di Franco De Marco
Da sindaco mancato a senatore possibile. Giorgio Fede, candidato del Movimento 5 Stelle nell’uninominale per il Senato, nato e residente a San Benedetto ma con sangue ascolano in famiglia, nella sua campagna elettorale punta molto sullo sviluppo del turismo nel Piceno. Secondo lui, e non è il solo, il futuro di questo territorio si chiama soprattutto turismo e arte.

Giorgio Fede
Cinquantasei anni, sposato, due bambini, geometra, è dipendente del Comune di San Benedetto, con mansione di istruttore direttivo tecnico, dove si occupa di interpretazione legislativa nel settore lavori Pubblici e patrimonio (precedentemente urbanistico). E’ impegnato nel volontariato ed ha fatto parte del Comitato di Quartiere Sant’Antonio presiedendolo per 6 anni. Giorgio Fede era stato indicato dal suo gruppo come candidato sindaco nelle amministrative del 2016 a San Benedetto. Ma gli organi nazionali non approvarono la lista, riscontrando anomalie, e il M5S non partecipò alla competizione. Il problema però, evidentemente, non era la sua persona tanto che per le politiche è stato “promosso” come candidato per il Senato.
Se sarà eletto lascerà il lavoro al Comune di San Benedetto?
«Sono già in aspettativa non retribuita per partecipare alla campagna elettorale. All’etica ci tengo e agli impegni che prendo anche. Penso che se vuoi fare bene una cosa, non ne puoi fare un’altra. Sì, se sarò eletto lascerò il lavoro in Comune».
Qual è il principale punto programmatico della sua eventuale presenza al Senato?
«Metto a disposizione del Movimento 5 Stelle la preparazione che ho come tecnico legislativo. Come espressione del Piceno ritengo debba rappresentarne i tanti problemi, la complessa situazione occupazionale, il post sisma, la sanità, solo per citarne i principali. Tuttavia credo che un volano per la rinascita del Piceno possa essere il turismo. La bellezza del nostro territorio è la nostra principale “materia prima”.
Mi impegno a portare avanti un’azione per lo sviluppo del turismo e del lavoro. Ascoli, San Benedetto e tutto il Piceno sono ricchi di bellezza e di storia. Penso ad un rilancio turistico con una promozione finalmente adeguata in grado di avere ricadute sul livello occupazionale. Questo è anche uno dei temi del nostro programma nazionale. Il problema quando si parla di turismo? Non riusciamo a vendere bene il nostro prodotto. Prendiamo esempio dal Trentino. Noi abbiamo montagne altrettanto belle come i Sibillini e la Laga e in più abbiamo colline, mare e borghi meravigliosi.
E’ ovvio che se vuoi vendere il territorio devi fare in modo che ci si arrivi comodamente e in tempi ragionevoli anche per il turismo estero. Prima di tutto con il treno. E’ indispensabile il potenziamento dei servizi con le Frecce. Siccome gli aeroporti stanno lontani, a Falconara e a Pescara, si devono mettere a disposizione corse frequenti e veloci, migliorando i collegamenti diretti con detti scali. Chiaramente non si può parlare di territorio e turismo senza risanare urgentemente la ferita del sisma».
Giudica positivamente la proposta, che circola da molti anni, per realizzare la ferrovia Ascoli-Antrodoco per collegare Adriatico e Tirreno da San Benedetto a Roma?
«Assolutamente sì. E’ una proposta legislativa sensata che intendo sostenere.Non come il ponte sullo Stretto di Messina. Un progetto che conosco bene ed a cui abbiamo già lavorato come gruppo e con i nostri portavoce».
Quali sono i 3 impegni-proposte legislativi che prende con gli elettori?
«Oltre al turismo, io penso che bisogna puntare sulla green economy favorendo l’insediamento di imprese ad alto livello tecnologico. Come? Attraverso agevolazioni fiscali adeguate. In passato, con la Cassa per il Mezzogiorno, fu favorito l’arrivo di imprese del Nord che poi, non radicate nel territorio, se ne sono andate anche se continuavano a fare utili. Bisogna facilitare anche l’insediamento di imprese estere attraverso una fiscalità attraente. Dobbiamo inventare una nuova economia naturalmente compatibile con il territorio. Un esempio: abbiamo un tesoro come le Terme di Acquasanta praticamente abbandonate. Invece costituiscono una potenzialità enorme. Meritano un grande progetto per la loro valorizzazione anche per avviare nuove forme di sviluppo nelle aree terremotate».
Ritiene che oggi ad Ascoli e nel Piceno manchi un evento culturale identitario in grado di attirare un flusso turistico nazionale di dimensioni significative?
«Penso che fino ad oggi, in questo campo, abbiamo sbagliato. Certamente il turismo non è solo il grande evento ma una manifestazione nota veicola il nome del città e del territorio. A Pesaro c’è il Rof. A Macerata lo Sferisterio. A Senigallia il Jamboree. A Lucca il Comics. Tutte manifestazioni che hanno dato molto in termini di turismo. Anche il Piceno dovrebbe seguire questa strada. Grazie a Jamboree oggi Senigallia è conosciuta in tutto il mondo. Da noi che si fa? Molto poco. Ascoli non è solo Quintana. La verità è che nel Piceno non è stato mai lavorato in rete ma ognuno per conto suo.

La Quintana di Ascoli
Ha prevalso quasi sempre il campanile. Non esiste ad esempio un sito turistico comune. Eppure abbiamo valori storici e culturali come pochi possono vantare. Pensare che una località di vacanza in ascesa sia diventata Dubai mentre la nostra Italia ed il Piceno perdono posizioni è inaccettabile. Da noi possiamo offrire le meraviglie del Piceno e le Marche, dalla Riviera delle Palme ad una città storica come Ascoli, i piccoli borghi, paesi meravigliosi, con storia, arte, enogastronomia.
Un piccolo eden in cui ovunque turisti Italiani e stranieri possono trovare il luogo ideale per le proprie vacanze, un territorio da proporre per un relax intelligente tra bellezze ambientali e storiche con una rete di recettività diffusa e diversificata».
Quante probabilità ha di essere eletto?
«A mio giudizio il risultato è alla nostra portata. Se alle scorse elezioni politiche del 2013 abbiamo ottenuto il 32% ora il M5S può fare molto meglio. Dopo 5 anni di attività parlamentare in cui ci hanno apprezzato per la nostra credibilità e coerenza, le tante battaglie sul territorio attraverso i nostri consiglieri regionali e comunali, il lavoro di tanti attivisti, i disastri dei nostri avversari – che i cittadini purtroppo avvertono sulla loro pelle – è forte l’idea di cambiamento che percepisco.
La nostra proposta programmatica è innovativa, abbiamo eccellenti candidati ed a giorni dichiareremo anche la squadra di governo, una proposta unitaria e credibile che non si era mai vista. Molte persone mi hanno detto che torneranno al voto dopo 8-9 anni, una grande soddisfazione, spero che molti indecisi seguano questo esempio.
Chi temo di più? Nessuno, solo noi oggi possiamo essere gli attuatori di un vero cambiamento, con un solo soggetto politico-senza compromessi, con un programma partecipato e credibile, l’unico che ha definito il proprio premier, l’unico che indicherà una squadra di governo, l’unico con candidati “puliti”, tutto il resto sarà un deja vu a cui gli italiani non vogliono più credere».














