L’ondata dell’inchiesta “Ricostruzione” non smette di far discutere. E ci mancherebbe che non fosse così, data la portata di quanto sta accadendo (leggi qui) intorno agli appalti del post-sisma

Francesco Ameli

 

Ad intervenire sull’argomento, con due visioni diametralmente opposte, il segretario del Pd piceno Francesco Ameli  e i consiglieri regionali della Lega Renzo Marinelli, Andrea Maria Antonini e Nicolò Pierini.

 

«Le notizie che stanno emergendo impongono grande serietà, rispetto per il lavoro della magistratura e piena tutela della presunzione di innocenza delle persone coinvolte – esordisce Ameli -. Non mi interessa lo sciacallaggio. Saranno i giudici ad accertare eventuali responsabilità penali, ma sul piano politico e istituzionale alcune domande non possono essere rinviate. Quando ad essere coinvolta è una figura che ha operato ai vertici della Regione, in rapporto diretto con e per conto della Presidenza e con strutture chiamate a gestire appalti e risorse pubbliche a partire da quelle dell’Ufficio Speciale Ricostruzione, il tema non è più soltanto giudiziario: diventa inevitabilmente politico e istituzionale».

 

«La ricostruzione è stata ed è uno dei processi più delicati e importanti della nostra regione – continua -. Parliamo di miliardi di euro pubblici, di territori feriti, di famiglie che ancora oggi aspettano di tornare alla normalità e di Comuni che hanno bisogno di risposte certe. Per questo non basta dire che, se ci sono stati comportamenti illeciti, la responsabilità è soltanto individuale. È necessario capire quali controlli siano stati fatti, come abbiano funzionato le procedure e se il sistema istituzionale sia stato davvero in grado di garantire trasparenza, equità e imparzialità, perché leggendo le notizie di stampa, proprio quel peso istituzionale gli avrebbe consentito di incidere sulle procedure amministrative e sugli appalti».

Andrea Antonini

 

«È lecito chiedersi quindi: chi doveva controllare? – si chiede l’esponente dem – Quali azioni sono state messe in atto? Come è possibile che alcune aziende abbiano questa mole di lavori nella ricostruzione nonostante non abbiano numero adeguato di personale? Sorprendono quindi le parole di chi si stupisce. C’è poi una riflessione che pongo da tempo. In questi anni abbiamo sentito più volte amministratori ed esponenti politici rivendicare pubblicamente finanziamenti ottenuti perché parte della cosiddetta “filiera”. Se con questa espressione si intende il corretto rapporto istituzionale tra Governo, Regione, Commissario e Comuni, non c’è nulla di anomalo. Ma se la “filiera” diventa un modo per sostenere che un territorio ha ottenuto risorse perché politicamente allineato a chi governa, allora siamo davanti a una concezione profondamente sbagliata delle istituzioni. È proprio per questo che oggi serve massima trasparenza, senza scendere in processi sommari. A dieci anni dal terremoto, le prime persone alle quali dobbiamo delle risposte sono quelle che hanno perso la casa, il lavoro, la sicurezza e una parte della propria vita».

 

 

«Esprimiamo la nostra massima solidarietà al presidente Francesco Acquaroli, totalmente estraneo ai fatti, a cui rinnoviamo la nostra fiducia e stima – dicono invece gli esponenti leghisti -. Il presidente ha dimostrato in questi anni di essere una persona di grande rettitudine, onestà ed etica, capace di spendersi con dedizione per la ricostruzione e per le aree del cratere. Per questa ragione vogliamo continuare a lavorare al suo fianco perché la ricostruzione prosegua nella legalità e nella trasparenza, restituendo ai marchigiani ciò che il terremoto ha tolto loro».

 

«La Regione Marche e il nostro territorio sono parte lesa in questa vicenda – vanno avanti -. Sfruttare una tragedia come il terremoto del 2016, che ha martoriato intere comunità e costretto migliaia di famiglie a lasciare le proprie case, è un fatto gravissimo. Siamo in prima linea per chiedere che sia fatta la massima chiarezza sui fatti, e riponiamo massima fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Chi ha commesso illeciti deve pagare, senza sconti per nessuno, a cominciare da chi ha avuto la fiducia dei cittadini e delle forze politiche a sostegno della maggioranza. Le accuse, se comprovate, sono inaccettabili e rappresenterebbero un tradimento di cui ci sentiamo vittime, un tradimento della fiducia dei marchigiani, delle comunità colpite dal sisma e anche nostra come consiglieri e come forza politica. Chi avesse speculato sulla sofferenza dei terremotati dovrà risponderne personalmente fino in fondo davanti alla legge. Ma non accettiamo che le responsabilità individuali vengano scaricate su un’intera istituzione e su una comunità che è la prima vittima di quanto accaduto».

 

 

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