Reduce dal meraviglioso Cammino di Santiago di Compostela, sento di poter consigliare questa straordinaria esperienza a tutte le persone con una spiccata sensibilità. Un’esperienza che va dall’introspezione (legata o meno al senso di religiosità), fino all’appagamento culturale, turistico e gastronomico. Ma per provare queste sensazioni, non abbiamo bisogno di “espatriare”. La nostra Italia e i nostri territori sono ricchissimi di luoghi incantevoli da scoprire attraverso semplici quanto preziosi cammini. A noi il compito di farlo e di valorizzare quanto la natura, la storia e la cultura ci hanno donato.

E di questo si è parlato proprio questa mattina, 29 agosto, al Ginesio Fest. San Ginesio, paese dell’entroterra maceratese, ha ospitato presso il complesso dei santissimi Tommaso e Barnaba un appuntamento dedicato alla rinascita dei borghi e al rilancio delle aree interne attraverso il turismo lento e la valorizzazione del territorio. Tra i partner culturali dell’iniziativa anche Fondazione Marche Cultura, insieme a Marche Teatro, AMAT e alle Università marchigiane. Un Forum che ha consentito anche la presentazione della nuova guida “I cammini della rinascita” con un confronto tra il senatore Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, e il giornalista Marco Carrara.

da sx: Fabio Pistarelli, Renzo Marinelli, Isabella Parrucci, Guido Castelli, Pierpaolo Borroni e Giuliano Ciabocco

 

Quest’anno il Festival di San Ginesio è stato dedicato alle “illusioni”. Ed è innegabile che il cammino abbia il potere di liberarci da alcune illusioni come quella della velocità, del consumo immediato e l’illusione che il valore di un luogo dipenda dalla sua notorietà.
Camminando, invece, si scopre l’importanza del tempo restituendo alle cose la loro giusta misura. Il cammino obbliga a guardare, ascoltare, a riconoscere le distanze e ad affrontarle con uno spirito diverso da quello a cui la società attuale ci ha ormai abituato. Il camminatore ha una necessità: l’incontro. Con chi? Con il territorio, la natura, i luoghi. Un incontro che diventa relazione.

Nella presentazione del volume dedicato ai “Cammini della Rinascita ” di Chiara Giacobelli, il Commissario alla ricostruzione, Guido Castelli, ha scritto che chiedersi se sia più importante la meta o il viaggio è, per chi cammina, un falso dilemma perché il gusto del viaggio si assapora a passo lento, ma la fatica del cammino acquista significato perché esiste una meta. Ecco perché i cammini sono importanti anche per la ricostruzione dell’Appennino centrale. «Dopo il terremoto del 2016 – ha sottolineato il Commissario Castelli – abbiamo compreso che non era sufficiente ricostruire le case, le chiese, le scuole e i municipi. Era necessario ricostruire anche le ragioni per restare, per tornare e per scegliere questi territori come luoghi nei quali vivere, lavorare e investire. Ricostruire gli edifici senza rigenerare le comunità significherebbe svolgere soltanto metà del nostro compito.».

Parole sante! I cammini devono essere parte integrante di questa rigenerazione perché possono collegare tutto ciò che il sisma ha separato o rischiato di separare: i borghi, le comunità, i luoghi della spiritualità, le attività economiche, le tradizioni, il paesaggio.

«La Struttura commissariale, insieme alle quattro Regioni del cratere (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo) ha destinato 47 milioni di euro al programma per il turismo lento – ha evidenziato il Commissario alla ricostruzione – Sono risorse rivolte ad alcuni grandi itinerari selezionati dalle regioni: dal Cammino Francescano della Marca alla Via Lauretana, dal Cammino dei Cappuccini a quello nelle Terre Mutate, fino ai percorsi di San Benedetto, di San Giuseppe da Leonessa e ai cammini che attraversano i parchi dell’Appennino. Non finanziamo soltanto sentieri e segnaletica. Interveniamo sulla sicurezza e sulla manutenzione dei percorsi, sull’accoglienza, sui servizi di ristoro, sull’intermodalità e sull’accessibilità per le persone con mobilità limitata.».

Perché non va dimenticato che un cammino non è semplicemente una linea tracciata sopra una carta geografica. È una piccola infrastruttura sociale ed economica. Vive se lungo il suo percorso ci sono persone capaci di accogliere, raccontare, produrre e custodire. E valorizzare.

«A San Ginesio questa dimensione assume un significato particolare» ha messo in risalto il senatore Guido Castelli parlando dell’Eremo di San Liberato dove Fra’ Ugolino da Montegiorgio raccolse, nel trecento, le testimonianze dei primi discepoli di Francesco. «Da quei racconti nacquero gli Actus Beati Francisci, successivamente tradotti e sintetizzati nei Fioretti di San Francesco. È un luogo nel quale il cammino è diventato racconto – ha specificato il Commissario – E il racconto, attraversando i secoli, è diventato patrimonio universale. Qui si incontrano perfettamente il tema dei cammini e la vocazione del Ginesio Fest: perché il teatro, come i fioretti, nasce dalla capacità di raccogliere esperienze umane, custodirle e restituirle agli altri attraverso una voce, un gesto, una scena. San Francesco stesso fu un camminatore instancabile. Nel 1215 percorse la strada tra Assisi e Ascoli Piceno, attraversando le terre che oggi formano il Cammino Francescano della Marca. Non camminava per fuggire dai luoghi, ma per avvicinarsi alle persone. Il suo non era un vagabondare: era un andare incontro.».

Questa è forse la lezione più profonda che i cammini possono offrire al nostro tempo. In una società nella quale siamo permanentemente connessi, rischiamo di essere sempre meno capaci di incontrarci davvero. Il cammino ricostruisce la relazione: con la natura, con il silenzio, con chi ci accompagna e con le comunità che ci accolgono. Ed è anche una risposta concreta alla fragilità delle aree interne.

«Un turismo lento, destagionalizzato e rispettoso può creare lavoro, sostenere le attività locali e offrire nuove possibilità ai giovani. Può favorire la restanza e la “tornanza” senza trasformare i nostri borghi in un presepe: belli da osservare, ma privi di vita vera – ha concluso il Commissario alla ricostruzione – Non vogliamo un Appennino ridotto a scenografia. Vogliamo un Appennino abitato.». E tutti dovremmo lavorare per raggiungere questo nobile e auspicabile obiettivo.

 

L’intera area del cratere sismico e i comuni che ricadono in essa. In totale sono 136, più alcuni centri di rilievo che sono comunque destinatari di fondi per la ricostruzione in merito a progetti specifici

 

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