
Piazza del Popolo gremita per i Sarti Piceni
C’era una volta il Gruppo Sarti Piceni. Polvere di stelle di un’epoca dura e romantica, impastata di lavoro amato e talento innato. Di sacrificio e dedizione. Quando l’appartenere alla stessa categoria non generava concorrenti, invidie o gelosie, ma collaborazione, unità di intenti. E amicizie vere durate una vita. I sarti piceni, e ascolani, erano professionisti appassionati con il ditale sempre pronto al dito e i fili immancabilmente appesi sulle spalle, figli della stessa, grande famiglia. Le loro piccole sartorie artigianali odoranti di tessuti e filati, diventavano, spesso, centri di aggregazione, salotti di riferimento per scambiare parole e stati d’animo, confrontare idee, ed elaborare progetti virtuosi comuni.

Bruno Mariotti in palcoscenico con Caterina Balivo
Come la nascita, nel 1964, della loro associazione, il Gruppo Sarti Piceni, appunto. Come l’organizzazione di sfilate e manifestazioni per poter mostrare a tutti, con orgoglio, i frutti del proprio lavoro. Che è arte più che mestiere. Che richiede doti manuali, attitudini, predisposizioni naturali alla creatività e al buon gusto, ma, soprattutto, amore. Indispensabile, questo, in ogni lavoro, per non farne pesare la fatica, ma per un sarto, forse, vieppiù richiesto. Perché, come un vero artista, lui crea, dal nulla, il bello. Lo cuce addosso ad ogni persona. Su misura. Pezzi unici, irripetibili, come ciascuno di noi, e, unicamente, a ciascuno di noi adattati.
Sono rimasti in vita pochissimi dei sarti di quell’epoca. Qualcuno di loro non è riuscito, invece, a conservare fino a oggi la memoria di quei tanti giorni, e anche qualche mezza nottata, passati a trapuntare chini sulla loro macchina da cucire. Vogliamo ricordarli, qui, noi. Tutti loro. Con affetto. Con la riconoscenza dei loro meriti, forse troppo poco sottolineati a margine della manifestazione più amata, che più e meglio di tutte li gratificava: la rassegna di moda su misura nella loro città. Che loro avevano ideato, portandovi a sfilare le eccellenze sartoriali dell’Italia intera, e brillantemente organizzato, per la maggior parte di quei quarant’anni che altri hanno recentemente celebrato.
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Parata di creazioni di alta sartoria (Fotospot)

Franco Mariani al lavoro

Il pubblico in piazza

Il direttivo del Gruppo Sarti Piceni premiato
Il sarto è come il medico
Franco Mariani, classe 1949, si può considerare una sorta di ultimo dei Mohicani di quello storico Gruppo Sarti Piceni, di cui è stato uno dei più giovani componenti e l’ultimo presidente. Franco Mariani è nato dentro un castello. Quello di Pizzorullo, a Roccafluvione, che conferisce al piccolo comune il diritto di partecipare al corteo storico della Quintana. Ha dovuto aspettare i dodici anni di età per conoscere la corrente elettrica e l’acqua corrente in casa, e poter iniziare a fare a meno di candele di cera e conche di rame. Fino ad allora aveva portato sempre i pantaloni corti in ogni stagione, e le scarpe ai piedi era abituato a toglierle a maggio per rimetterle a settembre. Papà Vincenzo e mamma Palma erano contadini, e lo hanno tirato su a latte di capra caldo appena munto. Dopo i diciotto mesi di servizio militare di leva prestato nei Carabinieri fra Torino e Roma, nel 1971 entra in società con Franco Saldari e Pietro Sorci nella sartoria di via Ruffini.

