
Piero Celani
di Renato Pierantozzi
(fotoservizio di Andrea Vagnoni)
«Il nostro primo impegno è dare stabilità alle aziende che ci sono e creare una nuova attrattiva economica per portarne di nuove. Se un’azienda viene qua con un progetto serio assumendo e impegnandosi a rimanere per tanto tempo nel Piceno, il Comune è pronto a dare terra, capannoni e tasse locali gratis per diversi anni. Senza agganciarci al direttore di turno che garantisce l’assunzione di 2 o 3 amici. Quello non è sviluppo economico né industriale». E’ il progetto di Piero Celani che a distanza di quindici anni vuole tornare a fare il sindaco. Sessantotto anni, ingegnere, professore in pensione, sindaco (1999-2009), presidente della Provincia (2009-2014) e dal 2015 consigliere regionale ed ora vice presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche. Ora si ricandida per la terza volta a palazzo Arengo con una coalizione di sei liste civiche (Ascoli x Ascoli, Forza Popolare, Celani sindaco, Ascoli nel futuro, Movimento ascolano e Pensiero Popolare Piceno) chiaramente di centrodestra. Instancabile come sempre, è capace di sostenere i tremendi ritmi di una giornata di campagna elettorale tra Ascoli e Ancona mangiando soltanto un gelato. Il suo primo pensiero è per il lavoro dunque non risparmiando frecciate a qualche manager candidato in altre liste.
Vice presidente Celani, si candida perchè forse non si trova bene per caso ad Ancona?

Piero Celani e Anna Maria Rozzi
«Niente affatto. In tanti mi dicono “chi te lo fa fare, la città sta messa male….ci sarà da lavorare un sacco…fateli spallare”. In Regione sto vivendo un’esperienza bellissima, che continuo anche durante la campagna elettorale, che ti permette di vivere le cose con una prospettiva complessiva e diversa che non è quella della buca o del marciapiede da sistemare. Mi candido perché dopo aver ricevuto tanto da questa città e dagli ascolani voglio ora ridare qualcosa mettendo a disposizione la mia esperienza e l’entusiasmo visto anche quello che è successo soprattutto negli cinque anni. Dalla Regione si vede una città isolata al di là degli spot del sindaco che va incontrando il re d’Arabia o la regina Elisabetta. Devo confessare che mi sento più carico oggi che nel 1999. Sarà per incoscienza o forse perché prima non capivo. Ma sarebbe stato da irresponsabili non candidarsi».
Quindi non si ricandida per ripicca visto che il tavolo nazionale del centro destra ha preferito Fioravanti a lei?
«Ma quale ripicca. Anzi specifichiamo bene come stanno le cose. Innanzitutto al mio partito e agli amici romani ho sempre detto, molto molto tempo prima, soprattutto dopo l’esito del voto del 4 marzo, di non fare forzature e che c’erano tanti amici pronti a seguirmi. E quindi eccomi qui, dentro al sistema e dentro Forza Italia. Ora presentiamo un progetto maturo. Sto incontrando tanti imprenditori e ho percepito da loro anche la paura che non ci fosse stato un progetto alternativo. Qualcuno mi ha detto che si è sentito liberato quando ha visto la nostra discesa in campo rallentando anche la firma di accordi e la definizione di progetti».
Scusi Celani, ma qual è il “vero” centrodestra? Il suo o quello di Fioravanti visto che il simbolo di Forza Italia campeggia ancora nei manifesti dello sfidante?
«Io sono il centrodestra, loro non sono nulla. Il centrodestra in città è nato nel 1995, dopo la fine della Dc, tra Forza Italia e il Ccd-Cd. Poi coinvolgemmo anche gli ex missini. Potevamo vincere nel 1995 se non ci fosse stata la spaccatura (tra Cappelli e Cenciarini, ndr). Poi nel 1999 vincemmo dando vita ad un’esperienza bellissima a strettissimo contatto con la città. Ogni settimana con il compianto assessore Giovanni Angelini andavano a cena nella frazioni, a casa della gente. Riguardo al simbolo vedo che ancora sta esposto, ma a me interessano i valori che ci sono dietro e non le patacche da appendere. Sono cose puerili ed infantili visto che poi sulla scheda il simbolo non ci sarà. E poi c’è da dire anche un’altra cosa».
Quale?
«E’ vero che sull’accordo nazionale c’è la firma di Berlusconi. Ma l’accordo prevede che la candidatura a sindaco andasse a Fratelli d’Italia e non a Marco Fioravanti. A noi, sul territorio, il nome di Fioravanti non ci è andato bene come detto subito dai vertici regionali che sin da subito avevano preannunciato ripercussioni. Eccole».
Da dove ripartirà in caso di elezione?
«La “macchina” la conosco già e in due giorno possiamo partire. Ma come prima cosa voglio vedere bene i conti e faremo fare una certificazione dei bilanci. Anche perché mi giunge voce di qualche scricchiolio. Mi chiedo come si metterà mano alla spesa corrente visto che non ci sono più gli introiti dal gas, della discarica e di qualche farmacia? E’ stato distrutto tutto. Nel 2003, da sindaco, dopo che era uscita la legge che il Comune non poteva avere più le cosiddette gestione dirette avevamo creato le società del gas e dei rifiuti. Sempre da sindaco con due presidenti della Provincia di colore opposto come Colonnella e Rossi riuscii a realizzare tre nuove vasche a Relluce riconoscendo il disagio ambientale. Gli altri (il riferimento è sempre a Castelli, ndr), invece, pur avendo il sottoscritto come presidente della Provincia per cinque anni non sono riusciti a combinare niente. Il gas poi è stato venduto all’Estra che è una multinazionale più grande della Saba che ha ormai il monopolio e per fortuna che non sono state cedute le reti. Ai miei tempi ci lavoravano quattro persone al gas ora ce ne stanno trenta».
Rilancio del centro storico e accessibilità, che cosa propone?
«La priorità è migliore l’accesso soprattutto in certe zone. I varchi vanno ristudiati, magari a tempo rivendendo anche la viabilità intorno all’ex Carisap e Corso Mazzini individuando delle aree dove, a partire da una certa ora, ci sia un passeggio in sicurezza».
Quale sarà uno dei primi provvedimenti che prenderà?
«Convocherò sin da subito le organizzazioni di categoria e dei proprietari per vedere la situazione degli immobili sfitti. Inoltre bisogna mettere a reddito le proprietà comunali. E’ assurdo che ci siano immobili che da 15 anni attendono di essere recuperati. Gli artigiani devono tornare in centro e sono pronto a studiare anche la modalità per dare in locazione gratis per i primi due anni queste strutture in modo da far partire le attività. E poi fare un censimento veloce delle periferie che sono state abbandonate per vedere i primi interventi da fare. Hanno bisogno di centri di aggregazione e non solo di strade e fogne. Bisogna vedere i servizi che servono. Inoltre studieremo subito qualcosa per l’estate ascolana con un collaboratore che è stato con me anche in passato. Metteremo giù un programma veloce con le poche risorse che troveremo e poi nascerà, per i prossimi anni, qualcosa di straordinario, da aprile a settembre, per tutta la città».
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