Trent’anni di Registro delle Imprese, nelle Marche la guida a un team di quattro donne: «Pragmatismo e semplificazione»

IMPRESE - Deborah Giraldi, conservatore del Registro Imprese e segretario generale di Camera Marche: «Da oggi meno burocrazia, più alleanza con le imprese»
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Deborah Giraldi

Trent’anni. Tanti ne sono trascorsi dall’istituzione, il 19 febbraio del 1996, del Registro delle Imprese, perno di ogni Camera di Commercio: un traguardo importante; nelle Marche l’anniversario non segna però un punto di arrivo quanto piuttosto un momento  di rilancio.

Nato per garantire certezza giuridica e trasparenza del mercato, il Registro ha percorso una lunga strada: oggi è digitale, consultabile online. I suoi dati permettono di leggere tendenze economiche e forniscono indicatori di competitività. Un patrimonio di informazioni che va oltre la semplice registrazione, diventando uno strumento attivo a supporto delle decisioni delle imprese e delle politiche pubbliche.

L’anagrafe delle imprese nelle Marche è affidata a un team di quattro donne: sono le referenti dei rispettivi uffici del Registro  dei presidi territoriali dopo la creazione di un’unica Camera a profilo regionale: Carla Bordi, Marina Romagnoli ed Ersilia Trubbiani, guidate da Deborah Giraldi, conservatore del Registro e segretario generale di Camera Marche, che ne stanno orientando la gestione verso un approccio pragmatico e orientato alla semplificazione.

«La parola chiave è supporto – spiega Giraldiinnanzitutto alle imprese che non solo vogliono nascere, ma anche crescere, evolvere, innovare. Ma anche supporto ai tanti  professionisti che ogni giorno interagiscono con il Registro e al sistema economico regionale, nel rispetto rigoroso delle norme ma con uno sforzo costante di massima semplificazione.  L’obiettivo non è aggiungere procedure, ma rendere i percorsi più chiari – prosegue il segretario generale – Non un archivio, ma un’infrastruttura viva, capace di incidere concretamente sulla vita delle aziende. Il Registro delle Imprese non è solo regola, è responsabilità e servizio. Ed è da qui che vorremmo ripartire».


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