di Bruno Ferretti

Anche lo sport sta vivendo momenti difficili a causa del Coronavirus. Campionati e gare di ogni sport al palo senza sapere se potranno concludersi. Interrotti gli allenamenti, compresi anche quelli degli atleti di interesse internazionale, società sportive dilettantistiche in enorme difficoltà, soprattutto quelle che gestiscono impianti sportivi. Chiediamo ad Armando De Vincentis, delegato provinciale di Ascoli del Coni, maestro dello sport, ex atleta e tecnico di lungo corso, quali potranno essere per lo sport le conseguenze di quanto sta avvenendo.

Armando De Vincentis (Foto Vagnoni)

«Si dovrà agire soprattutto a favore di quei sodalizi sportivi che svolgono il ruolo più nobile dello sport, quello della costruzione e crescita psicofisica dei nostri giovani e che magari gestiscono anche strutture sportive. Essi vanno aiutati come si fa con le piccole aziende, con un occhio particolare per i tecnici e i custodi tutto fare che sono privi di prima occupazione (600-800 euro al mese). Lo sport amatoriale, quello professionistico milionario e quello degli atleti stipendiati per allenarsi dovranno soltanto avere la pazienza di aspettare che si ripristino i calendari di gare, campionati e Olimpiadi – prosegue De Vincentis – per molti atleti praticanti discipline individuali, svolgere un allenamento differenziato di tre, quattro settimane nel garage, nel giardino o terrazzo di casa potrebbe anche giovare per riequilibrare alcuni parametri fisici».

Lei è quindi ottimista circa la ripresa delle attività sportive? «Sì, il tutto riprenderà più e meglio di prima. Quello che più preoccupa il nostro mondo è ciò che farà il Governo con i relativi decreti attuativi successivi alla legge 145 articolo 1 del 30 novembre 2018, ritardati anch’essi dal Coronavirus».

Decreti attuativi? «I due ultimi ministri dello sport, Giorgetti prima e Spadafora poi, hanno deciso di rivedere l’assetto istituzionale dello sport nazionale dividendolo in due parti, quello competitivo spettante al Coni e alle Federazioni sportive e quello salutistico-ricreativo-amatoriale spettante ad un secondo organismo denominato “Sport e Salute”. I 468 milioni di euro annui che prima andavano tutti al Coni e alle Federazioni sportive, si sono oggi ridotti a 60 (probabilmente portati fino a 80) mentre il resto va a Sport e Salute».

Non crede che così facendo il Governo abbia voluto uniformarsi agli altri Paesi del mondo, dove i Comitati Olimpici Nazionali sono costituiti da strutture più agili e snelle che si occupano unicamente di formare le squadre olimpiche e assicurare la salute e l’ottimale preparazione degli atleti probabili olimpici? «È giusto se anche noi adottiamo le loro stesse politiche sportive, che prevedono la pratica motoria e sportiva di base nella scuola (elementare, superiori e università) dando alle società sportive ruoli di supporto o marginali. In Italia pertanto si dovrebbero rivedere molte cose».

Ad esempio? «Innanzitutto affidarsi a persone competenti e non a chi vuole fare dello sport uno strumento di consenso politico o di esclusivo profitto o di conquista di spazi di potere».

E chi dovrebbero essere queste persone competenti? «Chi oltre ad aver fatto e continua a fare studi sulla macchina umana, è stato a sua volta atleta, ha girato il mondo con spirito d’osservazione e soprattutto ha visto il mutare della condizione umana e motoria giovanile nel corso degli ultimi cinquant’anni. Chi, in sostanza, ha fatto dello sport anche uno strumento di crescita culturale ed umana».

Lei, De Vincentis, cosa proporrebbe di fare in Italia in merito all’attività sportiva giovanile?

«Sei, sette cose importanti, prendendo esempio da quanto si fa nella gran parte del mondo. Provo ad essere molto sintetico: impiego nelle scuole elementari di laureati in scienze motorie; scuola a tempo pieno per le elementari, medie e primi due anni delle superiori, destinando almeno tre pomeriggi all’attività motoria. Quindi: almeno 6 ore di attività motoria nelle scuole elementari consistente al 60% nella pratica della ginnastica artistica (non con l’intento di creare tanti Jury Chechi), 10% di nuoto e 30% di giochi, riscoprendo anche quelli tradizionali che determinano lo sviluppo di abilità e capacità motorie di base (in Croazia sono 9 le ore settimanali cosa che spiega il motivo del suo livello competitivo in molte discipline); almeno 9 ore di attività motoria per le scuole medie approcciando i fondamentali di molteplici discipline sportive; svolgimento di prove ludico-motorie tra istituti finalizzate anche a testare le capacità fisiche sin qui acquisite; almeno 9 ore di attività motoria nei primi due anni delle superiori con la pratica di più discipline sportive favorendo e indirizzando gli alunni nella scelte definitive; svolgimento di attività sportive con competizioni fra istituti; eliminare l’educazione fisica nel 3°,4°e 5° anno degli istituti dando agli studenti under 18 la possibilità di frequentare gratuitamente le società sportive, rimborsandole delle quote d’iscrizione; borse di studio agli studenti universitari appartenenti a famiglie con reddito medio-basso che si classificano atleti di interesse nazionale e che non entrano a far parte di gruppi sportivi militari; limite di 40 anni d’età (con eccezione delle discipline che comportano un lieve impegno fisiologico) per di iscrizione alle società sportive affiliate ad una federazione del Coni; compito degli enti di promozione sportiva sarà quello di occuparsi degli over 40, fatta eccezione per gli oratori. Possono affiliare palestre private, associazioni sportive che si occupano di attività salutistiche ed estetiche, promuovere attività ludico motorie nelle carceri, di autodifesa, camminate abbinate anche a percorsi culturali, marcelonghe, corse e giochi amatoriali, e così via. Ma per fare il tutto sarà pertanto indispensabile rivedere istituzionalmente ruoli, programmi, competenze della scuola, degli operatori sportivi, delle società sportive, le collaborazioni tra enti e via dicendo».

Le Società sportive non contribuiscono a far crescere sani i giovani?

«Diversi sono gli enti che speculano su questo, arrivando persino a demonizzare l’agonismo. Oggi, in Italia, classifichiamo la motricità umana in base a due valori di impegno: quello ludico, finalizzato a ricreare la persona facendo uso del gioco, e quello prestativo, fatto con l’intento di migliorare le proprie capacità fisiche e che è insito nello spirito olimpico: “Citius!, Altius!, Fortius!”. La vera differenza tra i due consiste nell’intensità dello stimolo allenante, quello che viene chiamato comunemente stress, necessario a migliorare le capacità fisiche utilizzando il processo fisiologico di supercompensazione. Per fare un esempio, se si vuole migliorare sensibilmente l’efficienza cardiaca non basta fare attività ludico motoria, ma necessita correre per alcuni giorni ad una determinata velocità, per un determinato tempo, facendo precise pause di recupero. Sarà tale stimolo stressante a innescare nell’organismo le modifiche che lo renderanno migliore, più efficiente. Miglioramenti, dovuti quindi alla pratica sportiva, che in età evolutiva diventano anche strutturali, e che comportano la crescita dello stato di salute diventando un valido strumento di prevenzione».

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