
Un’aula del Tribunale di Ascoli
di Serena Reda
Sebbene il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, ammetta di non capirne le ragioni, più di cinquemila togati sono in sciopero in tutta Italia. La protesta investe giudici di pace, vice procuratori onorari e giudici onorati di Tribunale. La provincia di Ascoli non fa eccezione.

Un corridoio del Tribunale di Ascoli
Un mese nero, quello di maggio, per il comparto della giustizia anche nel Piceno. La sospensione dell’attività della magistratura onoraria dal 13 al 17 maggio fa seguito all’astensione dalle udienze indetta dall’Unione delle camere penali dall’8 al 10. Dal 6 al 17 protestano i giudici di pace aderenti a Angdp, Cogita, Federmot, Unagipa, Anmo, Cgdp, Mou, Unimo, Coordinamento Magistratura Giustizia di Pace e Movimento Autonomo Giudici di Pace. Il blocco di protesta arriva comunque dopo quello del dicembre 2018 durante il quale gli avvocati della Camera Penale ascolana lamentavano la riforma della prescrizione.
Le ragioni dello sciopero sono soprattutto pensionistiche e retributive. Le toghe chiedono che la previsione del raggiungimento del limite di età pensionabile sia in linea con quello previsto per la professione forense, che attualmente è di 70 anni senza, d’altro canto, dimenticare la necessità di rivedere i livelli retributivi. La necessità di fondo è quella di una modifica della legge Orlando. Le associazioni di categoria sono sul piede di guerra. L’unione nazionale magistrati togati spiega che «È ampiamente migliorabile l’offerta economica (…) mediante l’autmento degli importi previsti per le indennità a cottimo». Quella che viene definita “astensione” e che altro non è se non uno sciopero, è determinata dalla percezione di inerzia del Governo in ordine al varo della riforma riguardante la magistratura onoraria, nonostante la previsione al punto 12 del Contratto di Governo del necessario superamento della Riforma Orlando.
Il comunicato redatto dalle maggiori associazioni di categoria spiega che “sono garantiti i servizi essenziali secondo le modalità e nei limiti previsti dai propri codici di autoregolamentazione” ma nella realtà nulla, se non meri rinvii o escussioni di testi partiti da lontano per venire a deporre, si sono svolti all’interno del Palazzo di Giustizia ascolano nella prima giornata di questo maxi sciopero.
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