
Diana Sansoni, Carlo Marinucci, Angelo Davide Galeati, Cesare Milani, Ludovica Teodori, Michela Grazioli
di Maria Nerina Galiè
«Oggi si è aperta una straordinaria opportunità per le donne nell’Area Vasta 5 nella prevenzione del cancro mammario». Così Cesare Milani, direttore dell’Area Vasta picena, ha accolto la donazione da parte della Fondazione Carisap di “Mammotome Revolve”, un macchinario che permette di effettuare una biopsia alla mammella con una tecnica mininvasiva e costato 50.000 euro. E’ stato presentato oggi, 11 novembre, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato oltre al direttore di Av5 anche Angelo Davide Galeati presidente della Fondazione Carisap, Diana Sansoni direttrice dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli, Carlo Marinucci direttore dei Servizi di Av5, Michela Grazioli dirigente medico della Radiologia Clinica sempre dell’Av5 e Ludovica Teodori presidente dello Iom.

Il “Mammotone Revolve”
Si tratta di un innovativo sistema che utilizza una sonda assistita da un computer per effettuare biopsie di lesioni della mammella reperite precedentemente dagli esami mammografici o ecografici. Permette di prelevare frustoli di tessuto da analizzare istologicamente in modo meno invasivo rispetto ai metodi tradizionali. «Rappresenta ben oltre il suo valore oggettivo – ha sottolineato Milani – perché si rivolge alle donne in un aspetto importante quanto delicato della loro vita, ma anche per aver rinsaldato il rapporto di collaborazione con la Fondazione che si era un po’ raffreddato negli ultimi anni».
«Prevenzione e diagnosi precoce sono di nuovo tra gli obiettivi che la Fondazione Carisap ha inserito nella programmazione triennale, affiancando la sanità pubblica per dare un ulteriore impulso a questi settori così determinanti per il cittadino», ha affermato Galeati. «L’ultima donazione erano stati i mammografi che ancora utilizziamo», hanno ricordato i medici presenti.
«Il nuovo metodo è il completamento di un’offerta terapeutica già di altissimo livello – ha detto Marinucci – avviato qualche anno fa con l’apertura dell’ambulatorio senologico con lo Iom, in seguito al quale la Regione Marche ha autorizzato l’istituzione della Breast Unit che, con lo Screening, prende in carico della paziente dalla diagnosi alla riabilitazione, passando per il percorso oncologico, chirurgico e radioterapico, laddove necessario. Con questo tipo di biopsia è possibile tipizzare la lesione secondo le classi e stabilire il miglior approccio. Era l’elemento che mancava ed ho chiesto, vedendo accolta la mia domanda, alla Fondazione circa un anno e mezzo fa».

Fiorella De Angelis, presidente provinciale dell’Ordine dei medici
Gli fa eco la dottoressa Grazioli: «Abbiamo chiuso il cerchio per creare una senologia completa ed effettuare, in caso di dubbio, una biopsia guidata da mammografo in modo che la paziente abbia meno disagio possibile, diminuendo i 30 minuti necessari per l’esame con i precedenti metodi». Il ruolo dello Iom, che nel 2015 ha aperto l’ambulatorio pure con il contributo della Fondazione Carisap poi afferito nella Breast unit, si è rivelato più che un valido aiuto nel sostegno alle pazienti con neoplasie mammarie. Dal 1 gennaio al 31 ottobre i pazienti presi in carico sono stati 257 (234 residenti nelle Marche, 20 in Abruzzo e 3 nel Lazio) di età media di 58 anni e di cui 5 uomini. La paziente più giovane aveva 16 anni, la più grande 96.
«Una volta diagnosticata la neoplasia – ha precisato la Sansoni – la donna viene accompagnata nella fase chirurgica che da quest’anno abbiamo accentrato all’ospedale di San Benedetto per accogliere anche le pazienti di Fermo, aumentando il numero degli interventi ed elevando così il livello qualitativo del reparto». Anche se la direttrice non nasconde che al momento manca un tassello per avere «tutto nella nostra terra» per dirlo con Fiorella De Angelis, presidente dell’ordine dei medici della provincia picena, «entusiasta del Mammotome come donna, medico e ex paziente». Non è disponibile nell’Av5 la medicina nucleare, in qualche caso utile per individuare il linfonodo sentinella attraverso scintigrafia. Ora ci si deve appoggiare a Macerata «dove però le donne sono accompagnate dai medici dell’Av5», ha assicurato Milani. Il motivo è che la Philips, casa produttrice, ha bloccato tutte le macchine in seguito ad un incidente avvenuto in un ospedale europeo. «Il disagio sarà ancora per poco – è intervenuto Marinucci – poiché la Regione Marche ha stanziato i fondi per l’acquisto di due nuove Gammacamera i primi mesi del 2020. Con novembre terminerà la valutazione delle offerte».
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