«Ricostruzione 2016, il laboratorio dell’innovazione che sta cambiando l’edilizia italiana»

FIRENZE- La filiera del post sisma alla manifestazione di Ance Giovani Area Centro “Facciamo Centro!”. Nel corso delle tavole tematiche dedicate sono intervenuti il direttore dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Marche, Marco Trovarelli, e il coordinatore dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Umbria, Gianluca Fagotti. Gli esempi di Arquata e Castelluccio
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Foto di gruppo a Firenze

«La ricostruzione post sisma del centro Italia si sta affermando sempre di più non  soltanto come una straordinaria opera di rinascita territoriale, ma anche come un  vero e proprio laboratorio nazionale di innovazione tecnologica applicata all’edilizia e  all’ingegneria civile. È questo uno dei messaggi emersi con forza durante la  manifestazione di Ance Giovani Area Centro “Facciamo Centro!”, svoltasi a Firenze,  che ha riunito rappresentanti del mondo delle costruzioni, professionisti e istituzioni  per confrontarsi sulle nuove sfide del comparto edilizio».

 

È quanto si legge in una nota del commissario straordinario all ricostruzione, Guido Castelli.  

 

Nel corso delle tavole tematiche dedicate alla ricostruzione e alla resilienza  territoriale sono intervenuti il direttore dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Marche, ingegner Marco Trovarelli, e il coordinatore dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Umbria, ingegner Gianluca Fagotti, che hanno illustrato due delle esperienze più  avanzate e innovative sviluppate nell’ambito della ricostruzione del terremoto 2016.  

 

«Da Arquata del Tronto a Castelluccio di Norcia, la ricostruzione sta infatti assumendo  un profilo sempre più orientato alla sperimentazione di tecniche all’avanguardia,  capaci di coniugare sicurezza, sostenibilità, resilienza e qualità urbana – continua -.  Particolarmente significativa è l’esperienza di Arquata del Tronto, simbolo della devastazione provocata dal sisma ma oggi anche esempio di una ricostruzione che  guarda al futuro. Il progetto illustrato durante l’incontro si fonda su un sofisticato  sistema di fondazioni tirantate, una soluzione ingegneristica avanzata pensata per  garantire stabilità e sicurezza anche in un territorio caratterizzato da forte fragilità  geomorfologica. Non si tratta soltanto di ricostruire edifici, ma di ripensare  integralmente il rapporto tra costruito e territorio, introducendo metodologie  innovative che potranno rappresentare un modello replicabile anche in altri contesti  complessi. Ugualmente emblematico è il caso di Castelluccio di Norcia, dove la ricostruzione si  sta sviluppando attraverso una strategia multilivello basata sull’impiego di  piattaforme dotate di 300 isolatori sismici. Una scelta tecnologica di assoluta  avanguardia che punta a incrementare in modo significativo la capacità di resistenza  degli edifici rispetto ai futuri eventi sismici».  

 

«L’adozione di questi sistemi innovativi –prosegue Castelli – testimonia la volontà di fare  della ricostruzione non un semplice ritorno alla situazione precedente, ma un salto di  qualità verso standard costruttivi più evoluti e sicuri. Questi interventi dimostrano come il sisma del 2016 abbia aperto una nuova  stagione per il settore delle costruzioni. La ricostruzione del Centro Italia sta  diventando infatti un banco di prova per nuove tecnologie, materiali innovativi,  digitalizzazione dei processi, modellazione avanzata e sistemi costruttivi capaci di  aumentare la resilienza delle comunità».

 

Non è casuale che il convegno di Firenze abbia dedicato ampio spazio proprio ai temi  della digitalizzazione, della rigenerazione urbana e della resilienza territoriale,  valorizzando “esperienze concrete maturate nei territori del Centro Italia” e “soluzioni  replicabili utili a orientare strategie e politiche future”.  

 

«La ricostruzione 2016 – conclude – si sta così trasformando in un’esperienza che supera i confini  dell’emergenza. Accanto alla rinascita dei borghi e delle comunità colpite, sta  prendendo forma un patrimonio di competenze, tecnologie e modelli operativi  destinato a lasciare un segno duraturo nell’edilizia italiana. Una sfida che coniuga  memoria e innovazione, tutela dei territori e sperimentazione tecnologica, sicurezza  e sviluppo».


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