Franco Mariani con i genitori e il primo fratellino a Roccafluvione

Da giovane al mare

Al tavolo da lavoro

I ferri del mestiere
Tre anni dopo sposa Maria Teresa che lo renderà padre di Martina e Matteo. Per perfezionarsi frequenta una scuola di taglio a Torino e, nel contempo, entra nella prestigiosa sartoria cittadina Dursi, che serviva abitualmente l’emblema della high society subalpina, la famiglia Agnelli.
«Questo bel mestiere va scomparendo – denuncia sconsolato – anche se, per me, è il più bello che esista al mondo. Più che mestiere lo definirei una vera e propria arte. Cuciamo addosso al cliente il suo vestito, prova dopo prova, perché ogni corpo è diverso dall’altro e diversamente va adattato. Tutti i corpi hanno qualche difetto: l’omero avanzato, o un po’ di gobba, una spalla più bassa dell’altra, la pancia troppo prominente, o un’anca più alta dell’altra. Non a caso noi sarti abbiamo studiato anche l’anatomia. Il sarto è come il dottore, recita un vecchio e saggio detto francese. Il medico cura le malattie, il sarto cura i difetti. E poi devi avere grande manualità, nonché sensibilità, come un pittore, nella scelta dei colori, e dei loro relativi accostamenti. Non è facile. Come non è facile trovare il ricambio fra le nuove generazioni. Giovani, cioè, disposti a sacrificarsi per imparare a far bene».
Nel 1976, partecipa con successo ad una selezione marchigiana di un concorso riservato a giovani sarti emergenti. Alla finale di Roma, sempre sotto l’egida dell’Accademia nazionale dei sartori, vince il primo premio. È il 1977.

Lo studio

Il diploma di taglio nel 1973

In veste di modello in passerella per le sue creazioni

Miglior sarto d’Italia
Decide che quella sarà la sua strada aprendo, quattro anni dopo, nel 1980, in proprio, un piccolo laboratorio nella centralissima Galleria Scarpetti. Ci resterà fino al 1994, quando si trasferisce nella nuova sede di via Sacconi. Arriverà a contare fino a tre aiutanti nelle lavorazioni, e clienti affezionati in tutte le Marche, ma anche fuori regione e qualche estimator fino a Londra.
«Alla fine, oggi, più che vestirci, noi ci copriamo – ci dice Franco Mariani -… di tessuti sintetici, ovviamente, per lo più oggi in circolazione. Non certo dei tessuti originali italiani e inglesi di qualità, ovviamente, superiori, che usiamo solitamente noi sarti artigiani. Lino, cotone e frescolana in estate, lana e flanella in inverno».
Franco Mariani tiene ancora appese alle pareti del suo laboratorio le foto di tante di quelle belle serate. «Ho partecipato per trent’anni a quella sfilata voluta e organizzata dal Gruppo Sarti Piceni – racconta –chiamavamo alla conduzione le migliori presentatrici televisive. Grazie all’Accademia dei sartori nazionale portavamo in Ascoli le migliori sartorie italiane. In passerella vedevi l’alta moda. Capi che potevano costare anche 15 o 20.000 euro l’uno. Oggi, a mio avviso, alla manifestazione manca proprio la qualità. È diventata più uno show, uno spettacolo, che una vetrina di alta sartoria su misura».
Grazie all’affiliazione alla Accademia nazionale dei sartori, prestigiosa istituzione nata come Università nel 1575 e rifondata poi nel 1947, con centinaia di iscritti in tutta Italia, il Gruppo sarti piceni è spesso invitato, negli anni Ottanta e Novanta, alle grandi manifestazioni nazionali (Roma e Sanremo fra le tante), dove Franco presenta le sue creazioni indossandole in passerella lui stesso. Il phisique du role, d’altronde, lo aveva, e non lo ha mai perso.

I clienti lo ringraziano

Con Caterina Balivo al galà dei Sarti Piceni


Anni 70
Fra le sartorie più prestigiose del passato, oltre alle riunite nel G.S.P., ricorda quella, anche militare, a servizio degli allievi ufficiali di complemento della locale scuola AUC, di Benito Orsini. E poi la Fulvi.
«Ascoli non mi ha insegnato nulla nel mio lavoro – dice Franco Mariani – mi sono formato professionalmente fuori, lontano da qui. Alla Dursi, come detto, di Torino, e da Saraceni, a Roma. Ma ho sempre voluto restare a lavorare nella mia città. È stata una scelta soprattutto di vita. Negli anni ottanta ho rifiutato l’offerta di una nota griffe internazionale molto allettante sotto il profilo economico. Volendo, potrei offrirmi, a quelle stesse principesche condizioni, anche oggi, ma i soldi mi hanno sempre interessato poco. Preferisco tenermi stretti i miei affetti, la mia bicicletta, il mio organetto».

