Smartphone nascosti nel muro del carcere: scoperti dagli agenti di Polizia Penitenziaria

ASCOLI -Dopo la droga nella carne macinata e tra le bistecche cotte, i detenuti hanno ideato un altro stratagemma per introdurre e nascondere oggetti o sostanze non ammesse, creando una nicchia dietro una mattonella del bagno di una cella. Ancora una volta la loro "creatività" ha incrociato l'attenzione e la professionalità dei baschi azzurri
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Due smartphone perfettamente funzionanti, completi di schede sim, abilmente occultati nel bagno di una camera detentiva: un ennesimo esempio – teatro il carcere di Ascoli – della “creatività” dei detenuti per nascondere o far entrare oggetti e sostanze, non ammesse nella struttura, come la droga nella carne macinata e tra le bistecche cotte, tanto per citare gli ultimi avvenimenti. Creatività che, ancora una volta, ha incrociato l’attenzione e la professionalità dei baschi azzurri.

 

Il carcere di Ascoli

Secondo quanto ricostruito, gli occupanti della stanza avrebbero staccato una mattonella posizionata sopra il bidet, praticando nel muro un foro abbastanza profondo dove nascondere i telefoni, le sim e anche spine e prolunghe necessarie per ricaricare i dispositivi. La mattonella sarebbe stata poi riposizionata e fissata con colla, anziché con il cemento, nel tentativo di non destare sospetti.

 

Lo stratagemma, tuttavia, non è sfuggito agli agenti della Polizia Penitenziaria. Durante una normale perquisizione ordinaria, i baschi azzurri si sono insospettiti proprio per l’anomalia nel fissaggio della mattonella. Una volta rimossa, è stato scoperto il vano nascosto e, al suo interno, il materiale vietato.

 

Il possesso di smartphone in carcere è espressamente proibito, poiché consente contatti non autorizzati con l’esterno e rappresenta una violazione delle regole di sicurezza.

 

Il ritrovamento conferma l’attenzione e la professionalità del personale in servizio, che opera quotidianamente in un contesto complesso, spesso con risorse limitate. Ancora una volta, gli agenti hanno dimostrato senso del dovere e capacità investigativa, garantendo l’ordine e la sicurezza interna dell’istituto.

 

L’episodio riaccende inoltre il tema della sicurezza negli istituti penitenziari e delle richieste, più volte avanzate, di sistemi di schermatura per impedire l’utilizzo illecito di dispositivi mobili all’interno delle strutture detentive.

 

 

 

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