel 2017), Robinson Crusoe di Daniel Defoe (2007), Attraverso l’albero (2012), I paesaggi (2013), Pensieri della mano (2014) e Piccolo teatro (2016).
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