Niente aste per gli stabilimenti balneari nel 2027. E, secondo l’associazione di categoria Itb Italia, nemmeno negli anni successivi. A rilanciare la posizione del sodalizio sindacale dei balneari è il presidente Giuseppe Ricci, che interviene nel dibattito sul futuro delle concessioni demaniali e sulle preoccupazioni espresse nelle ultime settimane dalle organizzazioni sindacali.

 

Al centro della questione c’è la direttiva Bolkestein e, in particolare, il requisito della scarsità della risorsa naturale previsto dall’articolo 12 della direttiva. Un tema tornato d’attualità anche dopo l’ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 luglio scorso, relativa alla causa promossa da Balneari Rimini contro il Comune di Rimini.

 

Il presidente Itb Giuseppe Ricci

Secondo Ricci, proprio questo pronunciamento avrebbe ulteriormente chiarito che l’applicazione dell’articolo 12 è subordinata all’accertamento della scarsità della risorsa e che tale valutazione spetta all’autorità nazionale competente, sotto il controllo del giudice nazionale. La Corte, nel provvedimento, ha infatti precisato che le concessioni demaniali marittime rientrano nella direttiva quando il numero delle autorizzazioni disponibili è limitato proprio a causa della scarsità delle risorse naturali.

 

Itb richiama quindi i dati contenuti in documenti governativi citati nel procedimento europeo, dai quali emerge una quota di spiagge ancora non occupata da stabilimenti. L’associazione sostiene che, alla luce di questi elementi, non sarebbe possibile dare per automaticamente acquisita la condizione di scarsità della risorsa sull’intero territorio nazionale.

 

Ricci richiama anche la situazione marchigiana, sostenendo che la Regione avrebbe recentemente confermato l’esistenza di ulteriori tratti di costa potenzialmente concedibili, oltre alle spiagge libere già esistenti. Da qui la posizione dell’associazione: in assenza del presupposto della scarsità, non scatterebbero automaticamente le procedure competitive previste dall’articolo 12.

 

Sul fronte delle concessioni, Itb punta poi l’attenzione sulla scadenza del 2033 prevista dalla normativa nazionale del 2018. L’associazione sostiene che diversi Comuni marchigiani avrebbero già recepito quella disposizione attraverso la pubblicazione degli atti all’albo pretorio e invita le amministrazioni a rendere pubbliche le proprie determinazioni, così da fare chiarezza sul quadro delle concessioni.

 

La questione, tuttavia, resta inserita in un quadro giuridico particolarmente complesso. Anche una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione, richiamata nel dibattito, non ha accolto la tesi secondo cui il Consiglio di Stato avrebbe invaso la sfera riservata al legislatore: la Cassazione ha ritenuto che le contestazioni sull’interpretazione della direttiva europea riguardino un errore di giudizio e non un eccesso di potere giurisdizionale.

 

Itb Italia, dal canto suo, mantiene però una posizione netta. «Gli stabilimenti balneari italiani e men che meno quelli marchigiani non andranno all’asta nel 2027», sostiene Ricci, invitando i Comuni a chiarire pubblicamente quali atti abbiano adottato sulla scadenza delle concessioni. L’associazione annuncia inoltre battaglia sul piano giudiziario qualora venissero avviate procedure ritenute illegittime.

 

Un confronto che, dunque, è tutt’altro che chiuso: da una parte le disposizioni europee sulla scarsità della risorsa e le interpretazioni della Corte di giustizia, dall’altra la normativa nazionale e le pronunce che hanno segnato la vicenda delle concessioni negli ultimi anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA