
Da sinistra Marcozzi, Acciarri, Primavera
di Renato Pierantozzi
Sambenedettese, 32 anni, impegnato per tanto tempo nel volontariato e nei comitati. La lista di Potere al Popolo schiera Gabriele Marcozzi come candidato nel collegio Marche-1.
Come è nata la decisione di candidarsi proprio in questa formazione?
«Anche io, come tutti gli altri nostri candidati, vengo da un impegno sociale e politico costante in questi ultimi anni. Ho partecipato alle battaglie referendarie (Costituzione, acqua pubblica, no al nucleare, art.18), ho fatto parte delle Brigate di Solidarietà Attiva nel cratere per dare una mano alle popolazioni colpite dal sisma, ho militato nel comitato contro la cementificazione e per un piano regolatore a crescita zero a San Benedetto del Tronto, sto nel comitato antirazzista Piceno e altro ancora. Sotto questo punto di vista noi di Potere al Popolo possiamo dare la garanzia ai cittadini che ci siamo battuti per gli sfruttati da sempre e che continueremo a farlo a prescindere dal risultato elettorale»
Un successo delle liste di sinistra non rischia di avvantaggiare destra e 5Stelle?
«Non ci sarà alcuna maggioranza, quindi il ricatto del “voto utile” neanche si pone. Per non far vincere il centrodestra si dovrebbe forse votare il Pd e la Bonino che probabilmente saranno alleati dello stesso centrodestra in un governo di larghe intese? Persino i 5 Stelle, consapevoli che non avranno una maggioranza da soli, aprono ad alleanze per un loro governo. Noi chiediamo invece un voto che rimetta al centro la politica vera e non il gioco delle coalizioni, e infatti siamo per una legge elettorale proporzionale, in cui si scelgono i candidati e si valutano i singoli programmi e non chi vince o perde. Sebbene abbiamo un programma di governo, sappiamo che per ora non governeremo, ma vogliamo comunque essere gli unici, a quanto pare, a rappresentare gli interessi delle classi popolari».
Lavoro e sviluppo, quali sono le priorità di Potere al Popolo?

Gabriele Marcozzi
« A livello nazionale mi batterò per l’abolizione della riforma Fornero sulle pensioni e del Jobs act e per la reintroduzione del contratto a tempo indeterminato garantito con l’art. 18. In particolare nel Piceno abbiamo bisogno di uno sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego, soprattutto nella sanità e nella scuola. Troppo spesso i miei coetanei sono costretti a emigrare in altri paesi o in altre regioni perché qui non trovano lavoro quando abbiamo un personale ampiamente sotto-organico. Poi mi batterei per ridare centralità all’agricoltura che nel nostro territorio è rimasta una risorsa importante ma dimenticata, e che deve essere rilanciata puntando su canali preferenziali per le filiere corte e il km 0. Per quanto riguarda il settore industriale, bisogna bloccare in tutti i modi le delocalizzazioni, anche attraverso un forte intervento dello stato nella proprietà di chi dovesse avere intenzione di delocalizzare (evitare un nuovo caso Embraco). Inoltre bisogna varare un piano straordinario nazionale di riassetto idrogeologico del territorio e di salvaguardia dei beni culturali, architettonici e artistici, dando lavoro ai giovani e prevenendo il dissesto».
Terremoto, cosa va e cosa no nella gestione fatta fino ad ora?

Danni del sisma a Force (foto Vagnoni)
«Una delle scelte peggiori è stata la centralizzazione di tutte le decisioni in mano al governo, scoraggiando ogni singola iniziativa da parte degli enti locali. Ciò ha portato a ritardi, a errori, a valutazioni non conformi alla realtà di cui ci si sta occupando. Inoltre si è privilegiata la “deportazione” sulla costa dei terremotati accompagnata da un ritardo pazzesco nella consegna delle SAE (Soluzioni Emergenza Abitative): tutto ciò ha aggravato lo spopolamento di quelle zone e reso difficile tornare a una vita normale. Per non parlare della produzione normativa abnorme e spesso in contraddizione, incomprensibile ai cittadini comuni. Anche il CAS (contributo autonoma sistemazione), che ha dato sollievo economico a molte famiglie, è stato dato senza distinzioni di reddito e senza controllare i valori degli affitti per i terremotati che si stabilivano nelle città ai bordi del cratere, generando una speculazione sui prezzi a discapito anche degli altri cittadini.
Il primo impegno in caso di elezione a Roma?
«Primo impegno un progetto di legge che fissi un minimo tariffario per i liberi professionisti, evitando la competizione a ribasso e allargando, anche ai lavoratori autonomi, gli ammortizzatori sociali che vengono dati ai dipendenti, in quanto oggi chi ha una partita IVA a volte sta messo peggio del dipendente. Mi batterò inoltre per l’istituzione di un reddito di cratere che possa servire a tutti coloro che hanno perso reddito per colpa del terremoto e che devono riorganizzare la loro vita e il loro lavoro finché non si torna alla normalità. A tutto questo va accompagnata una no tax area per i piccoli imprenditori, quelli più schiacciati dalle lentezze dei governi».