A Carnevale

Mariani in sella alla sua bici

A proposito di grandi passioni. In bici da corsa ha pedalato, da cicloamatore, nell’Italia intera, ma anche sui due versanti delle Alpi. Già attore, da ragazzo, nella compagnia dialettale del Capannone del compianto Gianni Lattanzi, suona l’organetto e canta nel gruppo folk “Come se sona se balla” che ha rappresentato più volte l’Italia anche al festival di musica popolare dell’Alta Franconia di Bad Rodach in Germania. Animatore per una vita del Carnevale ascolano in piazza, aveva iniziato, giovanissimo, insieme a Mario Mariani e poi nel nutrito gruppo di Ottorino Pignoloni e Zelindo Boretti. Negli ultimi anni, invece, la tradizionale mascherata è tutta in famiglia, insieme ai fratelli Pietro, Quinto e Luciano.

Il presidente storico Bruno Mariotti
Il presidente storico
Bruno Mariotti, classe 1933, è ascolano originario di Cimanforca. Frequenta due anni di scuola Avviamento al lavoro, poi a soli quattordici anni, entra a imparare l’arte nella bottega sartoriale di Fazzini e Massa, nel centro storico di Ascoli. All’inizio degli anni Cinquanta apre la sua sartoria in un piccolo locale all’inizio della costa de li F’mm’nì. Si sposterà, quasi un decennio dopo, in un altro locale, un paio di serrande più avanti, dove oggi c’è la Gioielleria Cacciatori. È una mezza grotta adibita a legnaia e, su indicazioni dell’architetto D’Auria, avvia impegnativi lavori di bonifica e drenaggio della forte umidità. Il prepotente arrivo sul mercato dei primi capi pronti confezionati non è vista da Mariotti come una deleteria invasione di campo, ma come una opportunità, un nuovo inizio, che affianca alla sua principale attività di sartoria su misura. Offre, infatti, sui capi pronti che vende, il qualificato servizio di modifica e aggiustamento della taglia. Nonché anche la rimessa a modello di vecchi capi.

Mariotti e Mariani con Adriana Volpe e il presidente nazionale dell’Accademia dei Sartori
Si avvale della collaborazione, oltre che della moglie, Giacomina Cipollini, sposata nel 1964, valente sarta anche lei, di giovani apprendisti ed esperte cottimiste in casa, le cosiddette pantalonaie, a cui affida la rimessa a misura dei pantaloni. Ci parla di lui, e dei ricordi di quel passato che il male ha, purtroppo, sbiadito nella memoria del padre, il figlio Giovanni.
«La sartoria di mio padre, come un po’ tutte in quell’epoca – ricorda il figlio di Bruno Mariotti – costituivano anche dei centri di aggregazione a tutti gli effetti. Molti, infatti, erano infatti gli amici che andavano a fargli compagnia mentre lavorava per scambiare quattro chiacchiere. Le sartorie divenivano così veri e propri salotti, una sorta di moderni agorà deputati al confronto e allo scambio di idee sui grandi temi, ma anche sulla cronaca spicciola cittadina. Una valida alternativa alla radio, fonte di musica e delle notizie del giorno, prima compagna delle lunghe giornate lavorative di papà e di ogni sarto ascolano di quell’epoca, senza, ancora, internet e social media».
Fino all’inizio degli anni Ottanta, quando il nefasto avvento delle tv commerciali, cambia, in peggio, la vita di tutti noi, la sartoria di Bruno Mariotti, oltre che luogo di incontro, è anche il centro organizzativo di gite e viaggi di gruppo.
«Nei confronti dei colleghi – racconta sempre Giovanni Mariotti – non esisteva il concetto di concorrenza. Fra i sarti ascolani c’era, al contrario, uno spirito di forte collaborazione e mutua assistenza, in molti casi, di vera e solida amicizia. Spesso ci si dava, infatti, una mano a vicenda, quando qualcuno di loro non faceva in tempo a riconsegnare gli abiti alla scadenza concordata con i clienti. O rimaneva senza il filo del colore necessario per completare una cucitura”. Uno spirito di appartenenza forte e orgoglioso alla categoria, e una unità di intenti, questa davvero di altri tempi, che presto sfoceranno nella fondazione del Gruppo Sarti Piceni, nel 1964. “Insieme a mio padre mi fa piacere ricordare Giovanni Bassetti – continua il figlio di Bruno Mariotti – Uggero Porri, Giovanni Mariani, Giulio Agostini e Franco Silvestri, i due soci di Venagrande che avevano anche loro il laboratorio di sartoria in centro. Più tardi entreranno a far parte del direttivo anche Franco Mariani, Catia Mancini, Maria Rita Guerrieri, Bianca Eleuteri e Anna Maria Puglisi, specialista quest’ultima per gli abiti da sposa».


