di Franco De Marco

Si vota. Per il Piceno, le Marche e l’Italia queste politiche costituiscono un appuntamento epocale. Perché? Per la prima volta c’è una tripartizione delle forze maggiori (centrodestra, M5S e Pd) che, con leggerissimi spostamenti, può portare a risultati del tutto diversi. Per di più è la prima volta che si applica questo sistema elettorale e non ci sono confronti da poter fare. Incognita su incognita. Può accadere di tutto. Si gioca una partita anche tra passato e presente/futuro.

Ma che si tratti di un avvenimento epocale, comunque di svolta, a parte il risultato che sarà, deriva anche dalla carta di identità dei candidati più accreditati: l’età si è notevolmente abbassata. Siamo difronte ad un ricambio generazionale radicale. Se le previsioni più accreditate si avvereranno avremo rappresentanti in Parlamento molto molto giovani e di conseguenza portatori, a prescindere dagli schieramenti, di un sentimento nuovo. Auguriamoci anche di una maggiore preparazione e capacità, un maggiore senso del bene collettivo e un maggiore senso di responsabilità sociale.

Per il Piceno, qualunque sia il risultato, i rappresentanti in Parlamento come minimo raddoppieranno e saranno facce nuove. Nella precedente legislatura la provincia di Ascoli aveva espresso un solo deputato, il Pd Luciano Agostini, che non si ripresenta. I due sicuri sono i vincitori del collegio uninominale per la Camera e del collegio uninominale per il Senato. Poi c’è il proporzionale. Senza fare nomi di partiti e di candidati possiamo aspettarci di portare a casa minimo un eletto, forse due, e con maggiore ottimismo e circostanze favorevoli, addirittura tre.

Altro elemento che balza agli occhi. Questa consultazione, pur con tutte le differenziazioni e le cautele, costituisce una sorta di prova generale per le comunali di Ascoli nel 2019 quando ci sarà da scegliere il successore del sindaco Guido Castelli. Anche se lui non è candidato, il sindaco Guido Castelli (FI) è stato il grande regista nella scelta dei candidati del centrodestra. Si è speso moltissimo nella campagna elettorale. Ha innescato polemiche furibonde con al Regione e il Pd. Non è un caso che tra i candidati, ben distribuiti tra FI, Fratelli d’Italia e Lega, ci siano 3 assessori comunali e il presidente del Consiglio. Tante pedine che il primo cittadino ha cominciato a muovere in tempi non sospetti quando ancora non si parlava di alleanza. Riuscirà ad andare a dama?

Se il centrodestra prevarrà, per Castelli sarà ancora più sicuro un posto nel nuovo Governo, magari come sottosegretario, o, male che vada, alle prossime regionali come candidato presidente. Più probabile la prima. E’ vero che questa sua regia ha provocato qualche dissenso più che mal di pancia: tutti non si possono accontentare.

Il Partito Democratico rischia di perdere il suo rappresentante anche a causa dell’emorrgia a sinistra provocata da Leu. Il Movimento 5 Stelle potrebbe essere la grande sorpresa e potrebbe fare anche “cappotto” tra uninominale e proporzionale. Il centrodestra cerca la grande riscossa forte della spinta dei sindaci di Ascoli e di San Benedetto (Pasqualino Piunti) e di radici ben profonde nell’elettorato. Dal punto di vista della sceneggiatura sono elezioni molto interessanti. Auguriamoci però che, al di là della sceneggiatura, con tanto di thrilling, i vincitori siano in grado di migliorare la gestione della cosa pubblica e gli interessi della comunità.

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