di Franco De Marco
Adesso l’oliva ascolana del Piceno Dop, il cui Consorzio per la tutela è stato formalmente riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole, può festeggiare e soprattutto iniziare la definitiva avanzata sul mercato italiano e internazionale.Da questo oro verde l’economia del Piceno si aspetta molto. Di sicuro ha un enorme potenziale.

Isabella Mandozzi e Primo Valenti
Domani lunedì, alle ore 11, l’appuntamento è nella Sala dei Savi per un evento degustazione, aperto alla città. «Si celebra – commenta Primo Valenti presidente del Consorzio per la tutela e la valorizzazione dell’oliva ascolana del Piceno Dop – il nuovo percorso di valorizzazione dell’autentica oliva ascolana». Il Consorzio si presenta ufficialmente ed illustra le proprie linee guida «per valorizzare l’oliva con indiscutibili benefici per tutto il territorio». Sono stati invitati i rappresentanti degli organi istituzionali ad ogni livello. A conclusione dei lavori tutti i presenti possono assaggiare le olive ascolane del Piceno Dop offerte dai produttori aderenti al Consorzio.
Si festeggia perché, dopo un lungo e complesso percorso procedurale, e anche dopo tante polemiche, e dopo che anche gli allevatori sono entrati a far parte della compagine, è arrivato quel riconoscimento ministeriale che permette al Consorzio «di tutelare – sottolinea Primo Valenti – un prodotto tra i più importanti a livello nazionale e di pianificare gli scenari dei prossimi mesi e anni per far crescere tutto il sistema che ruota attorno alla vera oliva ascolana».
Nel Consiglio di amministrazione del Consorzio, oltre a Valenti, figurano il vice presidente Isabella Mandozzi, Ugo Marcelli, Giovanni Clerici, Luigi Tempera e Augusto Migliori.
Mentre però il Consorzio festeggia la Dop, Confindustria sta stringendo i tempi per presentare al Ministero la richiesta di Igp (Indicazione geografica protetta) per l’oliva tenera ascolana. Per ottenere il marchio Igp è sufficiente che almeno o la produzione o la trasformazione o la elaborazione del prodotto avvenga nell’area geografica indicata. Nel caso della Dop, invece, tutte e tre le fasi debbono avvenire tassativamente nell’area geografica indicata. Secondo Confindustria l’Igp, da affiancare alla Dop, aprirebbe un mercato molto più vasto con un prodotto comunque di qualità seppure non paragonabile a quello Dop. Secondo i sostenitori della Denominazione di origine protetta, invece, e anche secondo un orientamento ministeriale, la Igp andrebbe a indebolire la Dop quindi la difesa di un prodotto che è indubbiamente una eccellenza conosciuta a livello mondiale. Per il momento gli industriali stanno raccogliendo dati e documentazione. Rischia di riaprirsi lo scontro.
«E’ doveroso ricordare – afferma Valenti – che nel 2015, grazie ad un intenso lavoro interdisciplinare delle più qualificate e generose professionalità locali, durato circa un decennio, venne assegnato dall’Unione Europea il più alto marchio di tutela giuridica della qualità alimentare, la Dop, in ragione del nesso indissolubile tra l’eccellenza del prodotto gastronomico e la coltivazione olivicola della varietà “ascolana tenera” nell’ampia area del disciplinare che da Ascoli si estende fino a Fermo e Teramo. Il valore aggiunto culturale, sociale ed economico della filiera produttiva, che esalta il lavoro di agricoltori, allevatori e trasformatori, potrà ora estrinsecare le sue potenzialità e la sua filiera produttiva dovrà consolidarsi per remunerare in modo soddisfacente tutti i soggetti coinvolti contribuendo anche al rilancio del turismo locale».
Gli obiettivi del Consorzio? «Promuovere la diffusione della conoscenza tra la cittadinanza della denominazione d’origine protetta e del suo disciplinare; orientare la produzione agricola dei Comuni coinvolti all’impianto della varietà ascolana tenera e alla successiva certificazione delle piante da parte dell’organismo di controllo sul presupposto che la selezione genetica sia orientata alla produttività; sensibilizzare gli esercenti all’approvvigionamento del prodotto Dop, alla formazione del personale e alla adeguata valorizzazione nella offerta commerciale».