Mariotti in piazza del Popolo ad uno dei defilè

Modelle in passerella (Fotospot)
Sul logo storico dell’associazione, a lungo, sarà indicata la sede in via Osimo. Allo stesso indirizzo della sartoria “Tanto di cappello” di Bassetti & Porri. Giovanni Bassetti con Giulio Saldari e poi Bruno Mariotti, dal 2000, ne saranno i presidenti storici, e poi onorari. Eredità, la loro, raccolta, nel 2005, da Franco Mariani.
Il fiore all’occhiello
Su iniziativa del Gruppo Sarti Piceni, rassegne di moda su misura, di livello provinciale e regionale, si erano tenute in città fin dai primissimi anni Settanta. Location abituali il salone dei congressi della locale Camera di Commercio, il Supercinema e il teatro Ventidio Basso. A partire dal 1986, proprio grazie a Bruno Mariotti, la manifestazione viene rilanciata per essere inserita, già dal 1994, nel calendario delle festività agostane cittadine in onore del santo patrono. E assurge poi, dal 1998, a rilevanza nazionale, grazie ai decisivi contributi della Accademia dei sartori e della Confartigianato Imprese di Ascoli e Fermo. In Comune il Comandante dei Vigili Urbani, Giuseppe Dionisi, e Giovanni Cipollini, dirigente dell’assessorato Cultura sport e spettacoli, risultano sempre sponde preziose perché, soprattutto nelle edizioni iniziali, era il G.S.P., da solo, a dovere occuparsi di tutto. Dalle locandine agli inviti, dai permessi necessari alle sedie, fino alle transenne, oltre a stilare la scaletta della serata.
Francesco D’Onofrio è l’addetto stampa storico della manifestazione, ma deve farsi in quattro per fronteggiare ogni esigenza a ridosso dell’evento. Un lavoro immane che tutti si sobbarcano volentieri solo per la soddisfazione di arrivare a confezionare una rassegna all’altezza delle attese. Un appuntamento a lungo considerato come uno dei più importanti dell’Italia centrale nella sartoria su misura, che vive la sua stagione d’oro con l’avvento degli anni Duemila. Sulla lunga passerella, che dal Palazzo dei Capitani si allunga a tagliare in due Piazza del Popolo, si alternano alla conduzione in quel periodo grandi nomi della tv come, dopo Nicoletta Orsomando e Simona Ventura, fra le tante altre, Maria Teresa Ruta, Adriana Volpe, Barbara Chiappini, Antonella Mosetti, Caterina Balivo, Hoara Borselli, Angela Melillo, e Miriana Trevisan. O tante ex Miss Italia, come Gloria Zanin, Tania Zamparo, Gloria Bellicchi, Claudia Andreatti. E squisiti professionisti come il corregionale Paolo Notari.

