Lastre da pagare, conto chiuso: quando la burocrazia fa acqua

ASCOLI - Il racconto di un lettore alle prese coi piccoli paradossi della quotidianità: «Dopo mesi dal passaggio in pronto soccorso a causa di una frattura, arriva la richiesta di pagamento per gli esami. Solo alle poste ci hanno detto che il conto dell'Ast è chiuso e non ne è stato aperto un altro. Perché inviare comunque a casa il bollettino postale? Possibile che nel 2026 non esista un sistema più semplice senza costringere le persone a recarsi fisicamente in ospedale e a perdere tempo tra file, telefonate e informazioni contraddittorie?»
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la segnalazione del nostro lettore Marco Giorgi.

 

Sempre più spesso ci si trova a combattere non solo con i problemi di salute, ma anche con una burocrazia che sembra non funzionare come dovrebbe. L’estate scorsa, mia moglie ha riportato una frattura al polso. Abbiamo seguito tutto il percorso previsto: pronto soccorso, ambulatorio ortopedico, gesso, controlli successivi e relative lastre, tutto all’interno del normale iter ospedaliero e su indicazione dei medici.

 

Dopo mesi, però, riceviamo una raccomandata con richiesta di pagamento per il mancato ritiro delle lastre. Onestamente non immaginavamo che dovessero essere ritirate, visto che erano state fatte durante controlli programmati e nessuno ci aveva mai avvisato di questa necessità.

 

Decido quindi di pagare il bollettino: faccio la fila all’ufficio postale e, arrivato allo sportello, l’operatrice mi dice che il pagamento non può essere effettuato perché il conto corrente dell’Ast è stato chiuso da tempo .

 

Chiamo il numero indicato nella raccomandata e mi sento rispondere: “Ci scusiamo per il disservizio, ma al momento il conto corrente postale è chiuso e ancora non ne è stato aperto un altro. Per pagare deve recarsi alla cassa dell’accettazione dell’ospedale”.

 

A questo punto mi chiedo: se il conto corrente è chiuso, perché inviare comunque a casa un bollettino postale da pagare? Perché non specificarlo chiaramente nella raccomandata? E soprattutto, nel 2026, possibile che non esista un sistema più semplice per effettuare un pagamento senza costringere le persone a recarsi fisicamente in ospedale?

 

Non è una questione di non voler pagare. Quando c’è da pagare, si paga. Ma almeno che il sistema funzioni e che non si faccia perdere tempo alle persone tra file, telefonate e informazioni contraddittorie.
Un po’ più di organizzazione e di rispetto per il tempo dei cittadini sarebbe davvero apprezzato.


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