Alcune delle brochure di presentazione della rassegna

Francesco D’Onofrio con Tania Zamparo nel backstage dell’edizione 2003

Anche Amedeo Goria fra gli ospiti della rassegna

Pass stampa della 26° edizione
Il valore aggiunto alla tradizionale sfilata dei sarti piceni lo portano però due giovani talenti locali emergenti destinati a fare grandi cose nella loro vita. Dario Faini, in arte Dardust, e Piergiorgio Del Moro. Il primo si esibisce più volte e, soprattutto, procaccia all’evento ospiti musicali di alto livello. Come Annalisa, ancora Scarrone e non ancora big, nel 2012, voce nuova già promettentissima. Il figlio dello storico patron di Miss Italia per Marche e Abruzzo, Mimmo Del Moro, alla regia, si inventa, dal canto suo, ogni anno soluzioni nuove, musiche, luci, scenografie e coreografie, per stupire la platea. Difficile immaginare, allora, che questo taciturno giovanotto, sempre in pantaloni corti e ciabatte, sarebbe diventato, solo qualche anno dopo, in America, uno dei casting director più apprezzati dalle grandi griffe nel campo dell’alta moda.
Mimmo Vena, con la sua Fotospot, è per moltissimi anni il fotografo e videomaker ufficiale della manifestazione. Ma su quella prestigiosa passerella estiva del Gruppo Sarti Piceni trovano sempre spazio negli anni, oltre agli amministratori locali sempre in cerca di visibilità e consenso, brillanti cantanti conterranei come Roberto Cruciani, Marta Porrà e La Rua, fra i tanti altri, oltre a ballerini di ogni disciplina, e persino vip del calcio come mister Fabrizio Castori, osannato anche qui nel 2011. Presenze abituali anche le creazioni degli studenti dell’Ipsia Moda “Sacconi” di Ascoli e dell’istituto d’Arte “Preziotti” di Fermo. Ribalta d’eccezione per loro, con quasi duemila sedie in piazza che quasi mai bastano, e i loro lavori in mostra alla pari, per una sera, con altrettanti capi, nelle edizioni più ricche, di una sessantina di sartorie di tutta Italia. Quella del 2002 viene rinviata a settembre, e al chiuso del Ventidio, a causa della pioggia. In tante altre, creazioni di alta sartoria a parte, diventano protagonisti assoluti anche modelle e modelli. Passano, applaudite, dalla rassegna ascolana, infatti, parecchie bellissime marchigiane reduci da Miss Italia come, fra le tantissime altre, Cecilia Felici, Valentina Centioni, Marianna Crognale, Cristina Laura Dima, e Vanessa Angelini.

In primo piano il modello romano Massimo Gradini sempre molto apprezzato dal pubblico femminile (Fotospot)

Marianna Crognale una delle modelle più ammirate alle sfilate

Nuove collezioni uomo donna (Fotospot)

Maria Teresa Ruta per più edizioni presentatrice

Anche la popolare annunciatrice Nicoletta Orsomando ha calcato il palcoscenico del Gruppo Sarti Piceni
Ma il pubblico di quegli anni, in larghissima parte femminile, ha potuto godere anche della deliziosa vista di due modelli, sempre molto attesi, che hanno segnato un’epoca. Marcelo Fuentes, attrazione, all’epoca, del BB Discodinner di Cupra Marittima, e uno dei primi tronisti famosi del popolare programma Uomini e Donne. E Massimo Gradini, modello umbro, un bello stagionato, brizzolato e bramato senza ritegno da folte schiere di ascolane estasiate di ogni età. Le sue uscite in passerella sempre salutate da brusii di approvazione, non solo per i vestiti, e concupiscenti gridolini di ammirazione. Con il suo sguardo fascinoso e un po’ paraculo, che tanto piace alle donne, Massimo farebbe colpo anche in pigiama. Per parecchi di noi altri maschietti comuni, invece, in maggioranza sfigati, e anche un po’ cessi, qualche remota speranza di riuscire a sedurre, può essere riposta, invece, solo in uno di quei bellissimi vestiti dei nostri sarti indosso.

















